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    PEC, dall’Italia all’Europa: la sfida dell’interoperabilità

    By Redazione LineaEDP23/10/202610 Mins Read
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    Oltre 20 milioni di caselle attive in Italia e nuove prospettive europee: istituzioni e operatori a confronto sul futuro della comunicazione certificata

    Convegno-PEC

    Valorizzare il patrimonio di competenze, infrastrutture e standard sviluppato in Italia in vent’anni di Posta Elettronica Certificata, accompagnandone l’evoluzione verso un ecosistema europeo di servizi fiduciari sempre più integrato e interoperabile. È questa la prospettiva che ha guidato il confronto tra istituzioni, Pubbliche Amministrazioni e operatori italiani ed europei riuniti a Roma per il convegno “PEC. Eccellenza italiana, futuro europeo”, promosso da Aruba presso il Tempio di Vibia Sabina e Adriano, con il patrocinio di AgID – Agenzia per l’Italia Digitale e del Dipartimento per la Trasformazione Digitale e il sostegno di ABI – Associazione Bancaria Italiana.

    Dagli interventi e dalle diverse sessioni di approfondimento sono emerse alcune direttrici fondamentali per il futuro della PEC: valorizzare una componente strutturale già ampiamente integrata nei processi del Paese, preservare semplicità d’uso e certezza giuridica e rafforzare la collaborazione tra istituzioni e operatori per rendere possibile la comunicazione certificata transfrontaliera. Un percorso nel quale l’esperienza italiana può rappresentare un punto di partenza concreto per la costruzione di un ecosistema europeo della fiducia digitale.

    Il ruolo delle istituzioni: preservare il valore del modello italiano e accompagnarne l’evoluzione

    Ad aprire i lavori sono stati Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma, ed Enrico Pagliarini, giornalista di Radio 24 e moderatore della giornata, seguiti dai saluti istituzionali di Antonio Aurigemma, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio. “Il nostro Paese si distingue per qualità, creatività e ingegno, e la PEC ne rappresenta un esempio concreto: negli anni ha accelerato numerose procedure, semplificato le attività e ridotto i tempi di attesa. L’innovazione tecnologica avanza rapidamente e le istituzioni hanno il compito e il dovere di accompagnarne l’evoluzione, sostenendo le imprese e rafforzandone la competitività sui mercati internazionali.”

    La parola è poi passata, attraverso due videomessaggi, ad Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica e alla Transizione digitale, e a Roberto Viola, Direttore Generale di DG CONNECT presso la Commissione europea.

    Nel suo intervento, Butti ha evidenziato come la PEC rappresenti un esempio di innovazione capace di trasformare stabilmente i comportamenti e i processi del Paese, individuando tre sfide per il futuro: portare l’esperienza italiana nel sistema europeo dei servizi fiduciari, garantire continuità nella transizione senza introdurre oneri sproporzionati per gli utenti e affrontare il rapporto con le tecnologie emergenti, a partire dall’intelligenza artificiale. In questo contesto ha richiamato anche l’importanza di assicurare identificazione sicura, interoperabilità e piena tutela del valore giuridico delle comunicazioni.

    “La PEC ha risposto a un bisogno reale: ha trasferito nel mondo digitale la certezza della comunicazione formale, rendendola accessibile da qualsiasi luogo. 20 milioni di caselle attive significano milioni di comunicazioni inviate ogni giorno con certezza, tracciabilità e valore legale. Significano meno carta, meno attese, meno costi per i cittadini, per i professionisti, per le imprese e anche per le amministrazioni. Ma proprio perché è un’innovazione che ha dimostrato di funzionare, oggi la PEC deve guardare avanti e confrontarsi con nuove sfide. Il futuro della PEC deve rimanere italiano nelle competenze, diventare europeo nella dimensione e continuare a essere concreto nella vita delle persone e delle imprese” ha dichiarato Alessio Butti.

    A portare la prospettiva delle istituzioni europee è stato Roberto Viola, Direttore Generale di DG CONNECT presso la Commissione europea, che ha riconosciuto nella PEC un’eccellenza italiana e un’esperienza che ha contribuito alla definizione degli standard europei della comunicazione certificata. Guardando alle prospettive future, Viola ha richiamato il ruolo del Business Wallet europeo, destinato a integrare strumenti di identità digitale, firma, attestazioni verificabili e comunicazione sicura con valore legale, valorizzando i principi di certezza giuridica e affidabilità già alla base della PEC. Un’evoluzione nella quale, ha sottolineato, gli operatori italiani possono mettere a disposizione le competenze maturate in oltre vent’anni di esperienza.

