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    Data center in Italia, investimenti potenziali per 37 miliardi di euro

    By Redazione LineaEDP09/10/20267 Mins Read
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    La ricerca IDA 2026 fotografa la crescita del settore: fino a 26 mila occupati a tempo pieno a regime e l’80% delle superfici interessate dai progetti in aree già urbanizzate o dismesse

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    È stata presentata in occasione del Data Center  Symposium di IDA – Italian Datacenter Association, la Ricerca di mercato IDA 2026, realizzata per analizzare dimensioni, traiettorie di crescita e impatti economici e  territoriali del mercato italiano dei data center. 

    All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e  del Made in Italy, e Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della  Sicurezza Energetica, insieme a rappresentanti delle istituzioni, delle imprese e  dell’ecosistema dei data center. La presenza congiunta delle istituzioni e degli operatori  ha evidenziato la necessità di accompagnare lo sviluppo dell’infrastruttura digitale  attraverso un confronto strutturato tra settore pubblico e privato, con l’obiettivo di  favorire una crescita ordinata, sostenibile e coerente con le esigenze infrastrutturali e  territoriali del Paese.

    Luca Beltramino, Presidente di IDA, ha commentato: “Siamo orgogliosi del  confronto emerso oggi al Data Center Symposium tra istituzioni e industria, base per affrontare il futuro del settore partendo da dati concreti e verificabili. La ricerca che  abbiamo presentato vuole proprio contribuire a questo: rendere disponibili numeri  trasparenti, che aiutino a comprendere la realtà dei progetti e a costruire un dialogo più  consapevole con i territori. È un confronto che riteniamo fondamentale perché i data  center sono un’infrastruttura strategica per il Paese, alla base di attività e servizi ormai  indispensabili e parte della quotidianità di ciascuno di noi. Sviluppare questa capacità in  Italia significa rafforzare la nostra autonomia digitale e non lasciare che una quota  sempre più importante dell’economia italiana dipenda da infrastrutture che si trovano  fuori dai nostri confini”. 

    Fino a 26 mila occupati a tempo pieno e 20 mila all’anno nella fase di sviluppo

    La ricerca fotografa una crescita infrastrutturale che ha un impatto significativo sul  mercato del lavoro. Nello scenario di piena attivazione della pipeline, entro il 2036 il  settore potrebbe sostenere circa 11.900 FTE (Full-Time Equivalent) diretti ricorrenti. A  questi si aggiungerebbero circa 11.000 FTE indiretti nella filiera operativa e 3.000 FTE  indotti dai consumi dei lavoratori, portando l’occupazione ricorrente complessiva a circa  26 mila occupati a tempo pieno.

    Separatamente, le attività di sviluppo, progettazione, costruzione, fit-out e  commissioning potrebbero richiedere in media circa 20 mila FTE temporanei ogni anno  tra il 2026 e il 2036.

    La disponibilità di competenze rappresenta però una condizione essenziale per  trasformare la pipeline in capacità effettivamente operativa. Nella Survey IDA 2026, 53

    rispondenti su 80 indicano la scarsità di profili specializzati tra i principali ostacoli al  reperimento delle competenze.

    L’80% delle superfici su aree già urbanizzate o dismesse

    Un ulteriore elemento emerso dalla ricerca riguarda la localizzazione degli interventi.  L’80% delle superfici interessate dai progetti analizzati riguarda aree già urbanizzate o  dismesse, oggi oggetto di riqualificazione, mentre il restante 20% interessa aree non  precedentemente urbanizzate.

    Il dato evidenzia quindi una prevalenza di interventi di recupero di aree industriali,  riqualificazione e riuso di terreni già trasformati, piuttosto che di sviluppo su aree  precedentemente non urbanizzate. Tutti gli interventi analizzati ricadono inoltre su  terreni con destinazione compatibile con lo sviluppo industriale.

    Investimenti e benefici: una crescita che interessa più territori

    La ricerca stima circa €467 milioni annui di consumi attivati dalle famiglie attraverso i  redditi degli occupati diretti e indiretti, circa €111 milioni di contributi e opere connessi  allo sviluppo e circa €29,6 milioni annui di fiscalità immobiliare lorda, dei quali circa €9  milioni destinati ai territori.

    A questi si aggiungono infrastrutture elettriche, viarie, digitali e idriche, programmi di  formazione, coinvolgimento dei fornitori locali e iniziative concordate con le comunità.  Queste ricadute non vengono aggregate dalla ricerca in un unico valore nazionale,  perché dipendono dalle caratteristiche e dagli accordi dei singoli progetti.

