Application Development

Il software applicativo, ingrediente fondamentale per il successo delle aziende, è chiamato a rispondere sempre più rapidamente alle esigenze del business in evoluzione. Micro Focus, compagnia che sviluppa software innovativi che consentono alle compagnie di sviluppare, testare, valutare e modernizzare le applicazioni business critical all’interno dell’azienda, ha interrogato i Cio italiani per fotografare le loro priorità, gli obiettivi e le strategie in ambito Application Development.
L’indagine, condotta da The Innovation Group su un campione di 178 aziende italiane che rappresentano tutti i settori del mercato (dall’It al bancario, dal Finance al settore pubblico), ha dimostrato che esistono profonde contraddizioni tra le esigenze dei Cio e le richieste del business, a conferma del passaggio delicato che stanno vivendo le infrastrutture It aziendali. Chi si occupa di sviluppo applicativo è ben cosciente della necessità di rispondere meglio al cambiamento indotto dalle nuove tendenze, ma al contempo mancano ancora gli strumenti, i processi e la maturità culturale, nonché operativa, per raggiungere questi obiettivi.
Ma vediamo più in dettaglio i dati emersi dalla survey.

Application Development: qual è lo stato dell’arte?

Relativamente allo stato dell’arte dell’Application Development il 70% dei rispondenti ha dichiarato che si sta muovendo verso il web. Nulla di nuovo all’orizzonte, dal momento che si tratta di una tendenza consolidata degli ultimi anni. Quello che stupisce è che c’è una componente Mobile importante, con il Cloud che segue subito a ruota. Ma la tendenza è quella di evolvere, non di stravolgere, tanto è vero che l’80% degli intervistati rimane ancora sulle piattaforme native di cui già dispone: il 40% lavora, infatti, sull’evoluzione e la trasformazione delle applicazioni aziendali su piattaforma nativa, e il 39% si dedica a una semplice manutenzione delle applicazioni aziendali su piattaforma nativa.

Priorità e criticità

Dall’indagine emerge poi che la priorità principale per chi si occupa di sviluppo applicativo è quella di ridurre i costi (49%), seguita dalle esigenze di sviluppare per ambienti Mobile (47%) e di migliorare la risposta, in termini di Sla e qualità del software, agli utenti interni o al mercato (47%).
Con riferimento agli elementi critici nei processi di Application Development si osserva che gli aspetti sentiti come più importanti sono l’allineamento ai bisogni del business e la collaborazione nel team, mentre stupisce che due aspetti critici come l’automazione e la visibilità sui processi di sviluppo del software siano percepiti come mediamente o poco importanti. Questo risultato indica una scarsa maturità culturale di chi si occupa di Application Development in Italia. Se la priorità sono infatti i costi, questo può essere ottenuto proprio grazie all’automazione. E anche la visibilità sui processi, indicata come mediamente o poco importante dagli intervistati, è in realtà un prerequisito fondamentale per raggiungere i primi due obiettivi, cioè realizzare una migliore collaborazione nel team e tenere traccia di tutte le fasi del processo verificando costantemente l’allineamento con i requisiti iniziali.

Lo stato delle strutture e dei processi

Per ciò che riguarda lo stato delle strutture e dei processi di Application Development, lo sviluppo applicativo avviene solo nel 42% dei casi ad opera di un team interno, mentre la maggior parte del campione (51%) sceglie un approccio misto, con team interni e società esterne che cooperano.
Se si guarda al numero di addetti interni Fte per lo sviluppo del software, in quasi la metà dei casi non si arriva ad oltre 9 addetti, segnale che il numero di professionisti impiegato per queste attività, anche considerando aziende di tutti i settori e di tutte le dimensioni, è molto limitato.
Le aziende intervistate utilizzano poi più piattaforme per le proprie attività di sviluppo software, con una prevalenza di ambienti .Net e Java, rispettivamente scelti dal 52% e dal 50% delle aziende. Si osservano, inoltre, percentuali elevate di aziende che sviluppano ancora per Mainframe (36%) o per gli ambienti Erp (37%).
Un altro aspetto critico è quello del ricambio generazionale degli sviluppatori e delle implicazioni che tutto questo comporta per le aziende. Dalla ricerca emerge infatti che i nuovi sviluppatori possono incontrare difficoltà nella trasmissione delle competenze (quasi il 60% del campione), soprattutto per ciò che riguarda i linguaggi.

Le attività del ciclo di produzione del software: gli strumenti

Infine, entrando nello specifico delle attività svolte nel ciclo di produzione del software, è stato indagato l’utilizzo di strumenti automatici a supporto di test funzionali e prestazioni del software, della gestione dei requisiti (Requirements Management) e della gestione di cambiamenti e configurazioni (Change and
GiganteConfiguration Management) ed in tutti e tre i casi quello che balza all’occhio è lo scarso ricorso a strumenti automatici e specifici.
Quello che emerge dalla survey – spiega Giuseppe Gigante, Regional Marketing Manager I. G. & Middle East di Micro Focus – è che evolve la consapevolezza della necessità di parlare di business e della necessità di condivisione, ma poi mancano gli strumenti o la volontà. La responsabilità dei vendor come noi è quella di aumentare la consapevolezza che per raggiungere questi obiettivi occorre dotarsi di strumenti per andare incontro alle proprie specifiche esigenze. Ecco perché una soluzione mista è la più congeniale”.