L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui le aziende accedono alle informazioni, elaborano i dati e gestiscono i processi. Ma alla crescita delle possibilità operative corrisponde un aumento dei rischi: gli agenti AI possono accedere a informazioni sensibili, modificarle o cancellarle, talvolta senza che le organizzazioni abbiano una visibilità completa delle loro attività. In questo scenario, proteggere i dati non significa più soltanto disporre di una copia di backup da ripristinare in caso di incidente: diventa essenziale sapere che cosa è successo, quali informazioni sono state coinvolte e come riportarle a uno stato affidabile.
È questo il contesto da cui parte la strategia presentata da Veeam, azienda globale specializzata nella protezione dei dati e nella cyber resilience, che aiuta le organizzazioni a proteggere, gestire e ripristinare i propri dati in ambienti cloud, on-premise e ibridi, durante il suo evento globale VeeamON. L’azienda, forte di vent’anni di esperienza nella protezione e nel ripristino dei dati, vuole estendere il proprio ruolo nell’era dell’AI, collegando la resilienza alle esigenze di sicurezza, governance, privacy e conformità normativa.
Dalla cyber resilience alla fiducia nei dati
A delineare lo scenario è stato Anand Eswaran, CEO di Veeam, che ha individuato nella fiducia il principale elemento mancante per un’adozione consapevole dell’intelligenza artificiale. “La questione -, ha spiegato -, non riguarda soltanto la possibilità di implementare l’AI, ma la capacità di fidarsi dei dati su cui opera e delle azioni che è in grado di eseguire”.
Le minacce, infatti, non si limitano più al furto, alla cifratura o alla cancellazione delle informazioni perché un agente può anche modificare dei record senza renderne immediatamente evidente l’alterazione. In questi casi, recuperare una copia dei dati non è sufficiente: occorre ricostruire con precisione quali informazioni siano state cambiate e ripristinare i valori corretti.
“Quali record sono stati modificati? In che cosa sono stati trasformati? E com’erano prima?”, ha chiesto Eswaran, indicando tre domande alle quali le aziende devono essere in grado di rispondere quando si verifica un incidente.
Il CEO ha descritto l’evoluzione della resilienza attraverso tre fasi: il backup e il recovery, basati sul presupposto che un guasto possa verificarsi; la cyber resilience, sviluppata per affrontare la possibilità di una violazione; e infine l’era agentica, nella quale occorre considerare anche le modifiche indesiderate introdotte dall’AI. “Oggi dobbiamo presumere che si verifichi un guasto, che ci sia una violazione e che qualcosa possa deviare dal comportamento previsto”, è il senso del suo messaggio.
A complicare il quadro è la crescente diffusione di identità non umane: agenti, applicazioni, account di servizio e altri componenti automatizzati che possono accedere alle risorse aziendali. Anche conoscere le identità e le relative autorizzazioni, tuttavia, non basta. Bisogna capire quali dati vengano effettivamente raggiunti, attraverso quali percorsi e con quali conseguenze.
Il dato come punto di controllo
La risposta di Veeam a queste nuove sfide consiste nel partire dai dati, anziché limitarsi a monitorare gli agenti che li utilizzano. Un approccio che permette, secondo l’azienda, di individuare le attività che interessano le informazioni anche quando provengono da identità o agenti non precedentemente censiti.
“I dati devono essere considerati un asset aziendale a tutti gli effetti, non semplicemente una componente di un’applicazione” ha sottolineato Steve McIntyre, SVP of Data Protection and Analytics and Cloud Security di Fidelity Investments.
Per McIntyre, la velocità con cui si evolvono gli accessi e le interazioni rende necessario rivedere continuamente autorizzazioni e configurazioni. Un controllo effettuato oggi, infatti, potrebbe non essere più adeguato dopo pochi mesi. Le imprese devono quindi individuare le anomalie, verificare chi può accedere alle informazioni e assicurarsi che i piani di ripristino comprendano anche i dati e le identità, oltre alle applicazioni e all’infrastruttura.
Da qui la necessità di superare la frammentazione tra strumenti e funzioni che tradizionalmente operano separatamente. “Dobbiamo capire quali informazioni sono sensibili, chi dovrebbe potervi accedere e che cosa è stato fatto con quei dati”, ha spiegato McIntyre, richiamando l’importanza di ricostruire gli eventi in modo utile anche per i team di sicurezza.
