Everpure, azienda specializzata nello storage e nella gestione dei dati, ha pubblicato una nuova ricerca globale da cui emerge che l’88% dei membri C-suite di grandi aziende ritiene che un fallimento in materia di sovranità dei dati potrebbe costargli il posto di lavoro, mentre il 91% teme danni finanziari e reputazionali per la propria organizzazione. Nonostante una posta in gioco così alta, il 64% delle organizzazioni opera senza una strategia formale di sovranità dei dati: una vulnerabilità nella gestione dei dati delle aziende moderne, in un contesto geopolitico sempre più incerto.
La sovranità dei dati è diventata un rischio di business determinante, con sfide che vanno dall’esfiltrazione di dati imposta da autorità straniere a potenziali incidenti di tipo Denial of Service (DoS). Il Global Data Sovereignty Report 2026 di Everpure ha coinvolto 2.100 leader aziendali in otto Paesi per confrontare le intenzioni strategiche con l’effettivo livello di preparazione operativa. I risultati rivelano un netto divario:
La preoccupazione per la sovranità dei dati è concreta:
- Il 90% delle organizzazioni riconosce la sovranità dei dati come una questione di business, e la stragrande maggioranza prevede gravi conseguenze finanziarie o a livello di leadership in caso di fallimento.
- L’85% è disposto a rinunciare a funzionalità avanzate pur di collaborare con un provider locale o sovrano.
- Il 40% sta già limitando l’utilizzo di provider SaaS che si basano su infrastrutture non nazionali.
Consapevolezza senza preparazione:
- Nonostante questa consapevolezza, il 64% delle organizzazioni opera senza una strategia formale di sovranità dei dati.
- Il 62% non ha piena visibilità su chi può accedere ai propri dati, controllarli e gestirli.
- Il 56% non dispone di piani di mitigazione contro l’esfiltrazione dei dati o l’interruzione dei servizi legate a fattori geopolitici.
- Il 56% ammette di non avere le competenze e la capacità necessarie per portare avanti iniziative di sovranità, mentre il 36% fatica a ottenere il sostegno del top management (executive buy-in).
- Solo il 9% indica la protezione dall’accesso extraterritoriale ai dati come priorità assoluta.
I risultati evidenziano un chiaro “sovereignty gap” tra la consapevolezza del rischio da parte dei vertici aziendali e l’effettiva preparazione operativa. Molte aziende affrontano ancora la sovranità come un’ordinaria attività di cybersecurity o di compliance. Di conseguenza, le organizzazioni non riescono a garantirsi il controllo sui propri dati e non sono in grado di difendersi da minacce geopolitiche che potrebbero avere conseguenze significative.
“I responsabili aziendali sanno che la sovranità dei dati può mettere in gioco il loro posto di lavoro, eppure molti si concentrano ancora sui rischi sbagliati. La sovranità non riguarda semplicemente il luogo in cui i dati vengono archiviati, ma la possibilità di averne piena visibilità e pieno controllo grazie a una gestione dei dati moderna. Chi può accedere ai dati, quali giurisdizioni si applicano e se dati o servizi business-critical potrebbero subire interruzioni: sono queste le domande chiave che ogni organizzazione dovrebbe porsi” ha dichiarato Alex McMullan, Chief Technology Officer, International di Everpure.
“La sovranità digitale è passata dall’essere un tema di compliance a una questione critica per il board aziendale. Per i dirigenti, la sfida non consiste solo nel sapere dove sono ospitati i propri dati, ma nell’avere il controllo totale su tutti gli accessi e i trasferimenti di dati (inclusi tutti i metadati), nel disporre di una protezione garantita contro le richieste di accesso extraterritoriali e nel gestire i rischi IT e quelli legati ai fornitori alla luce delle incertezze geopolitiche”, ha affermato Rahiel Nasir, Research Director and Lead Analyst, Worldwide Digital Sovereignty di IDC.


