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    ManageEngine: ripensare il ruolo dell’AI nel customer service

    By Redazione LineaEDP30/01/20265 Mins Read
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    Shobana Sruthi Mohan, enterprise analyst di ManageEngine, analizza i limiti dell’automazione nel customer service e il ruolo fondamentale delle persone

    Shobana Sruthi Mohan enterprise analyst di ManageEngine

    Di Shobana Sruthi Mohan enterprise analyst di ManageEngine

    L’AI generativa (Gen AI) ha rimodellato l’assistenza clienti più velocemente di quanto la maggior parte delle aziende si aspettasse. Risponde all’istante, è scalabile all’infinito e gestisce le richieste ripetitive con grande coerenza. Per le organizzazioni che gestiscono migliaia di ticket di assistenza al giorno, i guadagni in termini di efficienza sono reali e misurabili.

    Numerosi studi confermano ciò che molti responsabili dell’assistenza clienti hanno osservato in prima persona: l’intelligenza artificiale funziona meglio come moltiplicatore più che come sostituto all’intervento umano. Incrementi di produttività di circa il 15% sono comuni, soprattutto tra gli operatori con minore esperienza. Grazie all’accesso immediato a conoscenze contestuali, risposte suggerite e flussi di lavoro guidati, l’intelligenza artificiale riduce significativamente la curva di apprendimento. Ciò che un tempo richiedeva mesi di esperienza oggi può essere raggiunto in poche settimane.

    Tuttavia, con l’aumentare dell’esperienza degli agenti, i benefici dell’assistenza fornita dall’AI iniziano a stabilizzarsi; in alcuni casi, addirittura a diminuire. Aderire rigidamente ai suggerimenti generati dalle macchine può infatti appiattire le conversazioni, far perdere le sfumature del discorso e rendere stereotipate le interazioni. Gli agenti esperti si affidano al giudizio, all’intelligenza emotiva e all’improvvisazione, capacità che l’AI non ha.

    Il problema non è l’automazione, è quando la macchina va oltre le proprie capacità

    Chiunque abbia interagito con dei bot per un periodo abbastanza esteso ha incontrato la stessa dinamica.

    Spieghi il problema. Il bot non capisce.
    Suggerisce un articolo che hai già letto.
    Riformuli la richiesta. Il bot si ripete.
    Chiedi di parlare con una persona. Il bot insiste di essere in grado di aiutarti.

    Sei entrato in un “chatbot doom loop”.

    I chatbot eccellono negli ambienti strutturati, ad esempio le FAQ, i flussi di lavoro prevedibili e la risoluzione dei problemi semplici. Ma l’assistenza clienti raramente è prevedibile e strutturata. Le emozioni entrano in gioco rapidamente: frustrazione, urgenza, ansia, confusione. Questi sono segnali che non si adattano agli alberi decisionali.

    Quando entrano in campo le emozioni, dare risposte corrette non è sufficiente. Infatti, una risposta tecnicamente accurata può essere profondamente insoddisfacente. Non perché il sistema sia lento o impreciso, ma perché si rifiuta di riconoscere che non è lo strumento adatto per il compito. 

    Quand’è il momento per l’AI di fare un passo indietro?

    L’intelligenza artificiale è eccezionalmente efficace nel triage al primo contatto, nella raccolta del contesto, nella categorizzazione dei problemi, nell’individuazione di schemi ricorrenti e nell’instradamento efficiente delle richieste. Questi sono vantaggi meccanici. Le macchine dovrebbero farne tesoro.

    Ma nel momento in cui un utente esprime frustrazione, confusione o urgenza, l’equazione cambia. Il giudizio umano conta più della velocità. Il tono conta più della sintassi. La comprensione conta più dell’efficienza.

    L’errore che molti sistemi commettono è quello di forzare il bot a persistere, provando un’altra risposta, un altro flusso di lavoro, un’altra deviazione, quando l’utente ha già segnalato di voler parlare con una persona.

    La transizione dall’intelligenza artificiale all’interazione umana è il punto in cui la maggior parte delle esperienze di supporto fallisce. Quando è male eseguita, la conversazione viene reimpostata. Quando funziona bene, risulta fluida. I passaggi di consegne migliori condividono tre caratteristiche:

     Rendere evidente l’opzione di parlare con una persona: i clienti non dovrebbero implorare di parlare con una persona. Un’opzione chiara e accessibile è un segno di rispetto: comunica agli utenti che ti fidi del loro giudizio quando l’automazione non è più sufficiente.

    Mantenere il contesto: niente fa crollare la fiducia del cliente più velocemente che ripetere lo stesso errore dopo un’escalation. Un passaggio di consegne efficace verso un operatore umano consente di portare avanti la conversazione trasferendo i messaggi precedenti e le soluzioni tentate dal cliente, nonché i metadati e gli indicatori di sentiment che il bot ha raccolto dietro le quinte.

    Riconoscere le emozioni: Prima di risolvere il problema, è importante riconoscere l’esperienza del cliente. Una frase come “Capisco che questo sia frustrante. lascia che ti aiuti” può rimettere in carreggiata l’interazione. Le persone lo fanno istintivamente. L’intelligenza artificiale deve essere progettata per riconoscere le emozioni dei clienti, non per ignorarle.

    Il futuro dell’assistenza ai clienti non è la totale automazione

    L’AI continuerà a migliorare. Migliorerà nella sintesi, nel rilevamento delle intenzioni e nella capacità di dare raccomandazioni. Diventerà più veloce, più accurata e più consapevole del contesto in cui opera. Ma l’assistenza ai clienti non è mai solo questione di fornire informazioni. Comporta giudizio, empatia, sapere quando seguire il processo e quando modificarlo.

    In futuro, i sistemi di supporto più efficaci non si chiederanno se debbano essere guidati dall’AI o da persone. Saranno progettati per la collaborazione:

    • L’AI gestirà i volumi e la velocità
    • Le persone gestiranno le sfumature del discorso e la fiducia
    • Il sistema abiliterà una transizione fluida tra i due

    I clienti non vogliono scegliere tra efficienza ed empatia. Vogliono che entrambe lavorino insieme senza soluzione di continuità. Ed è questa la vera evoluzione nell’assistenza: non sostituire gli esseri umani con le macchine, ma lasciare che le macchine facciano ciò che sanno fare meglio, in modo che le persone possano occuparsi di ciò che solo gli esseri umani sanno fare.

    AI customer service ManageEngine
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