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Stando ai dati del Global Threat Index di Check Point Software Technologies, a maggio il malware di cryptominer Conhive ha attaccato il 22% delle aziende a livello internazionale, con un aumento di quasi il 50% rispetto al mese di aprile.

A livello internazionale, il mese di maggio è stato il quinto mese consecutivo che ha visto il predominio dei malware di cryptomining nelle classifiche mensili dei top ten malware di Check Point. Conhive mantiene così il primato di malware più diffuso insieme a Cryptoloot, un altro malware di cryptomining, presente sempre al secondo posto nella classifica mondiale con un tasso d’impatto del 11%.
Per il secondo mese consecutivo, si registra ancora al terzo posto la presenza di Roughted, malware malvertising che ha colpito quasi l’8% delle aziende a livello mondiale.

In Italia la classifica si mantiene invariata rispetto al mese precedente, con Coinhive e Cryptoloot che occupano le prime due posizioni, seguiti da Conficker, warm che punta ai sistemi operativi Windows.

I ricercatori di Check Point hanno inoltre segnalato come i criminali informatici, nei loro attacchi alle reti aziendali, stiano continuando a prendere di mira le vulnerabilità dei server privi di patch quali Microsoft Windows Server 2003 (CVE-2017-7269) e Oracle Web Logic (CVE-2017-10271). A livello mondiale, il 44% delle organizzazioni è stato colpito dalla vulnerabilità di Microsoft Windows Server 2003, mentre la vulnerabilità di Oracle Web Logic, che si è posizionata appena dopo, avendo interessato il 40% delle organizzazioni, seguita da SQL injection, che ha interessato il 17% delle aziende.

I tre malware per dispositivi mobili più diffusi a maggio 2018:

1.      Lokibot – trojan bancario che colpisce i sistemi Android e che ruba informazioni, può anche trasformarsi in un ransomware che blocca il telefono rimuovendo i privilegi dell’amministratore.

2.      Triada – malware modulare per Android che sferra l’attacco tramite una backdoor che concede privilegi amministrativi a malware scaricati.

3.      Lotoor – strumento di hacking in grado di sfruttare le vulnerabilità dei sistemi Android con lo scopo di ottenere i permessi di root sui dispositivi mobile infettati

I ricercatori di Check Point hanno analizzato anche le vulnerabilità più sfruttate dai criminali informatici. CVE-2017-7269 si è piazzata al primo posto con un impatto globale del 46%, mentre al secondo posto troviamo la vulnerabilità CVE-2017-10271 che ha interessato il 40% delle organizzazioni. Al terzo posto si posiziona, invece, SQL injection con un impatto del 16%.

Le tre vulnerabilità più diffuse nel maggio 2018 sono state:

1.      ↔ Microsoft IIS WebDAV ScStoragePathFromUrl Buffer Overflow (CVE-2017-7269) – inviando una richiesta a una rete Microsoft Windows Server 2003 R2 tramite Microsoft Internet Information Services 6.0, un hacker potrebbe eseguire un codice arbitrario o causare una negazione delle condizioni del servizio sul server di destinazione. Ciò è dovuto principalmente a una vulnerabilità di overflow del buffer causata da una errata convalida di un header lungo nella richiesta HTTP. La patch è disponibile da marzo 2017.

1.      ↔ Oracle WebLogic WLS Security Component Remote Code Execution (CVE-2017-10271) – all’interno di Oracle WebLogic WLS esiste una vulnerabilità legata all’esecuzione di un codice in modalità remota. Ciò è dovuto al modo in cui Oracle WebLogic gestisce i decodificatori xml. Un attacco ben riuscito potrebbe portare a un’esecuzione di codice in modalità remota. La patch è disponibile da ottobre 2017.

2.      ↔ SQL Injection – consiste nell’inserimento di query SQL, in input, dal client all’applicazione, sfruttando al contempo una vulnerabilità di sicurezza nel software di un’applicazione.