    A portare il saluto del sindaco Roberto Gualtieri e dell’amministrazione capitolina è stata Valeria Baglio, Assessora alle Attività Produttive e alle Pari Opportunità di Roma Capitale. Nel suo intervento l’Assessora ha richiamato il valore della PEC come eccellenza italiana e l’impegno della Capitale per una trasformazione digitale accessibile a tutti. “Per una città come Roma tutto questo assume un significato particolare: rendere più semplice il rapporto con la Pubblica Amministrazione significa migliorare la qualità dei servizi, sostenere chi lavora e fa impresa e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.”

    Dalla diffusione ai casi d’uso: la PEC è già una componente strutturale essenziale per il Paese

    La diffusione raggiunta dalla PEC e il suo utilizzo in un numero crescente di processi amministrativi, professionali e d’impresa hanno rappresentato il punto di partenza del confronto dedicato alle applicazioni concrete dello strumento. A offrire una fotografia aggiornata è stata la ricerca IDC 2026, presentata da Massimiliano Claps, Research Director di IDC, che evidenzia come la PEC abbia ormai superato la dimensione del semplice adempimento normativo per diventare parte integrante della vita digitale del Paese.

    Secondo lo studio, in Italia si stimano oltre 20 milioni di caselle PEC attive e circa 3,5 miliardi di messaggi scambiati nel 2026. La ricerca restituisce inoltre un quadro di utilizzo articolato: il 60% delle Pubbliche Amministrazioni intervistate ricorre quotidianamente alla PEC nelle comunicazioni con altri enti, il 78% dei professionisti la utilizza con frequenza quotidiana o settimanale e il 45% degli utenti privati vi ricorre almeno una volta al mese, anche in assenza di obblighi normativi.

    Il confronto successivo alla presentazione dello studio ha permesso di approfondire il valore della PEC nei diversi ambiti in cui è ormai integrata, mettendo in relazione la diffusione quantitativa dello strumento con i benefici e le esigenze operative di amministrazioni, imprese e cittadini.

    Dal ruolo di AgID nella definizione degli standard e delle regole all’impiego della PEC nel sistema giudiziario, fino alle applicazioni nel settore bancario e nei servizi delle amministrazioni territoriali, i contributi hanno offerto una lettura trasversale di come certezza giuridica, tracciabilità e rapidità delle comunicazioni possano sostenere la digitalizzazione dei processi.

    A sottolineare il ruolo della PEC nell’ecosistema digitale italiano è stato Mario Nobile, Direttore Generale di AgID, che ha partecipato al confronto insieme a Riccardo Corbucci (Roma Capitale), Francesco Marcolini (Lazio Innova), Francesca Palisi (ABI), Laura D’Aprile (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) e all’europarlamentare Francesco Torselli.

    Nel suo intervento, Mario Nobile ha sottolineato come la diffusione capillare della PEC rappresenti un elemento distintivo dell’esperienza italiana nel panorama internazionale. Con oltre 20 milioni di caselle attive a fronte di una popolazione di circa 59 milioni di abitanti, l’Italia si è affermata come un modello di riferimento nella digitalizzazione delle comunicazioni a valore legale: “La trasformazione digitale sta entrando in una nuova stagione, nella quale la qualità dei servizi non dipende più soltanto dalla loro disponibilità online, ma dalla capacità di costruire ecosistemi interoperabili, sicuri e semplici da utilizzare. Identità digitale, servizi fiduciari, domicilio digitale, notifiche elettroniche e interoperabilità dei dati diventano così meccanismi interconnessi di una medesima infrastruttura in grado di generare valore. In questo scenario, la PEC rappresenta un asset importante per il sistema Paese. L’Italia ha sviluppato con anticipo un modello capace di raggiungere una diffusione su larga scala, generando competenze, infrastrutture, standard e un ecosistema di operatori che costituiscono oggi una base solida per affrontare la nuova dimensione europea.”

    Il passaggio europeo: evoluzione normativa e interoperabilità come priorità

    La necessità di accompagnare la PEC verso una piena dimensione europea, senza disperdere l’esperienza maturata in Italia, è stata al centro del confronto dedicato all’evoluzione normativa. Il panel “PEC: nata in Italia, pronta per l’Europa” ha approfondito il rapporto tra il Codice dell’Amministrazione Digitale e il regolamento eIDAS 2, esaminando le condizioni necessarie per favorire il passaggio verso servizi elettronici di recapito certificato qualificato interoperabili.

