Privacy vs sicurezza nazionale: chi vince?

L’FBI si dice contraria alla volontà dei colossi informatici di criptare le informazioni degli utenti: la lotta alla criminalità sarebbe inutile

Siamo sempre più spiati e lo saremo sempre di più. Non è bastato il caso Datagate a fermare o rallentare i governi nell’attività di “monitorare” gli utenti di tutto il mondo. Recente è infatti la notizia di un progetto portato avanti da almeno 3 anni dalla National Science Foundation ( NSF), un’agenzia federale statunitense che – per farla breve – classifica i comportamenti degli utenti come positivi o negativi. A questo si deve aggiungere una recentissima dichiarazione dell’FBI per voce di James Comey, direttore della famosa agenzia investiva americana. Egli si dice contrario alla volontà di alcuni colossi come Google ed Apple di realizzare sistemi operativi con cifratura dati nativa, il che significa piattaforme molto più sicure rispetto a quelle attuali. Attraverso questi provvedimenti le agenzie governative avrebbero molta più difficoltà, se non l’impossibilità di accedere ai dati degli utenti.

Da una parte sarebbe garantita una maggiore privacy, ma dall’altra, però, l’impossibilità – come sostiene Comey – di poter accedere alle conversazioni dei sospettati. Questo vuol dire il maggior rischio di numerosi casi giudiziari impuniti per mancanza di prove o addirittura il pericolo di non riuscire a condurre correttamente le indagini investigative.

Si tratta perciò di una tematica molto controversia che farà sicuramente parlare.