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La rivoluzione mobile cambia l’approccio alla sicurezza

mobility

di Laura Del Rosario

Aruba Networks presenta i risultati di una ricerca internazionale dalla quale emergono le nuove abitudini della #GenMobile e le nuove sfide alla security che queste impongono
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La rivoluzione mobile, che vede il dilagare dell’utilizzo di smartphone e tablet sia in ambito privato che in ambito aziendale, ha portato a nuove sfide per le aziende, che si trovano a dover fare i conti con il problema della sicurezza.
Una sicurezza che non può più essere solo ed esclusivamente perimetrale e basata sulle tecnologie, ma che coinvolge il personale nella creazione di una cultura della conoscenza dei rischi e nell’adozione dei comportamenti più adeguati.
Una recente ricerca condotta da Vanson Bourne per conto di Aruba Networks, condotta online su un campione di 11.500 lavoratori di 23 Paesi, si focalizza proprio su questi aspetti tracciando le linee di un quadro in evoluzione, dove senza dubbio emerge la necessità di intervenire da parte dell’It nella gestione della security.

“Con il dilagare della #GenMobile, l’esercito di utilizzatori dei device mobili a 360°, gli attaggiamenti dei dipendenti stanno cambiando – spiega Chris Kozup, Senior Director Marketing Aruba EMEA -. Vige la regola della condivisione, con sei dipendenti su dieci che condividono regolarmente dispositivi personali e di lavoro con altre persone, e aumenta l’indifferenza sulla sicurezza perchè si dà per scontato che a incaricarsi di questo problema sarà il reparto It. A vincere è il fai da te, con il 56% degli intervistati che dichiara di essere disposto a disobbedire al proprio responsabile per completare un progetto ed il 77% dichiara di essere disposto a risolvere i problemi in autonomia”.

Il fenomeno interessa un po’ tutti i settori, ma si nota una certa propensione all’utilizzo “irresponsabile” dei device soprattutto in ambito finanziario, con 4 intervistati su 10 che dichiarano di avere perso dati aziendali per l’utilizzo improprio dei dispositivi mobili, e in ambito high tech – i dipendenti di aziende tecnologiche sono quasi due volte più propensi di quelli che operano nella sanità e nell’istruzione a rinunciare alle password che proteggono i loro dispostivi se richiesto dall’It.

Dalla ricerca emerge poi che la fascia d’età, il sesso e il reddito giocano un ruolo importante nel determinare il grado di rischio. Così gli uomini, i più giovani e coloro che guadagnano cifre più importanti sono i soggetti più in pericolo.
Relativamente alle aree geografiche i paesi più a rischio sembrano essere quelli emergenti con Malesia, Tailandia, Sud Corea, Cina e Emirati Arabi in cima alla lista nera.

Per quanto riguarda l’Italia siamo il terzo Paese in Europa più a rischio dopo Turchia e Francia, ma tutto sommato non ci discostiamo molto dalla media degli altri Paesi europei. Una variabile da prendere in considerazione è che in Italia l’utilizzo di dispositivi non controllati dalle aziende è ancora poco diffuso.
Quello che è certo è che molte aziende non hanno ancora in uso policy per la gestione dei dispositivi mobili.
Il problema più importante è che l’organizzazione Ict non risponde alle esigenze di chi usa il dispositivo: l’Ict non è strutturato per rispondere in tempi rapidi.
Il concetto che Aruba Networks vuole sottolineare è che la rivoluzione parte dal basso e non si può fermare. L’Ict si deve necessariamente attrezzare trovando un sistema di sicurezza che non sia statico ma che sappia adattarsi alle varie esigenze e circostanze.

Le aziende dovrebbero impegnarsi a costruire un ambiente di lavoro sicuro e funzionale per tutti i dipendenti piuttosto che limitarli. La prima mossa da fare è quella di portare i dipendenti ad avere un atteggiamento responsabile verso la connettività e la sicurezza dei dati, individuando le preferenze dei singoli lavoratori ai diversi livelli in base a differenti contesti al fine di realizzare un’infrastruttura sicura intorno a loro.

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