Smartphone e tablet: perderli può costare caro alle aziende!

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Rapetto: “il prezzo da pagare in termini di conseguenze è senza dubbio più elevato della spesa da sostenere per crittografare i dati o per cancellazione da remoto”






Una recente ricerca condotta nel Nord Europa dal think tank Vanson Bourne ha ribadito che il 44 per cento delle aziende britanniche e tedesche ha avuto problemi a seguito dello smarrimento di smartphone e tablet da parte di qualche top manager. Nel 93% dei casi i dispositivi mobili contenevano informazioni “di lavoro”: il 49% degli apparati avevano al loro interno mail riservate, il 38% custodiva file non protetti e documenti di elevata criticità per l’organizzazione di appartenenza, il 24% conservava dati di clienti di cui non era opportuna la divulgazione.

Al Festival Ict 2015, domani a Milano, il generale Umberto Rapetto – storico comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza ed esperto a livello internazionale di sicurezza informatica – affronterà proprio il lato oscuro dei dispositivi mobili. Comodità ed efficienza, infatti, spesso vengono azzerati dal verificarsi di inconvenienti – come lo smarrimento o il furto di un apparato portatile – che possono compromettere la sfera di riservatezza e la competitività di qualunque impresa o ente.

“La perdita della disponibilità di un cellulare intelligente, di un palmare, di un tablet o di un laptop può riservare sorprese davvero sgradevoli. Purtroppo sono poche le organizzazioni (e ancor meno gli utenti al loro interno) a prendere in considerazione il problema – dichiara Umberto Rapetto – e il prezzo da pagare in termini di conseguenze è senza dubbio più elevato della spesa che si poteva sostenere per crittografare i dati sui dispositivi o per implementare soluzioni di cancellazione da remoto di contenuti meritevoli di protezione.

Secondo il generale Rapetto non sono a rischio solo i dispositivi che spariscono per distrazione di chi li ha in consegna o per furti con destrezza. “Molto sovente le aziende hanno interesse a mantenere «giovane» il parco tecnologico in dotazione e sostituiscono con una certa frequenza gli apparati affidati a manager e dipendenti. Quante imprese si prendono cura di «ripulire» il contenuto di smartphone o tablet destinati ad andare in pensione e ad esser venduti sottocosto?”.

Rapetto non esita a ricordare che anche una fotocopiatrice, sostituita perché obsoleta, può essere molto appetibile sul mercato: il disco fisso al suo interno contiene copia di quanto è stato riprodotto e la concorrenza attenta può non farsi sfuggire una così golosa opportunità di spionaggio a costo quasi zero.

“Software e dispositivi tecnici – capaci di impedire il recupero di informazioni precedentemente memorizzate – non mancano davvero eppure certe operazioni di bonifica stentano ad incontrare interesse. Soltanto quando ci si trova dinanzi ad una fuga di notizie, qualcuno comincia a pensare che non ci sia stata nessuna spy story ma solo una sconsiderata leggerezza nella gestione dei dispositivi informatici rottamati a dispetto dei segreti che contenevano” conclude Rapetto.