Rafforzare la sovranità digitale in Italia significa garantire un maggiore controllo sui dati, sulle infrastrutture tecnologiche e sui sistemi informativi strategici, riducendo i rischi legati a accessi non autorizzati. In questo contesto, la direttiva NIS2 promuove un approccio più rigoroso alla cybersecurity, imponendo alle organizzazioni interessate misure di gestione del rischio, prevenzione degli incidenti e continuità operativa, a tutela della sicurezza nazionale e della resilienza digitale.
Per molte organizzazioni, in particolare nei settori sanitario e pubblico, queste tematiche sono ormai diventate priorità strategiche. Garantire la sovranità dei dati consente di ridurre la dipendenza da fornitori esterni, rafforzare la conformità normativa e accrescere la fiducia nella gestione delle informazioni sensibili. Tuttavia, la sovranità dei dati rappresenta soltanto una parte di un quadro più ampio.
Sebbene il trasferimento dei dati verso infrastrutture sovrane possa offrire alle organizzazioni un maggiore controllo su accesso e governance, ciò non garantisce che i dati saranno disponibili proprio quando ve ne sarà più bisogno. Se la sovranità risolve la sfida del controllo, la resilienza e il ripristino risolvono quella della disponibilità. Le organizzazioni necessitano di entrambe.
Gli attacchi ransomware non fanno distinzione in base a dove risiedono i dati o al sistema operativo utilizzato. I cybercriminali sfruttano le vulnerabilità dei sistemi, crittografano le informazioni critiche e chiedono un riscatto per ripristinarne l’accesso. Linux non è immune a queste minacce, così come non lo sono i provider di cloud sovrano. Per questo, anche in un contesto di sovranità del dato, senza una solida strategia di ripristino anche i dati sovrani possono rimanere vulnerabili alle interruzioni.
Il controllo come vantaggio competitivo
La sovranità dei dati non è più considerata esclusivamente nell’ottica della conformità normativa. Sempre più spesso, le organizzazioni europee vedono il controllo sui propri dati come una risorsa strategica.
Il mercato sta rispondendo a questo cambiamento. I fornitori di servizi cloud e i vendor tecnologici si stanno adattando per soddisfare le aspettative in evoluzione dei clienti. Concetti quali trusted cloud, sovranità dei dati e controllo locale stanno diventando criteri sempre più importanti nella scelta delle soluzioni tecnologiche, in particolare in settori fortemente regolamentati come la sanità, la pubblica amministrazione e le infrastrutture critiche.
La normativa europea e italiana: il pilastro della resilienza digitale
Di fronte al costante aumento degli attacchi informatici, la normativa europea e italiana svolgono un ruolo fondamentale nel rafforzamento della resilienza digitale e nella protezione dei dati e delle infrastrutture critiche. L’obiettivo è promuovere un approccio strutturato alla sicurezza informatica, basato sulla prevenzione dei rischi, sulla gestione degli incidenti e sulla continuità operativa delle organizzazioni.
In questo contesto, la direttiva NIS2 rafforza gli obblighi di sicurezza informatica e gestione del rischio, il GDPR disciplina la protezione dei dati personali, mentre il regolamento DORA mira a garantire la resilienza operativa digitale nel settore finanziario. Nel loro insieme, queste normative contribuiscono a definire un quadro di riferimento volto a migliorare la capacità delle organizzazioni di prevenire le minacce informatiche, limitare i danni e garantire la continuità dei servizi, andando ben oltre la semplice questione di dove vengano archiviati i dati.
L’importanza dell’immutabilità
Gli attacchi ransomware hanno progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, estendendosi oltre i tradizionali sistemi di produzione. In questo scenario, gli ambienti di backup sono diventati un obiettivo sempre più strategico per gli attaccanti, poiché la loro compromissione può annullare la capacità di un’organizzazione di ripristinare i dati in modo autonomo, aumentando significativamente il rischio di dover pagare un riscatto.
Ne consegue che l’immutabilità è divenuta una componente fondamentale delle moderne strategie di cyber-resilienza. I backup immutabili impediscono la modifica o la cancellazione dei dati archiviati per un periodo di conservazione prestabilito, garantendo la disponibilità di un punto di ripristino integro e affidabile anche in seguito a un attacco.
Mentre i criminali informatici affinano continuamente le loro tecniche, le organizzazioni si interrogano sull’adeguatezza dell’immutabilità tradizionale. L’immutabilità assoluta garantisce che i dati di backup non possano essere modificati, crittografati o cancellati, nemmeno qualora le credenziali venissero compromesse o si verificassero attività dolose da parte di utenti interni. L’obiettivo non è semplicemente archiviare le informazioni in modo sicuro, ma preservare la possibilità di ripristino anche quando tutti gli altri livelli di difesa hanno ceduto. Per sua stessa natura, l’immutabilità assoluta richiede sistemi di storage per backup on-premise progettati ad hoc, e rappresenta il massimo livello di conformità all’interpretazione più rigorosa della sovranità dei dati.
Sovranità e ripristino devono andare di pari passo
Gli sforzi dell’Italia per rafforzare la sovranità digitale, uniti all’evoluzione del panorama normativo europeo, plasmeranno probabilmente il dibattito dei prossimi anni in settori quali la sanità, la pubblica amministrazione e altri comparti regolamentati. Tuttavia, mentre le organizzazioni definiscono le proprie strategie digitali a lungo termine, la riflessione non può limitarsi alla semplice ubicazione dei dati. La questione cruciale è se tali dati rimarranno disponibili e recuperabili proprio quando se ne avrà maggiormente bisogno.
In ultima analisi, la sovranità non va considerata come un obiettivo isolato, bensì come parte di una strategia di resilienza globale. Le organizzazioni meglio preparate ad affrontare le sfide future saranno quelle che considereranno l’infrastruttura di backup un elemento strategico, e non un aspetto secondario. Ciò significa integrare ambienti sovrani con sistemi di storage verificabilmente immutabili e dotarsi di capacità di ripristino comprovate e affidabili, già pronte all’uso prima ancora che si verifichi un incidente.
La sovranità stabilisce chi ha il controllo dei dati, il ripristino determina se tali dati rimarranno disponibili in seguito a un’interruzione operativa: considerare congiuntamente le due dimensioni permette di andare oltre una concezione della sovranità come mera questione politica o normativa, trasformandola in un concreto strumento di vantaggio operativo.


