L’Italia è il quinto Paese al mondo per numero di organizzazioni vittime di ransomware, con 193 aziende colpite e un aumento degli attacchi del 7% rispetto al periodo precedente. A evidenziarlo è il report 2026 di Zscaler ThreatLabz, che analizza l’evoluzione delle minacce, i settori più esposti e le dinamiche economiche dei riscatti. Manifattura e tecnologia restano nel mirino dei cybercriminali, mentre crescono rapidamente gli attacchi contro trasporti, logistica e servizi di pubblica utilità
La situazione italiana
– Le attività ransomware interessano tutte le aree del mondo, ma il numero delle organizzazioni colpite resta fortemente concentrato in un numero limitato di Paesi. Tra i 15 Paesi con la quota più elevata di organizzazioni vittime elencate sui siti di data leak l’Italia si colloca al 5° posto (2,7%) con 193 aziende colpite.
– il numero delle vittime ha continuato ad aumentare in diversi importanti mercati dell’Europa continentale, tra cui Germania (+20,8%), Spagna (+19%), Francia (+17%) e Italia (+7%). Al contrario, oltre al Regno Unito, anche Belgio, Israele e Paesi Bassi hanno registrato un calo, dopo gli aumenti rilevati nel periodo di riferimento precedente.
Chi finisce per primo nel mirino: il profilo delle vittime degli attacchi ransomware nel 2026
Gli attacchi ransomware iniziano sempre più spesso con qualcosa che sembra del tutto normale: una chiamata al supporto IT, un messaggio su Microsoft Teams o una richiesta proveniente da un account familiare. Una persona scelta con attenzione può infatti offrire ai criminali informatici un punto d’accesso privilegiato all’organizzazione, consentendo loro di raggiungere dati sensibili e processi aziendali critici. Il ruolo ricoperto, le relazioni e il livello di accesso ai sistemi possono quindi trasformare un singolo dipendente in una porta d’ingresso verso conseguenze molto più ampie.
Per comprendere meglio chi finisce nel mirino degli attacchi ransomware, ThreatLabz ha analizzato 351 vittime appartenenti a 334 aziende nell’arco di un mese. I risultati mostrano che i criminali informatici si concentrano soprattutto su persone che hanno accesso a informazioni che un’azienda non può permettersi di esporre e a processi che non può permettersi di interrompere. In particolare, i dipendenti più colpiti sono: 17,7% amministrazione e finanza (17,7%), vendite (17,4%), operations (16,8%), risorse umane (14,7%). Questo dimostra come i dipendenti che dispongono di accessi con privilegi a dati dei clienti, informazioni finanziarie, contratti e sistemi operativi possano rappresentare profili ad alto rischio.
La dimensione economica del ransomware
I dati relativi all’economia del ransomware nel periodo compreso tra aprile 2025 e marzo 2026 mostrano che l’ammontare complessivo dei pagamenti di riscatto noti è
diminuito del 16% rispetto all’anno precedente, mentre il numero di pagamenti registrati è calato del 20%.
Il riscatto medio per vittima, tuttavia, è aumentato del 5,3%, passando da 409.724 a 431.995 dollari.
Il calo dei pagamenti potrebbe essere dovuto, almeno in parte, alla chiusura di diversi importanti gruppi ransomware e all’intensificarsi delle attività delle forze dell’ordine.
Approfondimento sui settori
· Il settore manifatturiero (35,5%) e quello della tecnologia (14,6%) si confermano i più colpiti dagli attacchi ransomware poiché entrambi offrono ai criminali informatici diverse leve di pressione. Il manifatturiero, per via dell’elevato costo delle interruzioni operative e dei fermi di produzione negli ambienti manifatturieri, quello tecnologico per l’impatto a cascata delle interruzioni: prodotti e servizi tecnologici sono spesso profondamente integrati nelle attività dei clienti. La compromissione di un singolo fornitore può quindi generare rischi a cascata lungo l’intera catena di approvvigionamento.
· Trasporti e logistica (+725%) e servizi di pubblica utilità (+622%) hanno registrato la crescita più rapida su base annua.


