Albert Zammar è il nuovo Country Manager italiano di Veeam

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L’azienda intende confermare la crescita che ha ottenuto nel 2013 e allargare il proprio bacino di clienti, puntando alle grandi aziende






Veeam Software, fornitore di soluzioni per l’alta disponibilità dei data center, ha presentato il nuovo Country Manager per l’Italia Albert Zammar. Nella suggestiva cornice dell’11 clubroom di Milano, Zammar ha spiegato gli obiettivi della società per il prossimo futuro: espandere la presenza commerciale dell’azienda, che punta soprattutto alle grandi aziende, e sviluppare alleanze strategiche e canali di vendita.

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La divisione italiana di Veeam si aspetta di continuare a crescere, quindi: nel terzo trimestre del 2014 ha registrato una crescita del fatturato del 54% rispetto all’anno precedente. Anche i clienti sono aumentati del 43% anno su anno, allargando il portafoglio che ne contava circa 6.400.

Gli obiettivi di Veeam s’inseriscono in un contesto che vede l’always-on-business diventare la norma in tutto il mondo: la flessibilità del lavoro e la richiesta continua di accesso alle proprie applicazioni mettono alla prova i data center, spesso non progettati specificatamente per soddisfare le esigenze dei CIO e alleviare le loro preoccupazioni.

Un sondaggio condotto per Veeam da Vanson Bourne su 760 CIO di aziende con oltre 1000 dipendenti, infatti, spiega che l’82% di non riesce a permettere alla propria azienda di avere accesso immediato e continuativo ai servizi IT. Tale indisponibilità costa alle imprese, mediamente, oltre 2 milioni di dollari all’anno in reddito e opportunità che sfumano, a seguito della perdita di dati o di ripristini falliti.

I downtime non pianificati che ne conseguono si verificano con una frequenza piuttosto alta: circa 13 volte all’anno, costando da 1,4 e 2,3 milioni di dollari in fatturato perso. Mancare le opportunità che una pianificazione attenta potrebbe scongiurare è necessario, se si considera che le previsioni per i prossimi 15 anni indicano che i mercati emergenti genereranno il 40% della crescita globale.