Cina – USA: la cyber war infinita

Nonostante l’accordo raggiunto nel mese di settembre dai due capi di Stato continuano gli attacchi informatici da parte di hacker cinesi ai danni di società americane. Gli obiettivi prettamente economici

Lo scorso mese di settembre il presidente statunitense Barack Obama e quello cinese Xi Jinping sembravano aver stretto un accordo per dire basta, almeno formalmente, alla guerra di spionaggio informatico tra le due nazioni. Nel loro intervento congiunto i due Capi di Stato avevano concordato che “né il governo degli Stati Uniti né quello della Cina condurranno o sosterranno furti informatici di proprietà intellettuali, inclusi i segreti industriali o altre informazioni confidenziali, per trarne vantaggio economico”. Ma come si sa alle parole spesso non seguono i fatti e così parrebbe che la Cina sia ricaduta nel suo vizio e non abbia saputo tenere fede ai patti.
Dal giorno della vista del leader cinese alla Casa Bianca ad oggi infatti sono stati rilevati numerosi attacchi informatici ad almeno sette diverse compagnie statunitensi. Lo ha rivelato Dmitri Alperovitch, co-fondatore di CrowdStrike, una delle principali compagnie americane di sicurezza informatica. I cyber hacker hanno preso di mira aziende di tecnologie e farmaceutiche con il preciso intento di avere accesso e rubarne i dati segreti.

Secondo quanto riferito da Alperovitch, i tentativi, che sembrano sfruttare metodi diversi da quelli tradizionalmente utilizzati dall’intelligence cinese, continuano anche in questi giorni, spesso per più volte nell’arco di una giornata. I servizi segreti americani confermano di aver rilevato continui segni di cyber-spionaggio industriale da parte degli hacker cinesi, e il Generale James K. McLaughlin non è sembrato ottimista sul futuro affermando che “è troppo presto per sperare in una totale cessazione delle attività di spionaggio economico da parte dei cinesi”.

Ma perché gli hacker di Pechino continuano a colpire? Gli obiettivi sarebbero meramente economici. “I benefici primari delle intrusioni sembrano chiaramente indirizzati al furto di proprietà intellettuali ed alla vendita di segreti” ha aggiunto Alperovitch.
La conferma della mancata cessazione degli attacchi cinesi arriva anche da FireEye, nota compagnia americana di sicurezza informatica.