Banche e nuvola. Un matrimonio che non s’ha da fare?

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Il segretario generale del Consorzio per la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie per la banca esprime le sue perplessità sul ruolo del cloud






Ultimamente di innovazione anche le banche ne fanno poca. La constatazione di Paolo Angelucci, presidente Assinform, in occasione della presentazione dei dati del mondo Ict, ha alzato il velo su un mondo, quello degli istituti di credito, vitale per l’Information technology.

Eppure le grandi imprese dopo il calo della spesa It dell’8% nel 2009, hanno stretto ulteriormente i cordoni dell aborsa di un altro 2,2%. E le medie sono passate da -7,3% a -2% quest’anno.

Di questa scarsa voglia di investimento sembra ne possa fare le spese anche il cloud, almeno per quanto riguarda le banche. Questo afferma Romano Stasi, segretario generale di Abi-Lab il Consorzio per la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie per la banca, che in un’intervista ad Affari & Finanza, l’inserto economico di Repubblica, spiega che “Il cloud computing, inteso come complesso di server che conservano i dati sostituendosi alla singola macchina, è indubbiamente un’opportunità per il mondo bancario. Tuttavia, a differenza di altri settori dell’economia la sua utilità per il singolo istituto di credito non è data per scontata”.

Questo anche perché fino a oggi “Molte realtà italiane si sono dotate di infrastrutture a tal punto complesse e avanzate che non è facile offrire un valore aggiunto dall’esterno”.

Una delle preoccupazioni maggiori degli istituti di credito riguarda la riservatezza dei dati, argomento cardine per le banche.
Anche se il cloud in ambito bancario sta muovendo i primi passi – prosegue Stasi – la sensazione è che abbia maggiori potenzialità nell’ambito dellreti private, alle quali possono accedere solo alcuni dipendenti dello stesso gruppo, rispetto a quelle pubbliche condivise con altri soggetti”.

Secondo il segretario generale di Abi Lab esistono possibilità di crescita per i settori che richiedono grandi capacità di calcolo, senza coinvolgere aspetti di riservatezza come le attività di processing e storage dei dati.

Per questo, anche secondo Idc, i financial service s europei sfrutteranno soprattutto l’opportunità del software as a service con l’utilizzo dei programmi da remoto. Le applicazioni critiche, invece, quelle difficilmente avranno a che fare con la nuvola.