Veeam dichiara il 30 marzo “World Availability Day”

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Parlare di backup al giorno d’oggi non può più essere sufficiente. Bisogna sensibilizzare le aziende sulla disponibilità dei loro dati e delle loro applicazioni






Il 30 marzo è il “World Availabiliy Day”, una giornata dedicata alla sensibilizzazione per le aziende sulla disponibilità dei loro dati e delle loro applicazioni. L’idea è nata da Veeam Software, fornitore di soluzioni per la Availability for the Always-On Enterprise, che con questo momento vuole sottolineare come al giorno d’oggi non sia più sufficiente un mero backup, ma come bisogna invece interrogarsi sulla disponibilità dei data center delle imprese.

L’organizzazione It riesce a garantire che i clienti, i partner, e i dipendenti possano avere accesso alle loro applicazioni 24 orealwaysonbusiness su 24 e 7 giorni su 7? L’organizzazione It utilizza un data center che è sempre disponibile? Se un’applicazione ha un problema, l’It è in grado di risolverlo in 15 minuti? Sono queste le domande principali da porsi.
Perché se per gli utenti effettuare solo il backup non è un grande problema, anche se per riavere indietro tutti i propri dati ci vuole qualche giorno, lo stesso non si può dire per le aziende globali, dove i dipendenti, i clienti e i partner si aspettano di avere accesso alle informazioni e alle applicazioni in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Un’aspettativa che allo stato attuale viene delusa dal momento che l’84% dei CIO ammettono di non riuscire a venire incontro a queste richieste, secondo la recente ricerca commissionata da Veeam, e questo costa 16 milioni di dollari ogni anno. Inoltre i Chief Information Officer non riescono a soddisfare i propri service level agreement (SLAs). Il recovery time objectives (RTOs) per gli SLAs ha una media di 1.6 ore ma gli intervistati ammettono che il reale tempo di recupero è intorno alle 3 ore. Allo stesso modo, la media del recovery point objectives (RPOs) sarebbe di 2.9 ore, mentre realmente occupa 4.2 ore.

Nessun dipendente o cliente accetterà di essere senza accesso alle applicazioni mission-critical, nemmeno per poco tempo. È un bene che esista una copia di backup, ma se qualcuno deve recuperare il nastro dai meandri di un magazzino situato dall’altra parte della città prima ancora che il ripristino inizi… il problema è tutt’altro che risolto. Infatti i downtime stanno aumentando. Nel 2015, le aziende hanno avuto una media di 15 eventi non pianificati di downtime all’anno, rispetto ai 13 eventi nel 2014. Oltre a questo, la durata media degli eventi di downtime è aumentata, con il riscontro degli It decision-maker (ITDMs) che la durata dei downtime delle applicazioni mission-critical non programmate è aumentata da 1.4 a 1.9 ore. È aumentata anche la durata dei downtime delle applicazioni non-mission-critical da 4 a 5.8 ore. Ma oltre la comprensibile frustrazione dei dipendenti, clienti e partner la situazione attuale è dispendiosa. I costi dei downtime e dei dati persi fanno perdere, in media, alle imprese fino a 16 milioni di dollari annuali, un dato in aumento del 60% rispetto al 2014.

Le aziende non hanno bisogno del backup – hanno bisogno della disponibilità. Ma fino a poco tempo fa, la disponibilità 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 non era possibile per tutti i dati e per tutte le applicazioni. Oggi, però, la combinazione di novità come lo snapshots storage, la virtualizzazione e le altre tecnologie hanno reso fattibile ed economico per tutte le imprese effettuare il backup ogni 15 minuti e recuperare qualsiasi dato nello stesso lasso di tempo.

Il World Availability Day intende sensibilizzare le aziende sull’importanza della disponibilità di dati e applicazioni che deve e può essere un aspetto concreto della loro quotidianità.