Nell’era della Skill Economy l’Italia è ancora tradizionale

I risultati di un’indagine europea condotta da Cornerstone OnDemand in collaborazione con IDC sul tema della Future Culture

Future Culture: costruire una cultura di innovazione nell’era della trasformazione digitale” è il titolo dell’ultima indagine europea condotta da Cornerstone OnDemand in collaborazione con IDC.

Condotta su un campione di oltre 1.900 intervistati in 14 paesi europei, Italia compresa, l’indagine fa seguito agli studi “Azienda del futuro e trasformazione digitale: sfide e opportunità per sprigionare i talenti” (IDC, 2017) e “Future People: Le postazioni di lavoro nell’era della trasformazione digitale” (IDC, 2016).

Ne esce fuori un quadro secondo cui la trasformazione digitale è una delle principali priorità strategiche in tutta Italia: a oggi, solo il 7 percento delle aziende italiane sostiene di non aver ancora iniziato un percorso di trasformazione digitale, contro il 9 percento del 2017, a dimostrazione di come, da questo punto di vista, il nostro Paese stia raggiungendo il resto dell’Europa. Tuttavia, confrontando i dati di quest’anno con il sondaggio del 2017, la “resistenza culturale al cambiamento” costituisce ancora la sfida principale delle aziende italiane, che si collocano in cima alla classifica anche nel 2018.

Quest’anno le altre sfide che le aziende si trovano ad affrontare sul fronte della trasformazione digitale riguardano i sistemi IT legacy (30 percento); la mancanza di innovazione interna (24 percento) e la carenza di partnership (20 percento rispetto all’11 percento del 2017). È interessante inoltre notare come il numero delle aziende che dichiara di essere incapace di trovare talenti e competenze sia quasi dimezzato, passando dal 26 percento del 2017 al 14 percento del 2018.

Se la cultura dell’innovazione e la gestione dei talenti non vanno di pari passo
Stando a quanto emerso dallo studio, la selezione interna (52 percento) e le piattaforme social (43 percento) costituiscono gli strumenti maggiormente utilizzati per il reclutamento dei talenti in Italia.

Ma le aziende italiane utilizzano le piattaforme di reclutamento molto meno delle rispettive controparti europee (37 percento in Italia; 48 percento in Europa), e lo stesso vale per le agenzie di selezione: solo il 30 percento delle aziende italiane intervistate afferma di preferire questo metodo per ricercare i talenti, contro il 43 percento in Europa.

I requisiti professionali sono l’aspetto più importante per le aziende italiane (52 percento). I requisiti scolastici sono, invece, in linea con la media europea del 41 percento. Tuttavia, mentre le aziende europee ritengono che le capacità di problem solving siano un requisito essenziale nel processo di selezione, le aziende italiane sembrano attribuire a questo aspetto un'importanza decisamente inferiore (il 33 percento in Italia contro il 38 in Europa).

La formazione sul lavoro costituisce in Italia la pratica più importante per lo sviluppo dei dipendenti (65 percento). Inoltre, le aziende italiane sembrano attribuire molta importanza ai programmi di formazione e coaching, che costituiscono le tre pratiche di sviluppo più importanti del paese. Diversamente dalla media Europea, le aziende italiane in genere sfruttano molto meno (13 percento) i programmi di inserimento (onboarding) rispetto a quelle europee (29 percento).

Innovazione fondamentale in un mondo digitale in rapida evoluzione
Negli ultimi tre anni la revisione annuale ha perso popolarità in Italia, sebbene costituisca ancora una forma di revisione molto diffusa. Nel 2018 molte aziende italiane (43 percento) hanno adottato cicli di revisione strutturati e regolari con cadenza trimestrale.

Negli studi precedenti IDC ha esaminato il modo in cui HR, IT e il resto dell’azienda lavorano insieme, elemento fondamentale per la trasformazione digitale. I risultati italiani sono superiori alla media europea per l’allineamento tra HR e IT (media di 3,85 in Italia e 3,73 in Europa), così come per l’allineamento tra business e IT (media di 3,87 in Italia e 3,68 in Europa). Lo stesso schema emerge anche per l’allineamento fra HR e business (media di 3,83 in Italia e 3,73 in Europa).

Ancora troppo alta la resistenza culturale al cambiamento
Per innovare davvero, le direzioni HR italiane devono incoraggiare il cambiamento e coordinare la gestione dei talenti in tutte le fasi del ciclo di vita del dipendente: dalla selezione all’onboarding, dalla revisione delle performance allo sviluppo.
Il coordinamento di questi sforzi aiuterà le aziende a prevedere future carenze di competenze e pianificare i cambiamenti futuri, aumentando al tempo stesso produttività e innovazione.