Kevin Vachon, Chief Operating Officer del MEF (Metro Ethernet Forum), analizza nel dettaglio queste tendenze e i suoi protagonisti

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Le garanzie sui livelli di servizio faranno impazzire tutti

Oggi, tutte le aziende utilizzano servizi cloud di qualche tipo: infrastruttura, sicurezza, analisi, virtualizzazione, storage, e così via. Nel 2016 assisteremo a una proliferazione di questi servizi cloud, che potremmo definire “tutto” as-a-service, con una progressiva sparizione dei confini. E mentre organizzazioni come il Cloud Ethernet Forum sono dedicate alla standardizzazione delle definizioni dei servizi cloud, nella realtà di tutti i giorni i CIO delle aziende e i responsabili marketing dei service provider hanno più di un problema a parlare lo stesso linguaggio.
C’è un’enorme spinta al ribasso dei prezzi, e allo stesso tempo c’è un’enorme spinta al rialzo nell’utilizzo e nella complessità dei servizi. Cosa significa tutto questo? Garanzie sugli SLA che sono difficili da comprendere, da misurare e da applicare, soprattutto quando la maggior parte degli SLA riguardano diversi service provider.

Cloud separati? API interdipendenti? Prestazioni e disponibilità difficili da prevedere? La Commissione Europea sta studiando delle linee guida per la standardizzazione degli SLA per il cloud, nell’ambito dell’iniziativa Europe 2020. Con un po’ di fortuna, gli standard globali cominceranno a prendere forma proprio nel 2015.
La Internet of Things comincerà a consumare un’ampiezza di banda significativa, insieme ad altre risorse sulla dorsale.
La maggior parte degli attuali “oggetti” IoT – braccialetti per il fitness, smart watch, termostati per la casa, e televisioni intelligenti – rappresentano solo un inizio. Molti apparati “indossabili” comunicano con uno smartphone via Bluetooth, e le app sul telefono parlano con il cloud, ma non consumano molti pacchetti. Lo stesso succede con gli altri apparati IoT che si trovano a casa o in ufficio, che parlano con il router via WiFi or (raramente) via cavo.

Oggi, la IoT è appena misurabile. Questo cambierà, e crescerà. Gli apparati dotati di funzionalità SatNav/GPS inviano informazioni sulla posizione molto spesso, e nonostante si tratti di messaggi di piccole dimensioni, parliamo pur sempre di grandi quantità di dati. Gli apparati dotati di obiettivo spediranno flussi di dati nel cloud, con volumi enormi, e senza il vantaggio della cache. Un numero sempre più ampio di apparati mobili avrà una connessione cellulare.
Uno studio pubblicato alla fine del 2013 dal Polytechnic Institute of New York University ha evidenziato una crescita esponenziale del consumo di ampiezza di banda IoT entro il 2020. Gartner prevede che il numero degli apparati IoT arriverà a 26 miliardi entro il 2020, da meno di un milione nel 2009.

“Le implementazioni della IoT genereranno enormi quantità di dati che dovranno essere gestiti e analizzati in tempo reale – sottolinea Fabrizio Biscotti di Gartner -. L’elaborazione di grandi quantità di dati in tempo reale aumenterà in proporzione ai carichi di lavoro sui data center, e porterà nuove sfide sulla sicurezza e la portata delle reti dei provider”.

E’ qualcosa a cui gli IT manager e i provider di soluzioni cloud non stanno ancora pensando. Forse è il caso che comincino ad affrontare le SDN, inizino a utilizzare la fibra nell’area metropolitana, e guardino con attenzione quello che sta succedendo nel Cloud Ethernet Forum… perché un’alluvione di pacchetti sta per colpire le loro reti.