    Dal confronto è emersa la centralità di un percorso che sappia coniugare l’adeguamento al nuovo quadro europeo con la valorizzazione delle infrastrutture, degli investimenti e degli standard già sviluppati nel mercato italiano. Una trasformazione che riguarda non soltanto gli aspetti tecnologici, ma anche la certezza giuridica delle comunicazioni, la continuità dei servizi e le condizioni per favorirne l’utilizzo su scala transfrontaliera.

    A confrontarsi su queste prospettive sono stati Andrea Sassetti (Assocertificatori), Edoardo Buonvino (Dipartimento per l’innovazione tecnologica della giustizia), Antonio Maria Tambato (AgID), Francesco Radicetti (Ministero per la Pubblica Amministrazione).

    “La PEC è oggi parte integrante del processo telematico, civile e penale. Nel processo civile è il canale attraverso cui gli avvocati depositano gli atti, e attraverso il “Tribunale online” anche i cittadini che possono agire senza difensore, come coloro che formulano istanze in tema di amministrazione di sostegno, trasmettono i propri atti all’ufficio giudiziario” – ha dichiarato Buonvino. “L’evoluzione verso il recapito certificato qualificato europeo, con l’identificazione certa di mittente e destinatario, rafforzerà le garanzie che oggi si ottengono affiancando PEC e firma digitale. L’Italia arriva a questo passaggio in una posizione di vantaggio, forte di un’esperienza ormai ventennale e di gestori già qualificati secondo lo standard europeo, mentre le norme del processo civile e penale già prevedono il recapito qualificato accanto alla PEC: per questo a questa transizione si può guardare con fiducia.”

    Una strategia condivisa per la fiducia digitale: il contributo degli operatori europei

    Accanto all’evoluzione normativa, il confronto ha evidenziato la necessità di costruire una visione condivisa tra gli operatori europei dei servizi fiduciari. È su questa prospettiva che si è concentrato il panel “La visione comune di un ecosistema digitale europeo interoperabile”, dedicato alle opportunità di una strategia europea capace di favorire la collaborazione tra sistemi e mercati nazionali.

    Il tema assume particolare rilevanza anche alla luce delle evidenze della ricerca IDC: il 55% delle organizzazioni intervistate indica la mancanza di interoperabilità internazionale tra le principali barriere all’utilizzo della PEC, mentre il 67% ritiene che la possibilità di estendere la PEC a livello europeo possa migliorare la certezza legale e la compliance nelle comunicazioni internazionali.

    Il confronto tra i rappresentanti di Aruba, Asseco, ESD, InfoCert ed Evrotrust Technologies ha quindi posto al centro il ruolo della collaborazione tra operatori nella costruzione di un ecosistema europeo nel quale i servizi di recapito certificato possano dialogare attraverso standard condivisi, superando la frammentazione tra i diversi sistemi nazionali.

    Il tema dell’interoperabilità ha trovato un ulteriore momento di approfondimento nella sessione conclusiva “L’interoperabilità è possibile e necessaria”, dedicata alla Proof of Concept sviluppata da Aruba e Asseco. L’iniziativa ha offerto l’occasione per affrontare gli aspetti operativi della comunicazione certificata transfrontaliera, dalla possibilità di definire modelli condivisi di indirizzamento alla valorizzazione delle esperienze maturate nei sistemi italiano e polacco, fino alle condizioni necessarie per lo sviluppo di servizi interoperabili sostenibili anche dal punto di vista commerciale.

    A conclusione della giornata, il pensiero di Stefano Sordi, Direttore Generale di Aruba: “Il confronto di Roma ha confermato che il futuro della PEC non si costruisce ripartendo da zero, ma valorizzando un patrimonio di competenze, infrastrutture e investimenti che ha reso l’Italia un punto di riferimento nella comunicazione certificata. La sfida è ora portare questa esperienza su scala europea, attraverso regole condivise, interoperabilità e una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni e operatori. Come Aruba, siamo pronti a mettere a disposizione di istituzioni sia italiane che europee la nostra esperienza e le competenze maturate in oltre vent’anni di attività come gestore PEC, contribuendo attivamente alla definizione di un percorso comune per l’evoluzione della comunicazione certificata a livello europeo. Un percorso che sappia preservare la semplicità, l’universalità e la certezza giuridica che hanno decretato il successo della PEC e, al tempo stesso, aprire nuove opportunità per cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni in tutta Europa”.

    Aruba
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