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    Sei qui:Home»News»Il lavoro? (Anche in Italia) è cambiato per sempre

    Il lavoro? (Anche in Italia) è cambiato per sempre

    By Redazione LineaEDP07/09/20214 Mins Read
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    Lo dicono i dati della ricerca sul lavoro di Okta intitolata “Il futuro dello smart working” e condotta da Censuswide negli ultimi 14 mesi

    Smart working_vmware

    Il lavoro è cambiato per sempre. Dopo più di un anno in smart working i lavoratori (sia manager che impiegati) oggi vogliono lavorare dove e quando preferiscono.

    Lo dicono i risultati di una nuova ricerca commissionata da Okta, fornitore di una piattaforma cloud per la gestione sicura delle identità e degli accessi, e condotta da Censuswide negli ultimi 14 mesi.

    Verso una nuova definizione dello spazio di lavoro

    Dalla ricerca intitolata “Il futuro dello smart working” emerge che l’obiettivo per gli imprenditori non è più gestire un team che lavora da remoto ma costruire un’esperienza lavorativa con la persona al centro. È questo il nuovo status quo: una nuova definizione dello spazio lavorativo, in cui “si lavora ovunque ci si trovi”. Che si voglia chiamare remoto, ibrido, flessibile o dinamico, le aziende che vogliono essere competitive e attrarre talenti devono ripensare il classico posto di lavoro.

    La produttività però rimane la sfida principale, così come la collaborazione e gli aspetti di sicurezza informatica. Le aziende devono affrontare aspetti critici inerenti infrastrutture tecniche e di sicurezza per supportare una forza lavoro distribuita geograficamente, oltre ad allestire gli uffici fisici in modo nuovo.

    La ricerca di Okta porta a una chiara certezza: nessun posto di lavoro va bene per tutti, non più. Le aziende, quindi, devono adeguarsi.

    I dati della ricerca sul campione italiano

    Sono stati intervistati oltre 10.000 impiegati in 12 settori industriali, di cui 1.003 in Italia (482 donne e 521 uomini), con lo scopo di comprendere le problematiche principali derivanti dall’attuale modalità lavorativa ed eplorare la prospettiva del futuro del lavoro da un punto di vista economico, professionale e culturale. Ne emerge un quadro in cui la pandemia ha rivoluzionato le dinamiche del lavoro (lontane ormai dalle otto ore lavorative trascorse in ufficio) che continueranno a evolvere anche dopo lo stato d’emergenza.

    Le aspettative sul lavoro del futuro

    Il primo dato che emerge è senza dubbio quello più rilevante. Secondo il sondaggio, solo il 22% degli intervistati italiani preferirebbe tornare in ufficio a tempo pieno, 5 giorni a settimana. La modalità preferita è il lavoro ibrido (un mix tra smart working e lavoro in presenza) scelto dal 42% (di cui il 46% uomini e il 36% donne). Solo il 20% degli uomini italiani sarebbe felice di lavorare da casa per sempre, rispetto al 14% delle donne.

    I giovani più disponibili e aperti alle novità

    Avendone la possibilità grazie allo smart working, ben il 53% dei più giovani, nella fascia 16-34 anni, si trasferirebbe altrove, percentuale che crolla al 18% sopra il 55 anni. In generale, il 62% degli impiegati italiani sceglierebbe di rimanere esattamente dov’è (il 44% per rimanere vicino alla famiglia).

    Analogamente, gli orari di lavoro tradizionali sembrano essere più apprezzati dai senior. Il 52% degli over 55 vorrebbe lavorare negli orari canonici, mentre il 66% dei giovani (tra i 25 e 34 anni) preferirebbe un ambiente asincrono, senza orari di lavoro fissi e con la possibilità di decidere quando lavorare, da dove e con quali strumenti più idonei.

    In questo contesto bisogna tuttavia segnalare che il sondaggio coinvolgeva anche settori come l’Education e la Finanza, in cui spesso il lavoro asincrono non è attuabile per limitazioni tecniche o logistiche.

    Le nuove sfide della sicurezza informatica

    Permettere alle persone di lavorare ovunque e a qualsiasi orario, tuttavia, comporta una sfida considerevole in termini di sicurezza informatica. Oggi, infatti, sempre secondo il sondaggio, molte imprese italiane sono impreparate. Il 39% utilizza le sole password, senza sistemi più evoluti che abbatterebbero in modo considerevole i rischi di frode, perdita o furto di dati. Solo il 28% degli italiani intervistati si affida ad altre soluzioni di sicurezza sicure, come l’autenticazione multi-fattore, e solo il 13% usa i dati biometrici.

    Il che dimostra che, anche se la cultura della sicurezza sta progredendo, esistono ancora considerevoli gap da colmare.

    Insomma, dopo aver acceso i fari sullo smart working, la pandemia ne sta mostrando le debolezze. Ma nel rientro al lavoro post Covid ci saranno anche numerose opportunità di miglioramento.

    Censuswide lavoro Okta Smart working
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    Redazione LineaEDP
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