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    Salute mentale in Italia: numeri, servizi e nuovo Piano nazionale

    By Redazione LineaEDP20/10/20266 Mins Read
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    845mila utenti assistiti, 636mila accessi in Pronto Soccorso e un adulto su tre con sintomi depressivi che non chiede aiuto

    Salute mentale

    In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che si è celebrata il 10 ottobre, analizzare i dati ufficiali sul benessere psicologico della popolazione può aiutarci a comprendere lo stato della salute mentale in Italia.

    In sintesi: la salute mentale in Italia in 5 numeri chiave

    • Poco più del 6%: la quota di adulti tra i 18 e i 69 anni che riferisce sintomi depressivi (PASSI 2023-2024).
    • 68,7: l’Indice di salute mentale misurato da Istat per le persone dai 14 anni in su (BES 2024).
    • 516: gli utenti complessivamente assistiti dai Dipartimenti di salute mentale nel 2024 (Ministero della Salute).
    • 113: gli accessi registrati in Pronto Soccorso per patologie psichiatriche nel 2024, in aumento del 10% rispetto all’anno precedente (Ministero della Salute).
    • 65%: la percentuale di persone con sintomi depressivi che sceglie di rivolgersi a qualcuno per chiedere aiuto (PASSI 2023-2024).

    Quante persone convivono con un disagio psicologico

    Per comprendere la portata del fenomeno è necessario partire dalle indagini di popolazione, distinguendo chiaramente tra la presenza di sintomi riferiti dai cittadini e le diagnosi cliniche effettuate dai professionisti. Secondo i dati della sorveglianza PASSI 2023-2024 dell’EpiCentro dell’Istituto Superiore di Sanità, poco più del 6% degli adulti di età compresa tra 18 e 69 anni riferisce sintomi depressivi e percepisce compromesso il proprio benessere psicologico. Si tratta di manifestazioni auto-riferite intercettate tramite strumenti di screening e non di diagnosi strutturate.

    A completare questo quadro sul benessere soggettivo interviene l’Istat: all’interno del rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES 2024), l’Indice di salute mentale per le persone di 14 anni e più si attesta a un punteggio di 68,7 nel 2024, stabile rispetto al 2023, con un andamento positivo se confrontato con il 2016 ma in peggioramento tra i giovani, soprattutto per le ragazze (da 70,8 a 68,5). L’indicatore esprime il livello generale di benessere psicologico percepito, confermando come la tutela della salute mentale sia una componente essenziale della qualità della vita a tutte le età.

    Cosa raccontano i servizi pubblici

    L’analisi dell’assistenza sanitaria offerta dalle strutture pubbliche fornisce il quadro delle persone che si rivolgono ai servizi specialistici. Come evidenziato dal Rapporto salute mentale. Analisi dei dati del Sistema Informativo per la Salute Mentale (SISM). Anno 2024 pubblicato nel 2026 dal Ministero della Salute (il cui rilevamento esclude i dati della Regione Abruzzo), gli utenti assistiti dai Dipartimenti di salute mentale sul territorio sono stati 845.516 nel corso del 2024.

    Sul fronte dell’urgenza, il rapporto ministeriale evidenzia un carico significativo per la rete ospedaliera: nel 2024 si sono registrati 636.113 accessi in Pronto Soccorso per patologie e problematiche di natura psichiatrica. Il dato segna un incremento rispetto al 2023, testimoniando un ricorso consistente alle strutture d’emergenza da parte delle persone che vivono un momento di sofferenza acuta.

    Salute mentale

    La depressione: la condizione più frequente

    Tra i diversi disturbi e quadri sintomatologici, la depressione rappresenta una delle condizioni con il maggiore impatto quotidiano e clinico. L’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità evidenzia come la presenza di sintomi depressivi comprometta la percezione di salute globale: chi ne soffre riferisce in media quasi 16 giorni al mese vissuti con un benessere psicologico compromesso, a fronte di un valore medio inferiore ai due giorni dichiarato da chi non presenta tali sintomi (dati PASSI 2023-2024).

    Se si osservano invece i dati del Ministero della Salute dedicati agli utenti in cura clinica presso i servizi specialistici territoriali, emerge un netto divario di genere. Nel Rapporto salute mentale 2024, il tasso di utenti trattati per depressione è pari a 46,5 per 10.000 abitanti tra le donne, contro un valore di 27,0 per 10.000 abitanti tra gli uomini, al contrario di altri disturbi a prevalenza maschile come i disturbi schizofrenici e i disturbi da abuso di sostanze.

    Chi chiede aiuto e chi no

    Un aspetto cruciale per la tutela della salute pubblica riguarda la capacità dei cittadini di esplicitare la propria sofferenza e rivolgersi a canali di supporto. La rilevazione PASSI indica che solo il 65% di coloro che manifestano sintomi depressivi sceglie di chiedere aiuto a qualcuno, rivolgendosi prioritariamente ai medici di medicina generale o agli operatori sanitari. Rimane dunque una persona su tre che non cerca alcun supporto personale o professionale.

    Questa reticenza si inserisce in un contesto culturale in profonda trasformazione, legato direttamente al tema della Giornata mondiale della salute mentale 2026 stabilito dalla World Federation for Mental Health: “Lived experiences heard: real voices, real change“, ovvero la necessità di dare spazio e ascolto all’esperienza vissuta direttamente dalle persone. Un’inquadratura confermata anche dalle indagini sulla percezione della popolazione, come la sintesi dell’indagine “Sanità: il benessere del cervello e della mente come dimensione essenziale della salute” realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia, dalla quale emerge che il 90,3% dei cittadini “ritiene possibile e necessario intervenire precocemente per evitare l’aggravarsi dei disturbi di salute mentale e del cervello”. Ascoltare le storie individuali e superare le barriere del giudizio diventa il presupposto per facilitare la richiesta d’aiuto.

    Cosa sta cambiando? Il nuovo Piano nazionale per la salute mentale 2025-2030 (PANSM)

    Per fare fronte alle esigenze emergenti e rafforzare la rete dei servizi sul territorio, le istituzioni hanno delineato la programmazione per i prossimi anni. Il Ministero della Salute ha infatti ideato il Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030 (PANSM).

    Il Piano individua aree d’intervento prioritarie volte a potenziare i servizi territoriali, l’assistenza per l’infanzia e l’adolescenza e la prevenzione del disagio giovanile. Dal punto di vista finanziario (art. 1, commi 344-347 della Legge di bilancio n. 199/2025), sono previsti 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni per il 2027 e 90 milioni per il 2028, per poi assestarsi su 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2029. Nel triennio 2026-2028, il 30% delle risorse è destinato alle azioni di prevenzione e 30 milioni di euro sono riservati all’assunzione a tempo indeterminato di personale sanitario e sociosanitario.

    Parlarne è il primo passo

    A margine delle analisi quantitative, la celebrazione della Giornata Mondiale della Salute Mentale ribadisce un principio fondamentale: di fronte alla sofferenza psicologica non si deve rimanere soli. La rete di assistenza primaria offre diversi punti di riferimento accessibili, a partire dal proprio medico di medicina generale e dai Dipartimenti di salute mentale della propria ASL di appartenenza, fino al supporto specialistico offerto da professionisti privati e centri dedicati.

    Per chiunque desideri avviare un percorso di supporto o consultare un professionista è oggi possibile accedere ai servizi di psicologia online per intraprendere un percorso con uno psicologo o psicoterapeuta.

    Riconoscere i primi segnali di malessere e condividere ciò che si sta vivendo rappresenta la strada principale per trasformare l’ascolto in un effettivo benessere.

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