Broadcom, specialista tecnologico globale che progetta, sviluppa e fornisce semiconduttori e soluzioni software per infrastrutture, annuncia VMware HyperArmor, una nuova soluzione software progettata per rafforzare ulteriormente la protezione del componente hypervisor VMware ESX di VMware Cloud Foundation (VCF). La soluzione risponde alla crescente sofisticazione degli attacchi informatici, contribuendo a ridurre le finestre di esposizione alle minacce senza interrompere i carichi di lavoro che dipendono dall’host.
“L’AI di frontiera ha cambiato le tre ‘V’ delle minacce alla cybersecurity: volume, velocità e varietà. Quando gli attacchi avvengono alla velocità delle macchine, il rilevamento reattivo e l’applicazione di patch non sono più sufficienti” ha dichiarato Paul Turner, Chief Product Officer della divisione VMware Cloud Foundation di Broadcom. “VMware HyperArmor adotta un approccio diverso, consentendo l’esecuzione sull’host esclusivamente di ciò che è considerato ‘sicuro e affidabile’. Con VMware vDefend, che già offre funzionalità di virtual patching per il livello di rete di VMware Cloud Foundation, VMware HyperArmor estende ora questa protezione anche al componente hypervisor stesso.”
Con la crescita e la sofisticazione delle minacce accelerate dall’intelligenza artificiale, la superficie di attacco si estende ormai a ogni livello dell’infrastruttura, incluso l’hypervisor. Due fattori sono responsabili della maggior parte degli attacchi agli hypervisor: il furto delle credenziali root e le vulnerabilità non corrette tramite patch. VMware HyperArmor, compatibile con VMware ESX 8.x e versioni successive, affronta entrambi questi problemi attraverso le seguenti funzionalità:
● Virtual patching per l’ambiente host del componente ESX di VCF. HyperArmor introduce funzionalità di virtual patching a livello host per proteggere ESX, rilevando e bloccando i tentativi di azioni malevole all’interno dei nodi host prima che eventuali vulnerabilità possano essere sfruttate. Queste funzionalità di virtual patching a livello host si affiancano a quelle già disponibili a livello di rete per VMware Cloud Foundation tramite VMware vDefend. Poiché il virtual patching di ESX non richiede il riavvio degli host né aggiornamenti software per mitigare le vulnerabilità, i team di sicurezza possono beneficiare di una significativa riduzione delle finestre di esposizione al rischio, mentre i team IT acquisiscono maggiore flessibilità operativa per testare e applicare le patch ufficiali secondo le proprie tempistiche.
● Positive Host Security Guardrails. HyperArmor protegge l’host a livello infrastrutturale, senza richiedere agent installati all’interno delle macchine virtuali (VM) guest. Poiché un host ESX esegue un insieme limitato e ben definito di processi, HyperArmor crea una baseline di sicurezza positiva e blocca automaticamente qualsiasi eseguibile o script
non autorizzato. La soluzione esegue un inventario degli script già presenti sull’host e ne consente automaticamente l’esecuzione, mentre eventuali nuovi script possono essere approvati dagli amministratori. Il risultato è un monitoraggio continuo e l’applicazione costante delle policy di conformità, con un impatto minimo sulle prestazioni del sistema.
● Autenticazione multifattore (MFA) a livello di hypervisor. HyperArmor integra funzionalità di autenticazione multifattore direttamente nel processo di accesso SSH a ESX. L’accesso richiede due passaggi: l’inserimento delle credenziali SSH standard, seguito da una seconda verifica tramite password temporanea monouso (one-time password) a tempo e associata a un’identità definita separatamente. In questo modo, anche qualora un attaccante riuscisse a ottenere la password root tramite phishing o fuga di credenziali, non potrebbe accedere alla riga di comando senza il secondo fattore di autenticazione.
“Gli attaccanti stanno utilizzando automazione e intelligenza artificiale per sfruttare le vulnerabilità delle infrastrutture a una velocità superiore rispetto a quella con cui la maggior parte delle organizzazioni riesce ad applicare le patch. Per questo motivo, una difesa multilivello deve estendersi fino all’hypervisor, che rappresenta le fondamenta del cloud privato”, ha dichiarato Stephen Elliot, Group Vice President, Software Development and IT Operations di IDC. “I responsabili tecnologici dovrebbero dare priorità a controlli preventivi che consentano di ridurre le finestre di esposizione al rischio senza interrompere gli ambienti di produzione, adottando soluzioni che rafforzino in modo nativo il livello di virtualizzazione, anziché affidarsi ad agent esterni o a meccanismi di rilevamento successivi a un incidente.”
Difesa multilivello per VMware Cloud Foundation VMware HyperArmor opera in sinergia con le più ampie funzionalità di sicurezza di VMware Cloud Foundation, offrendo un approccio integrato e multilivello alla protezione dell’infrastruttura. VMware Cloud Foundation è progettata con impostazioni di sicurezza avanzate già integrate e include funzionalità chiave come la gestione centralizzata delle identità, la crittografia data-at-rest e data-in-transit e il live patching di VMware vSphere, che consente di applicare aggiornamenti critici all’hypervisor senza interrompere i carichi di lavoro o portare gli host in modalità di manutenzione completa. VMware HyperArmor aggiunge un livello di protezione proattiva per l’hypervisor, bloccando gli exploit che tentano di sfruttare l’esecuzione di processi non autorizzati e prevenendo il furto di credenziali. Parallelamente, VMware vDefend rafforza la sicurezza laterale dell’ambiente grazie a funzionalità di micro-segmentazione, rilevamento avanzato delle minacce e prevenzione degli attacchi. Attraverso l’ispezione approfondita del traffico di rete, vDefend è in grado di bloccare exploit emergenti e fornire capacità di virtual patching a livello di rete. Insieme, questi livelli di protezione offrono ai clienti una strategia di defense-in-depth che copre in modo coordinato infrastruttura, rete e hypervisor


