L’ondata di attacchi informatici che ha colpito la Francia a fine ottobre è arrivata anche in Italia e, per ora, resta confinata alla grande distribuzione. Ma i cybercriminali potrebbero spostare l’attenzione sui privati?
Dal punto di vista tecnico, questo sarebbe possibile. Se un dispositivo connesso presenta una vulnerabilità e non è adeguatamente protetto, può essere compromesso, sia che si trovi in un supermercato sia in un’abitazione. Gli apparecchi domestici sono spesso trascurati sul fronte della sicurezza, ricevono aggiornamenti di rado, e una falla presente in migliaia di modelli identici può essere sfruttata su larga scala. Il rischio, dunque, esiste.
Quello che cambia è l’obiettivo. Colpire un negozio o un’azienda provoca un danno economico immediato, ferma l’attività e crea la pressione necessaria per chiedere un riscatto. Con una famiglia il calcolo è un altro: una singola casa ha poco valore, quindi i criminali puntano sulla quantità più che sul singolo bersaglio. Per esempio, sfruttano migliaia di dispositivi domestici, all’insaputa dei proprietari, per condurre nuovi attacchi, oppure cercano di sottrarre account e password, di spiare tramite le telecamere o di raccogliere dati personali da rivendere o usare per truffe.
Per un consumatore, quindi, lo scenario più realistico non è quello del frigorifero che sbrina gli alimenti, ma quello di un dispositivo utilizzato per spiare senza che il proprietario se ne accorga.
Le precauzioni sono semplici. Sostituire le password di fabbrica e usarne una diversa per ogni servizio, attivando la verifica in due passaggi dove possibile. Mantenere aggiornati app e dispositivi. Disattivare le funzioni da remoto non necessarie. Infine, al momento dell’acquisto, scegliere marchi che garantiscano aggiornamenti di sicurezza nel tempo.
È sufficiente lo stesso buon senso che già applichiamo al telefono e al computer.
A cura di Marco Fanuli, Technical Director di TrendAI Italia, una Business Unit di Trend Micro


