Cinque preconcetti in termini di Software Asset Management

Alessandro Colasanti di SoftwareONE sfata i miti che ruotano attorno alla pratica SAM

[section_title title=Cinque preconcetti in termini di Software Asset Management – Parte 1]

A cura di Alessandro Colasanti, Responsabile Divisione SAM di SoftwareONE

Sebbene le organizzazioni inizino a comprendere il valore del Software Asset Management (SAM), esistono ancora dei preconcetti diffusi rispetto all’adozione di una pratica SAM che possa dimostrarsi veramente efficace. Investire nel SAM è solitamente ritenuto un esercizio una tantum per determinare lo stato di compliance in un momento preciso, ma, visto sotto questa luce, un progetto di SAM comporta un costo significativo nel breve termine che annulla il valore dell’investimento nel lungo periodo.
Più che mai, oggi l’acquisto del software deve essere giustificato e questo può avvenire solo attraverso il monitoraggio e la gestione del suo ciclo di vita. Il management aziendale deve, quindi, fare un ulteriore passo avanti eliminando i cinque preconcetti che accompagnano il Software Asset Management e, a partire da questa base, ragionare sui benefici legati all’ottimizzazione della gestione del proprio portfolio software.

1.    È il procurement che gestisce le licenze software

Quando un dipendente richiede un nuovo software, il procurement è responsabile dell’acquisto. Di conseguenza, è un errore comune di molte aziende pensare sia lo stesso procurement a doversi occupare di tracciare il ciclo di vita del software. Certo, il procurement dovrebbe conoscere l’intera cronologia legata all’ordine di acquisto, ma questo non significa monitorarne il ciclo di vita, analizzare i diritti di utilizzo, misurare il suo utilizzo, tracciare la base installata e altro ancora. Il procurement detiene semplicemente la fattura, ma nient’altro che contribuisca al monitoraggio del ciclo di vita.
Spesso tra gli obiettivi del procurement, c’è, inoltre, la necessità di ridurre i costi, e chi se ne occupa cerca di ottemperare a questo mandato ricercando il prezzo più basso sul mercato. Si tratta di una strategia che non paga nel tempo dato che il vero risparmio si ottiene solo non comprando quello che non serve, ambito nel quale entra in gioco ancora una volta il SAM.

2.    Non serve fare un inventario in caso di nuove acquisizioni/fusioni

Fusioni e acquisizioni sono tra i principali motivi scatenanti degli audit. Quando le organizzazioni si fondono, infatti, dimenticano spesso di considerare adeguatamente la natura degli accordi di licenza software che hanno acquisito. Come risultato, i vendor ipotizzano che gli accordi non coincidano con il nuovo assetto dell’azienda – sia per numero di dispositivi che di dipendenti – e promuovono un audit proprio quando le organizzazioni sono maggiormente concentrate sugli aspetti logistici del cambiamento piuttosto che sul corretto allineamento degli accordi di licenza.

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