Juniper annuncia la rete ‘perfetta’ per il datacenter

Al press summit internazionale di Barcellona, la società traccia la strategia tecnologica per porre fine all’eterno compromesso fra soddisfazione degli utenti e contenimento dei costi It

Sulla bilancia delle priorità di business dei Cio, il piatto con riduzione dei costi, incremento di fatturato e crescita della quota di mercato pesa in sostanza come quello con capacità di pronta reazione ai dinamismi del mercato, miglioramento della qualità del servizio e incremento di soddisfazione degli utenti. Il problema è che per sviluppare market share si deve investire molto, altrimenti occorre inevitabilmente sacrificare la customer experience. “Questo è il trade-off” avverte Pradeep Sindhu, vice chairman, chief technical officer e fondatore di Juniper Networks, parlando all’Emea press summit di Barcellona e citando alcune conclusioni di uno studio di Nemertes Research, per avvalorare la tesi secondo cui le reti aziendali ‘multi-layered’ esistenti sarebbero troppo costose, complesse e rigide sotto il profilo architetturale, per supportare oggi data center virtualizzati e distribuiti a livello globale e domani il cloud computing.

Occorre dunque guardare oltre, per costruire reti molto più dinamiche, flessibili e automatizzate, riducendo i costi senza sacrificare le performance. E Juniper dice di avere la tecnologia giusta per farlo. “La domanda che potreste porvi − continua Sindhu − è perché la rete e la tecnologia di networking sia rilevante per i problemi dei datacenter”. Questi ultimi, spiega, oggi in molti casi operano con un livello di utilizzo del 5-8% lasciando la maggior parte della restante infrastruttura inattiva. E la ragione di tale inefficienza, se si considerano i fondamentali problemi di complessità ed economia dei data center, è che la tecnologia di networking, o le sue lacune, sono il cuore del problema. Tecnologie come Ethernet, o Fibre Channel e Infiniband per la connessione delle risorse di storage ai server, presentano limiti di capacità quando si tratta di scalare i servizi su data center distribuiti su decine di migliaia di server: non essendo state progettate per questi livelli di scaling, diventano troppo complesse, lente, costose e difficili da gestire.

Per risolvere questi problemi, Sindhu annuncia la soluzione di Juniper, fondata su cinque capisaldi. Prima di tutto l’architettura ‘3-2-1’: questa punta a condensare progressivamente tutti i livelli dello switching Ethernet in uno solo, per arrivare in futuro ad avere un data center con architettura fabric (Project Stratus), in sostanza trasformato in un solo, gigantesco swich logico. Nei sistemi, le novità introdotte sono invece EX4500, il primo switch Junos-based per le reti 10 GbE, disponibile già da maggio; le line card EX8200 a 10 GbE e l’edge router MX80 3D, concepito per data center di dimensioni più ridotte.
Nel settore software vi sono nuove applicazioni di automazione basate su Junos Space (Virtual Control, Ethernet Design, Security Design, e altre). In sostanza, spiega Sindhu, attraverso la piattaforma Junos Space Juniper fornisce Api (Application programming interface) utilizzabili dall’ecosistema di partner per progettare la ‘nuova rete’, scrivendo applicazioni specializzate da integrare con l’infrastruttura ‘general purpose’, per semplificarne il funzionamento, automatizzarne il supporto e accelerare la distribuzione dei servizi.
Care Plus è invece una gamma di servizi di classe enterprise, forniti in collaborazione con i partner e indirizzati a proteggere gli investimenti sulle reti mission-critical ad alte prestazioni, migliorando affidabilità ed efficacia operativa. La loro disponibilità è prevista per il quarto trimestre di quest’anno. Infine, vi sono le collaborazioni commerciali con Vmware, Ibm e Dell.

Risultati diretti di questa strategia tecnologica, sottolinea Sindhu, sono molta meno latenza nelle comunicazioni di networking, molto migliore utilizzazione delle risorse e semplicità, quindi costi Capex e Opex più bassi con prestazioni migliorate e consumi di energia più ridotti, non solo per le attrezzature di networking, ma anche per i server e lo storage.
Mostrando alcuni dati di confronto con Cisco elaborati su diverse tipologie di data center, Sindhu evidenzia risparmi del 20% in termini di Capex e Tco, calcolati su un periodo di tre anni per un numero di 500 server. Sempre sullo stesso periodo, con un parco macchine di 4.600 server, la latenza sarebbe fino all’85% più ridotta, mentre su un parco di 9.200 server il numero di interazioni fra i dispositivi diminuirebbe fino al 96%.

Giorgio Fusari