I data center sono la nuova infrastruttura strategica nazionale, al pari di energia e trasporti. Lo sostiene HPE, specialista mondiale nel supercomputing, indicando tre condizioni per la competitività dell’Italia nell’era dell’intelligenza artificiale: efficienza energetica, sovranità digitale e capacità di calcolo.
Sul fronte energetico, il raffreddamento a liquido riduce fino al 90% l’energia per il raffrescamento e dimezza lo spazio dei data center. La leva più immediata resta però il rinnovo dei server obsoleti, che pesano per il 90% dei consumi pur reggendo solo il 40% dei carichi di lavoro. 7 a 1. È questo il rapporto alla base del rinnovo dell’infrastruttura server: un singolo server di nuova generazione sostituisce 7 macchine obsolete, riducendo drasticamente ingombro, consumi ed emissioni.
Sul fronte della sicurezza, le infrastrutture gestite internamente restano il presidio più solido per proteggere i dati sensibili di imprese e istituzioni: in uno scenario geopolitico sempre più complesso, la sovranità digitale è ormai un requisito di sicurezza nazionale.
Sul fronte industriale, l’IA genera crescita economica misurabile: negli Stati Uniti gli investimenti degli hyperscaler valgono fino a 1,5 punti di PIL nel 2026. L’Italia ha risposto con la dichiarazione di interesse strategico nazionale su due programmi di data center in Lombardia e Piemonte, da 8 miliardi di euro complessivi.
“I data center sono la nuova infrastruttura industriale del Paese”, dichiara Claudio Bassoli, Presidente e Amministratore Delegato di HPE Italia a margine dei lavori del Forum Ambrosetti di Cernobbio. “Il Governo ha aperto la strada giusta con la dichiarazione di interesse strategico nazionale: ora va percorsa alla stessa velocità dei nostri competitor internazionali.”


