Giunto alla quarta edizione annuale, il Global Cloud Storage Index di Wasabi, azienda di hot cloud storage, analizza come le aziende distribuiscono gli investimenti in infrastruttura e storage a supporto dell’intelligenza artificiale, le principali sfide nel deployment dei workload legati all’IA e il ruolo sempre più strategico del cloud object storage nel consentire l’implementazione di soluzioni di IA scalabili e sostenibili in termini di costi. Il Cloud Storage Index di Wasabi è un punto di riferimento per monitorare l’evoluzione del settore e comprendere la percezione dei decision maker IT in merito ai servizi infrastrutturali e al cloud storage. Negli ultimi tre anni, lo studio ha evidenziato insight distintivi sulle dinamiche di acquisto, sul livello di soddisfazione degli utenti e sull’impatto dei modelli tariffari degli hyperscaler sui costi dello storage cloud. L’edizione 2026 amplia ulteriormente l’analisi, introducendo nuovi ambiti di approfondimento, tra cui le difficoltà che molte organizzazioni incontrano nella gestione dello storage dei dati legati all’IA e nella garanzia della loro qualità. La ricerca esamina inoltre le principali sfide relative alla data security nel cloud e le funzionalità ritenute essenziali per assicurare protezione e accessibilità dei dati.
I principali insight emersi:
Le aziende europee danno priorità all’infrastruttura per l’IA, con budget concentrati su dati, storage e potenza di calcolo, mentre software e soluzioni SaaS incidono in misura più contenuta.
- La spesa per l’infrastruttura a supporto dell’IA è una priorità: il 59% dichiara l’intenzione di aumentare la spesa nel prossimo anno, quota che raggiunge il 63% in Italia, mentre il 38% manterrà invariati i livelli attuali (33% in Italia). Solo il 2% degli intervistati ridurrà la spesa (3% in Italia).
- I budget allocati privilegiano dati, storage e calcolo rispetto al software: circa due terzi della spesa per l’IA (65%) è destinata a dati, storage e potenza di calcolo necessari ad alimentare ed eseguire i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale. Il 35% è invece allocato per software e soluzioni AI in modalità SaaS.
“Se osserviamo la ripartizione dei ricavi su scala globale nel mercato dei servizi di cloud pubblico, la quota predominante proviene da software e soluzioni SaaS, più che da servizi infrastrutturali (IaaS)”, dichiara Andrew Smith, director of strategy and market intelligence, Wasabi Technologies ed ex analista IDC. “I nuovi carichi di lavoro e le iniziative legate all’intelligenza artificiale stanno però cambiando questa dinamica. Un dato particolarmente significativo emerso dalla nostra indagine è che la maggior parte dei budget destinata all’AI viene investita in infrastruttura, più che nel SaaS. È l’opposto di quanto ci si aspetterebbe secondo le logiche di un mercato più tradizionale e conferma il ruolo cruciale che storage e infrastruttura cloud svolgono nel rendere possibile questa nuova generazione di soluzioni e servizi basasti sull’IA”.
Molti progetti di IA non sono ancora redditizi, ma le aziende europee si avvicinano a un ROI positivo.
- ROI dell’IA: oggi è ancora contenuto, ma le aspettative crescono rapidamente. Il 32% degli intervistati dichiara che i propri progetti di IA stanno già generando un ritorno positivo. Percentuale che raggiunge il 44 % in Italia, la più alta tra i paesi europei intervistati. Anche le prospettive sono favorevoli: nei prossimi 12 mesi, la quota di chi si aspetta un ROI positivo raggiunge il 48% mentre cresce di un solo punto percentuale raggiungendo il 45%.
- Storage e qualità dei dati emergono come i principali ostacoli. Tra le criticità riscontrate nell’implementazione di progetti e soluzioni di IA, al primo posto figura lo storage dei dati (costi, accesso, gestione), seguito dalla qualità dei dati (pulizia e preparazione) e dalla potenza di calcolo (costi e procurement). Questi risultati confermano il ruolo determinante delle infrastrutture dati per il successo dei progetti di IA.
