USA: la guerra cibernetica coinvolge anche la Guardia Costiera

Il 90% del commercio statunitense viaggia per mare e la metà degli impianti portuali sono quasi completamente automatizzati. Ecco perchè diventa fondamentale elaborare una corretta strategia di sicurezza informatica

La Guardia Costiera degli Stati Uniti implementa una nuova strategia di sicurezza informatica. L’obiettivo è quello di proteggere non solo i propri sistemi, ma anche i 3.600 porti e impianti marittimi del paese e, ovviamente, le navi che li usano.

Molti degli impianti portuali statunitensi sono quasi completamente automatizzati, una caratteristica che li rende vulnerabili ad un attacco informatico. Al momento non c’è nessun obbligo che li spinga a mettere in atto delle strategie di protezione, né vi sono standard univoci per tutti, ed è per questo, sottolinea il comandate della Guardia Costiera, l’Ammiraglio Paul Zukunft, che diventa fondamentale individuare dei requisiti precisi che possano tutelare in maniera effettiva queste strutture, così che nessuno possa penetrare all’interno del sistema.

La questione è urgente anche perché ben il 90% del commercio statunitense viaggia per mare e lasciare porti e aziende di trasporti senza adeguati strumenti per difendersi dal cyber crimine è un rischio che gli Stati Uniti non possono permettersi di correre. Proprio per questo motivo la Guardia Costiera intende aumentare i livelli di protezione di questi asset strategici collaborando con il Cyber Command e con il Dipartimento della Sicurezza interna per analizzare eventuali attacchi e determinarne la provenienza.