Ridurre i tempi necessari per costruire una simulazione, condividere risorse e modelli tra Paesi e collegare gli ambienti sintetici ai sistemi utilizzati dai comandi. Sono queste alcune delle priorità emerse nella seconda giornata del NATO CAX Forum 2026, in corso a Roma, all’Ergife Palace Hotel & Conference Center, fino al 1° ottobre. Al centro del confronto è la costruzione di un ecosistema NATO di modellazione e simulazione capace di supportare l’addestramento e la sperimentazione in scenari sempre più complessi e multidominio.
Il programma della giornata si è aperto con il panel “Building a NATO M&S Ecosystem”, dedicato alla possibilità di integrare capacità nazionali, servizi e ambienti di simulazione all’interno di un’architettura condivisa. Un obiettivo che porta con sé una sfida tecnologica significativa: rendere sistemi e modelli differenti interoperabili, riutilizzabili e verificabili, senza perdere il controllo sui dati e sui processi che li hanno generati.
La simulazione diventa un servizio
Uno dei temi affrontati è stato quello del Modeling and Simulation as a Service (MSaaS), modello pensato per rendere più efficiente l’impiego delle risorse necessarie alla costruzione degli ambienti di simulazione.
Come evidenziato da Wim Huiskamp, Robert Siegfried, Agatino Mursia, Mark Lewis e Chris McGroarty, la creazione di ambienti di simulazione può richiedere risorse significative in termini di tempo, personale e investimenti. L’approccio MSaaS punta quindi a superare la logica di sistemi realizzati e utilizzati in modo isolato, favorendo invece servizi che possano essere condivisi e riutilizzati.
Secondo gli autori, il modello è pronto a evolvere dalla fase di prova di concetto verso un fattore abilitante per l’addestramento sintetico distribuito, i laboratori di sperimentazione federati e altre applicazioni ad alta intensità di modellazione e simulazione. La verifica attraverso casi d’uso concreti e il coinvolgimento della comunità operativa diventano però elementi fondamentali per valutarne l’effettiva efficacia.
L’intelligenza artificiale come livello di orchestrazione
In questo scenario entra anche l’intelligenza artificiale. Antonio Giovannetti, del NATO Allied Command Transformation, ha illustrato un approccio nel quale l’AI non sostituisce i modelli consolidati né i motori di simulazione basati sulla fisica, ma opera come un livello aggiuntivo di orchestrazione, sintesi e ingegneria.
L’architettura prevede agenti specializzati nella costruzione di dati, modelli e scenari, affiancati da meccanismi di verifica indipendente. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la tracciabilità: fonti, ipotesi, risultati dei test e stato dell’approvazione umana devono rimanere documentati lungo l’intero processo.
È un principio che assume un peso crescente con l’aumento dell’automazione. L’utilizzo dell’AI negli ambienti di simulazione non significa infatti soltanto accelerare la produzione di scenari, ma anche poter ricostruire come questi siano stati generati e sulla base di quali informazioni.
Dalla simulazione ai sistemi reali
Un altro elemento centrale della giornata è stato il rapporto tra gli ambienti simulati e i sistemi effettivamente utilizzati dai comandi. Oscar Bergman, di BAE Systems OneArc, ha affrontato il tema dell’interoperabilità attraverso il nuovo modello di rappresentazione dei rapporti di osservazione previsto dallo standard NETN FOM v4.
L’obiettivo è consentire ai sistemi di comando e controllo di collegarsi direttamente a una federazione HLA e ricevere la rappresentazione della situazione generata dai simulatori. In questo modo si punta a ridurre i passaggi manuali e semiautomatici necessari per trasferire le informazioni tra simulazione e sistemi operativi.
La digitalizzazione degli scenari passa inoltre dalla gestione dei dati geospaziali. Giacomo Longo, Enrico Russo e Alessio Merlo, dell’Italian School of Advanced Defense Studies, hanno presentato un’architettura nella quale aree costiere, infrastrutture, traffico navale ed elementi rilevanti per i sensori vengono organizzati come livelli di dati aggiornabili e sostituibili senza dover ricostruire l’intero scenario tridimensionale.
Un ecosistema più aperto e verificabile
Dai diversi contributi emerge quindi una direzione comune: costruire ambienti di simulazione interoperabili, riutilizzabili e verificabili, nei quali l’AI possa accelerare la creazione e l’orchestrazione degli scenari senza compromettere la tracciabilità.
La sfida non riguarda dunque soltanto l’introduzione di nuove tecnologie, ma la capacità di integrarle all’interno di infrastrutture condivise e di dimostrarne il valore operativo. Per la simulazione della difesa, l’evoluzione passa così dalla disponibilità di modelli e strumenti isolati alla costruzione di un vero ecosistema digitale, nel quale dati, AI, standard e sistemi di comando possano dialogare in modo sempre più diretto.