    La geografia del mercato mostra inoltre una progressiva articolazione oltre Milano.  Roma emerge come secondo polo nazionale, mentre Torino, Motor Valley, Nord  Adriatico, Puglia, Sicilia e Sardegna presentano differenti opportunità legate alla  domanda industriale, alla connettività e alla posizione nella geografia digitale nazionale  e mediterranea.

    Nello scenario 2031, la ricerca stima, tra le altre aree, una domanda complessiva di 217  MW per Roma, 38 MW per Torino e Alpi Occidentali, 35 MW per Napoli e la Campania,  19 MW per la Puglia, 13 MW per il Nord Adriatico e 9 MW per la Motor Valley.

    La diversificazione territoriale rappresenta quindi un elemento della futura evoluzione  del mercato italiano: non soltanto per distribuire gli investimenti, ma anche per  sviluppare capacità digitale, connettività e competenze in aree diverse dal principale hub nazionale.

    Quasi 37 miliardi di euro di investimenti infrastrutturali potenziali

    La piena attivazione della pipeline qualificata è associata a circa 36,9 miliardi di euro di  investimenti infrastrutturali cumulati nel periodo 2026-2036.

    La ricerca stima inoltre circa 67 miliardi di euro di hardware IT potenzialmente ospitato  e circa 600 milioni di euro di servizi relativi all’installazione, configurazione, integrazione  e messa in esercizio delle infrastrutture.

    Il valore aggiunto operativo diretto delle facility potrebbe raggiungere circa 3,87 miliardi  di euro annui entro il 2036, nello scenario centrale e con un utilizzo medio della capacità  operativa dell’85%.

    Un mercato in crescita: circa 2,0 GW di capacità commerciale al 2031

    Alla fine del 2025 la capacità IT complessivamente installata raggiunge circa 760 MW,  di cui 460 MW commerciali e circa 300 MW enterprise.

    Per la componente commerciale, lo studio identifica una capacità complessiva di circa  2,0 GW al 2031, costituita dalla capacità già operativa e da una pipeline qualificata di  circa 1.800 MW.

    La pipeline qualificata distingue inoltre i diversi livelli di maturità dei progetti: 230 MW  risultano in costruzione, 673 MW in sviluppo e 936 MW in fase preliminare qualificata.  La ricerca sottolinea quindi l’importanza di distinguere il potenziale di mercato dai  progetti effettivamente destinati a entrare in esercizio, la cui realizzazione dipenderà da  disponibilità energetica, connessioni alla rete, autorizzazioni, siti idonei, connettività e  condizioni commerciali.

    Sostenibilità: i dati aiutano a superare rappresentazioni semplificate

    Uno dei contributi della ricerca riguarda il confronto sui temi ambientali, sui quali il  dibattito pubblico si concentra spesso su singoli indicatori o rappresentazioni non  sufficientemente contestualizzate. Lo studio porta invece dati su alcuni dei principali  temi al centro del confronto con i territori: consumo di suolo, utilizzo dell’acqua,  fabbisogno energetico, efficienza del raffreddamento e recupero del calore.

    In particolare, sul fronte energetico, il campione europeo EUDCA analizzato dalla ricerca  indica che circa il 97% dell’elettricità dichiarata dagli operatori proviene da fonti a basse  emissioni, in larga parte rinnovabili. Sul fronte dell’acqua, lo studio evidenzia inoltre  l’evoluzione verso sistemi a secco, circuiti chiusi, configurazioni ibride e raffreddamento  a liquido.

    Anche il recupero del calore rientra tra le direttrici di sviluppo della sostenibilità. La sua  applicazione concreta dipende dalla presenza di reti e utilizzatori nelle vicinanze:  laddove queste condizioni siano presenti, il calore prodotto dalle infrastrutture può  essere valorizzato invece di essere semplicemente dissipato.

    Questi elementi fanno della ricerca una base conoscitiva per un dialogo più efficace con  i territori, fondato su dati, indicatori confrontabili e caratteristiche reali dei singoli  progetti. Un approccio che diventa particolarmente rilevante considerando che, nella  Survey IDA 2026, 48 rispondenti su 80 hanno indicato uso del suolo e acqua come temi  prioritari del dialogo territoriale, seguiti da energia (35) e calore o microclima (32).

    Il Data Center Symposium ha quindi rappresentato un momento di confronto tra  istituzioni e industria su come accompagnare questa fase di sviluppo attraverso una  pianificazione coordinata di energia, infrastrutture, autorizzazioni, competenze e  rapporto con i territori. I dati della ricerca indicano infatti che la questione non è soltanto  quanto crescerà il mercato, ma come trasformare il potenziale di investimento in  infrastrutture effettivamente realizzabili, competitive e integrate nei territori che le  ospitano.

    IDA – Italian Datacenter Association
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