Il cloud, tecnologia disruptive

Decine di persone affollano le sale del Westin palace di Milano per partecipare al Cloud forum 2011. Una tecnologia destinata a vincere perché “è la risposta a esigenze di business enormi

Le danze le ha aperte Vivek Kundra il Cio di Obama che tramite un video dichiara che su 80 miliardi a disposizione ne vuole spendere una ventina per il cloud. E tutte le pubbliche amministrazioni che stanno valutando progetti informatici sono obbligate a verificare la possibilità di passare sulla nuvola.

Musica per le orecchie della platea, dei vendor in particolare, che affolla le anguste sale in cui si svolge il Cloud forum 2011, prima uscita pubblica di The Innovation group, la società di consulenza di Roberto Masiero.
Le sale sono insufficienti a causa di un affollamento straordinario con gente in piedi che passa la mattinata ad ascoltare qualche spot pubblicitario e analisi più approfondite come quella di Giuseppe Gorla, It strategy, infrastracture & security, Igem lead di Accenture secondo il quale i prossimi 12-15 mesi saranno decisivi per capire chi potrà godere dei benefici del cloud e chi invece dovrà rincorrere.

In questo momento – spiega Gorla – due sono gli atteggiamenti prevalenti fra i clienti ed entrambi mi sembrano sbagliati. Il primo è di chi sottostima il cloud dicendo che vengono utilizzate parole nuove per cose vecchie. Il secondo, all’opposto, è di chi lo supervaluta credendo magari di averlo già implementato perché usa tecnologie estese”.

Così non va bene. Il cloud infatti è una tecnologia disruptive perché scuote le fondamenta degli It vendor che devono ripensare il canale, pricing e l’offerta di prodotti e servizi. Dall’altro lo è sicuramente per i clienti per i quali cambia il ruolo dell’It che si assottiglia ma si rafforza e permette il lancio di nuovi prodotti e servizi.

La prima scelta da fare non è tanto se utilizzare una cloud pubblica o privata, ma se si è owner ell’infrastruttura o user. Nel secondo caso infatti bisogna chiedersi se sia sensato essere proprietario di datacenter e server.

Poi si passa a decidere se utilizzare la cloud pubblica o privata.

40% in meno nel total cost of ownership, 30% in meno per il costo delle applicazioi sono alcune delle stime che riguardano la nuovola che prevede sfide come quella della sicurezza, liability e integrazione con le piattaforme esistenti.

Perché vincerà? “Perché è la risposta a esigenze di business enormi, dà flessibilità, governo dei costi, scalabilità in alto e in basso. Perché green”, conclude Gorla che aggiunge “Sicuramente il tema del cloud è nell’agenda di Ceo e Cfo, se non c’è da preoccuparsi. Ma sarà guidato da Cio e Cto”.
Per qualcuno in sala c’è molto lavoro da fare.