L’innovazione del sistema finanziario passa sempre più da intelligenza artificiale, dati, nuovi pagamenti, tokenizzazione e infrastrutture digitali. Ma mentre la velocità di evoluzione aumenta, si impone anche una domanda: quanto è realmente libero un sistema che dipende da tecnologie e infrastrutture che non è sempre in grado di governare direttamente?
E’ questa riflessione che Marco Salerni di S2E ha portato a ‘Evoluzione Finaziaria’, terza edizione della tavola rotonda dedicata all’ecosistema Fintech italiano, svoltasi recentemente a Roma. Un confronto che ha evidenziato come la tecnofinanza non possa essere considerata un mondo separato da banche e operatori tradizionali, ma una componente strutturale del sistema finanziario.
Per Salerni, parlare di sovranità tecnologica non significa chiudersi all’innovazione internazionale né sviluppare tutto internamente. Vuol dire piuttosto avere le competenze, le infrastrutture e la capacità di governo necessarie per scegliere le tecnologie, comprenderne i rischi e poter modificare direzione quando cambia il mercato o le esigenze di business.
“La sovranità tecnologica non significa fare tutto da soli, richiede piuttosto la capacità di scegliere. Possiamo adottare tecnologie sviluppate altrove, ma dobbiamo essere in grado di comprenderle, governarle e modificarle nel tempo”, commenta Salerni. “E’ questa autonomia che permette all’innovazione di diventare un fattore di competitività e non una nuova forma di dipendenza”.
AI e cybersecurity: la tecnologia cambia anche l’organizzazione
Il tema diventa particolarmente rilevante con l’intelligenza artificiale. La sua diffusione non rappresenta infatti solo un’evoluzione tecnologica: sta modificando processi, competenze e modelli organizzativi. Allo stesso tempo, la crescente dipendenza da dati e infrastrutture digitali amplia la superficie di rischio. La cybersecurity diventa quindi una questione di resilienza dell’intero ecosistema, non più soltanto un tema tecnico da gestire all’interno della singola organizzazione.
Per affrontare questa complessità, la collaborazione tra i diversi attori del sistema deve progredire. I problemi legati alla sicurezza, dati, compliance e competitività attraversano infatti i confini delle singole imprese e richiedono competenze diverse.
Dai tavoli di confronto ai “Tiger Team” di sistema
Da qui la proposta di Salerni di trasformare il confronto tra istituzioni, associazioni di categoria, imprese finanziarie e operatori tecnologici in un’attività continuativa attraverso Tiger Team di sistema, dedicati a specifiche priorità.
“La tecnologia corre più velocemente dei processi decisionali e organizzativi. Per questo servono luoghi di confronto capaci di trasformare competenze diverse in risposte concrete e continuative. I Tiger Team possono essere un modello per anticipare le criticità e rafforzare la capacità del sistema di governare il cambiamento”, conclude Salerni.
Per il sistema finanziario europeo la sfida è quindi duplice: continuare ad adottare le tecnologie che possono accelerare innovazione e competitività e, allo stesso tempo, costruire le condizioni per il cambiamento e per governarle nel lungo periodo.


