Il dato è tratto, il solco è tracciato, indietro non si torna. Antonio Romano di Idc , Group Vp e general manager South Europe Emea di Idc, non è forse così enfatico ma è sicuro che il 2009 abbia segnato un momento fondamentale di discontinuità per il mondo It. Inaugurando la virtualization & cloud omputing conference di IDc, dopo avere speso l’abusata definizione di annus horribilis per il 2009, osserva però che le cifre che indicano una diminuzione dell’8% dell’It nascondano un “efficientamento del mercato”.

Affermazione solo in apparenza paradossale che coinvolge il calo del 20% del mercato dei server e che all’opposto vede una crescita del 20% della virtualizzazione e del 40% del cloud. Ma le cifre reali potrebbero essere anche migliori delle stime e soprattutto si ripeteranno nel 2010. Una tendenza che non singifica solo un beneficio per il business legato all’It ma che si traduce in una rivoluzione per le aziende che dalla versione 1.0 sono passate o stanno passando alla 2.0 (e fin qui la faccenda è abbastanza facile), ma che devono in fretta attrezzarsi per la 3.0. E qui sarà molto più dura. I segnali ci sono tutti. “Aumenta la capacità elaborativa, diminuiscono i server fisici, spiega Romano.

Si va verso l’on demand approdo finale di un processo verso il Cloud computing che arriverà nel 2014. Non in un ipotetico futuro, quindi, ma prima della mitica Expo 2015 che ogni fa parlare di sé. “La server virtualization è un mainstream per gli It buyer”, spiega in italo-inglese Romano che annuncia la sicura riduzione dei costi operativi. 25% del costo dell’hardware, fra i 10 e i 40 server in meno l’anno per la felicità dei produttori e un 70% di soddisfazione dei clienti che alrriva al 990 se si contano quelli abbastanza soddisfatti che fa dire al Vp di Idc che nei suoi 20 anni di carriera mai aveva visto tali livelli di felicità da parte dei clienti. Non pensate però ai facili entusiasmi da new economy, alle mirabolanti promesse di un sol dell’avvenire dell’It.

Il futuro è qui adesso e nasce più che dalle intuizioni dei vendor dalle esigenze dei clienti che vogliono abbassare i costi in conto capitale. E ci riescono anche visto che le stime della società di ricerca parlano di un 25% di riduzione fra Capex (i fondi per acquistare beni durevoli) e Opex le spese per la gestione). La componente principale che flette è l’acquisto di hardware poi ci sono la riduzione del tempo dello staff, il real estate la semplificazione della gestione, il risparmio energetico, le licenze del software e, anche la riduzione degli addetti degli staff dedicati all’It. Ma qui Romano non rinuncia a rassicurare la platea precisando che la riduzione è minima e che il processo di virtualizzazione assegna maggiore valore aggiunto allo staff It. “Chi ha tagliato gli staff in questi mesi sono sicuro che se ne pentirà”.

Rincuorata la platea passa all’analisi del mercato che si divide in due. Fra chi ha meno di 50 e chi ha più di 50 virtual machine. Due mondi all’opposto dove nel primo permane un ambiente ibrido fra server fisici e virtuali (1 fisico ogni cinque virtuali) difficile da gestire che non è collegato ai processi di business, mentre il secondo mondo (dove probabilmente le risorse e le competenze It sono anche migliori) prevede l’integrazione delle piattaforme di gestione, l’investimento in processi di automazione e una virtualizzazione che impatta anche su disaster recovery e business continuità. “La resistenza psicologica è venuta meno e anche il time to deploy, prima un ostacolo, oggi si è ridotto e si è trasformato in un driver”, annuncia Romano.

Qualche ostacolo verso il radioso futuro del cloud computing, però, rimane. E si traduce nella fondamentale capacità di gestione, nella comprensione del dimensionamento ideale della struttura per ospitare le virtual machine, nell’expertise interno (anche chi non ha fatto formazione avrà i suoi problemi) e nell’expertise dell’offerta. Il futuro però è segnato e vede una virtualizzazione che sempre di più si sposta verso applicazioni business critical fino ad arrivare a Erp e Crm oggi spesso basati su server fisici. “Da strumento interno diventerà strumento di flessibilità e l’efficienza gestionale dovrà essere misurata come con gli Sla dei fornitori”, osserva il manager di Idc. Non tutto sarà indolore. I costi di gestione aumenteranno, crescerà l’area dello storage e bisognerà attrezzarsi con skill adeguati per quanto riguarda la sicurezza.

“A parità di denaro speso, però, i ritorni saranno maggiori”
e altre risorse saranno liberate. E il processo non riguarda solo i server visto che Romano annuncia l’inizio dell’era della “desktop virtualization”. Con il 35% delle aziende italiane che si stanno indirizzando verso la virtualizzazione dei pc. In fondo si scorge la virtualizzazione 3.0 e il Cloud computing che in Italia si aggirerà sui 150 milioni di euro nel 2012. Un passaggio che inciderà profondamente sull’organizzazione delle aziende con meno server e pc venduti e più efficienza nei processi aziendali.
A seconda da che parte lo si guardi uno scenario eccellente. O da incubo.

Luigi Ferro