Data AI Command Platform e Intelligent ResOps
Il fulcro della strategia è la Data AI Command Platform, presentata da Veeam come ambiente unificato per mettere in relazione dati, identità, autorizzazioni e attività, collegando le informazioni presenti nei sistemi attivi a quelle contenute nelle copie protette. La piattaforma si basa sulla Data AI Command Graph, che consente di correlare questi elementi e di ricostruire i rapporti tra dati, soggetti che vi accedono e azioni effettuate.
Su questa architettura si innesta Veeam Intelligent ResOps, la nuova evoluzione delle operazioni di resilienza. L’obiettivo è passare da un ripristino generalizzato a un recupero selettivo, che permetta di intervenire soltanto sulle informazioni e sulle risorse realmente compromesse.
Come ha chiarito Eswaran: “una copia di recupero indica che cosa si può ripristinare; la mappa delle relazioni indica che cosa è necessario ripristinare e che cosa, invece, non va toccato”. La differenza è rilevante: conoscere il punto di ripristino è fondamentale, ma disporre del contesto necessario per scegliere che cosa recuperare aiuta a limitare l’impatto dell’incidente e a tornare più rapidamente a una condizione affidabile.
La piattaforma non sostituisce i prodotti di protezione già presenti nel portafoglio Veeam. Veeam Data Platform, Veeam Data Cloud e Veeam Kasten restano i motori di resilienza dell’offerta. La novità è la possibilità di integrarli in un contesto più ampio, arricchendo le operazioni di backup e recovery con informazioni sulle identità, sugli accessi e sulle attività.
Microsoft 365, identità e ambienti di sviluppo
La prima applicazione concreta di Intelligent ResOps riguarda Microsoft 365, ambiente nel quale convivono informazioni aziendali, strumenti di produttività e un numero crescente di agenti AI. La disponibilità generale della soluzione è stata annunciata come imminente.
Integrata con Veeam Data Cloud per Microsoft 365, la funzionalità permette di individuare gli agenti che accedono ai dati, monitorare le modifiche e intervenire per annullare cambiamenti indesiderati o recuperare file eliminati. Le esperienze raccolte durante la fase di anteprima privata hanno evidenziato, secondo Veeam, la presenza di agenti precedentemente sconosciuti e attività di modifica dei dati che le organizzazioni non avevano pienamente identificato.
L’estensione delle funzionalità non si ferma alla produttività: Veeam ha presentato anche l’ampliamento della protezione agli ambienti on-premise, attraverso un’integrazione in anteprima privata con Veeam Data Platform, e nuove capacità dedicate alla resilienza delle identità digitali. Per quest’ultimo ambito, il supporto a Okta è entrato in private preview, mentre sono previste successive integrazioni con Google IAM, AWS IAM e Azure IAM.
Un ulteriore fronte riguarda gli ambienti di sviluppo: Veeam ha annunciato una futura anteprima privata per GitHub, con l’obiettivo di proteggere e recuperare repository, codice, configurazioni e autorizzazioni. Tra le integrazioni previste figurano inoltre GitLab, Azure DevOps, Jira e Confluence. Sul versante della sicurezza e della governance dei dati, l’azienda ha indicato anche l’estensione delle capacità ad altri ambienti, tra cui Google Workspace e SMB File Share.
Una strategia di convergenza
Il percorso delineato da Veeam punta quindi a superare la tradizionale separazione tra backup, sicurezza e governance: in un contesto nel quale le attività si svolgono sempre più spesso alla velocità delle macchine, la resilienza deve comprendere la capacità di individuare i rischi prima dell’incidente, ricostruire ciò che è accaduto e ripristinare in modo mirato dati e identità.
La sfida non è soltanto tornare operativi, ma assicurarsi che il ripristino non riporti in funzione anche le condizioni che hanno reso possibile il problema. Per questo, ha ribadito McIntyre: “i piani di recupero devono essere testati end-to-end e includere i dati, le dipendenze applicative e le identità che possono accedervi”.
Con Intelligent ResOps e la Data AI Command Platform, Veeam vuole dunque estendere la propria esperienza nella protezione dei dati verso un modello di resilienza intelligente e contestuale. Un’evoluzione che, nell’era dell’AI agentica, lega la continuità operativa alla capacità di sapere non solo che cosa è possibile recuperare, ma anche che cosa è stato compromesso e quale sia lo stato realmente affidabile a cui tornare.