- L’archiviazione ibrida è indispensabile per supportare l’IA. Il 67% degli intervistati utilizza architetture che combinano on-premise e cloud pubblico per sostenere i propri flussi di lavoro di IA, a conferma della necessità di flessibilità e della complessità nella gestione dei dati su ambienti multipli. La stessa percentuale si registra in Italia. In Europa, le fasi del flusso di lavoro dell’IA ritenute più adatte all’archiviazione su cloud pubblico sono il recupero/acquisizione e l’aggregazione dei dati (63%), l’archiviazione e la conservazione dei modelli (57%) e la pulizia/etichettatura dei dati (57%). In Italia, tuttavia, l’addestramento/messa a punto dei modelli (50%) è menzionato più spesso rispetto alla pulizia/etichettatura dei dati (39%).
“Con la crescita delle iniziative di intelligenza artificiale, le aziende si trovano ad affrontare sfide sempre più rilevanti sul fronte dello storage e della qualità dei dati, con il rischio di vedere rapidamente ridursi il ROI se questi aspetti non vengono gestiti in modo efficace”, afferma David Friend, Founder e CEO di Wasabi Technologies. “Uno storage affidabile e conveniente è fondamentale per assicurare che dati di alta qualità siano immediatamente disponibili per i modelli di AI, consentendo risultati migliori senza costi infrastrutturali insostenibili. Questo mette in evidenza l’esigenza di un cloud storage accessibile, sicuro e ad alte prestazioni, in grado di mantenere i budget in linea con le aspettative e di assicurare che i dati restino protetti e facilmente fruibili”.
Persistono i costi di archiviazione nel cloud e gli sforamenti di budget
- Il “peso” delle fee non diminuisce: per il quarto anno consecutivo, il Cloud Storage Index analizza l’impatto dei costi sulla fatturazione dello storage cloud. Anche quest’anno il quadro resta invariato: il 49% della spesa degli utenti viene assorbito dalle fee (53% in Italia), mentre il 50% è attribuibile alla capacità di storage (46% in Italia).
- Strutture tariffarie complesse si traducono in sforamenti di budget: a causa di modelli di tariffazione fortemente gravati dalle fee, i superamenti di budget restano frequenti. Nel 2025, il 45% degli intervistati dichiara di aver superato la spesa pianificata per lo storage nel cloud. In Italia la quota sale al 48%, mentre il 51% riporta una spesa in linea con le previsioni. I costi extra sono legati all’aumento dell’utilizzo dello storage, alla crescita e ai progetti di migrazione, amplificato dall’effetto negativo delle commissioni. In Italia, il 44% egli intervistati segnala inoltre costi di chiamata API (put/get, lettura/scrittura, ripristino) superiori al previsto. Nel complesso, l’88% degli intervistati indica almeno una causa legata ai costi per giustificare un superamento delle spese di archiviazione nel cloud pubblico rispetto alle previsioni.
Protezione e sicurezza dei dati: una sfida cruciale per le aziende europee e un ruolo chiave per i fornitori di archiviazione nel cloud
- Alta incidenza di interruzioni causate da cyberattacchi: quest’anno il 42% degli intervistati dichiara di aver subito un attacco informatico che ha comportato la perdita di accesso ai dati nel cloud pubblico (41% in Italia).
- Permane un gap nella sicurezza dei dati nel cloud: in questo contesto, il 37% degli intervistati ritiene che il proprio fornitore di cloud pubblico non offra strumenti e funzionalità adeguati per mitigare il rischio di cyberattacchi (39% in Italia). Un risultato particolarmente rilevante nell’edizione 2026 del Cloud Storage Index, che evidenzia un bisogno concreto di miglioramenti in quest’area. Inoltre, il 41% afferma di non avere modo di verificare o testare autonomamente il livello di preparazione del proprio fornitore di servizi di cloud pubblico, percentuale che sale al 48% in Italia.


