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    Intelligenza Artificiale: non tutte le aziende sono pronte

    By Redazione LineaEDP30/05/20254 Mins Read
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    Il People Readiness Report di Kyndryl conferma che solo il 14% delle imprese impiega l’Intelligenza Artificiale a scopi commerciali adottando anche strategie per rendere il personale future-proof

    intelligenza-artificiale

    Nonostante l’Intelligenza Artificiale (AI) faccia parte della nostra vita da diverso tempo, ci sono ancora aziende che faticano a integrare questo strumento nei loro processi lavorativi.

    Secondo un nuovo report di Kyndryl, fornitore di servizi tecnologici aziendali mission-critical, solo un numero limitato di organizzazioni ha adottato strategie per allineare la gestione del personale all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, posizionandosi così in vantaggio nella corsa per un ritorno positivo sugli investimenti tecnologici.

    Intelligenza Artificiale in azienda: i risultati principali dello studio di Kyndryl

    Il primo “People Readiness Report” di Kyndryl, condotto su oltre 1.000 dirigenti senior dei settori business e tecnologia in 25 industrie e otto aree geografiche, mette in evidenza un netto disallineamento tra gli investimenti in intelligenza artificiale e la preparazione effettiva delle persone. In particolare:

    • Il 95% delle aziende ha già investito in IA;
    • Il 71% dei leader ritiene che i dipendenti non siano ancora pronti per sfruttare efficacemente la tecnologia;
    • Il 51% segnala una carenza di talenti con competenze adeguate per la gestione delll’IA;
    • Il 45% dei CEO pensa che la maggior parte dei dipendenti sia resistente o addirittura ostile verso l’IA.

    La preparazione varia a seconda del settore: il comparto bancario, dei servizi finanziari e assicurativo riporta i livelli più alti di prontezza, mentre quello sanitario risulta tra i più arretrati.

    Nonostante i numerosi tentativi di implementazione, la maggior parte delle aziende non trae ancora vantaggio da casi d’uso trasformativi in grado di generare nuovi prodotti e servizi per i clienti. Gli strumenti di IA generativa rappresentano l’applicazione più diffusa tra gli intervistati, ma solo 4 leader su 10 dichiarano di usare insight basati sull’Intelligenza Artificiale per migliorare il processo decisionale o stimolare la crescita. Solo un quinto afferma che l’obiettivo primario dell’IA nella propria organizzazione è lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi.

    Le “AI Pacesetters”

    Tuttavia, il report evidenzia anche come una piccola percentuale di aziende, definite “AI Pacesetters”, stia utilizzando l’IA per favorire la crescita, intervenendo allo stesso tempo sulla preparazione dei dipendenti. Queste aziende, che stanno prendendo decisioni strategiche, vedono i benefici tra i propri dipendenti. Gli “AI Pacesetters” stanno affrontando tre barriere chiave che ostacolano l’adozione dell’Intelligenza Artificiale, ottenendo anche risultati positivi nella:

    1. Gestione del cambiamento: gli “AI Pacesetters” sono tre volte più propensi rispetto agli altri a dichiarare di aver attuato strategie di change management legate all’Intelligenza Artificiale
    2. Fiducia dei dipendenti nell’IA: gli “AI Pacesetters” sono il 29% meno propensi a dirsi spaventati da un possibile impatto negativo dell’IA sull’engagement dei dipendenti
    3. Skill gap: gli “AI Pacesetters” sono il 67% più propensi a concordare sul fatto che la loro organizzazione dispone degli strumenti e dei processi necessari per inventariare le competenze dei dipendenti. Quattro su dieci, infatti, non segnalano alcuna sfida in termini di competenze.

    Rispetto a CIO e CTO, i CEO si dichiarano molto più spesso ancora nelle fasi iniziali del percorso di adozione dell’Intelligenza Artificiale, con una probabilità due volte e mezzo maggiore di affermare che la propria infrastruttura non è ancora pronta a supportarla. Ulteriori divergenze emergono anche nel modo in cui affrontano le sfide relative all’IA legate alla forza lavoro e nelle competenze che considerano prioritarie per avere successo. I CEO tendono ad affidarsi maggiormente a talenti esterni, invece di investire nel reskilling interno.

    Dichiarazioni

    “Solo un numero ristretto di imprese è riuscito a impiegare l’Intelligenza Artificiale in modo efficace per stimolare la crescita aziendale”, ha commentato Michael Bradshaw, Global Practice Leader for Applications, Data and AI di Kyndryl. “Il report mostra che, sebbene l’architettura dei dati e le infrastrutture tecnologiche siano componenti fondamentali, le organizzazioni che non pongono al centro le persone rischiano di perdere una grande opportunità”.

    “Preparare la forza lavoro all’era dell’Intelligenza Artificiale è un compito urgente, difficile da realizzare ma essenziale per i leader aziendali”, ha dichiarato Maryjo Charbonnier, Chief Human Resources Officer di Kyndryl. “L’intero ecosistema di Kyndryl, di soluzioni e di cultura, è orientato al cambiamento continuo. Dobbiamo anticipare gli impatti dell’IA sul business, comprendere e integrare i dati sulle competenze con la domanda dei clienti e adottare approcci multipli per permettere alle persone di acquisire nuove skill e utilizzare efficacemente gli strumenti di IA generativa per il loro lavoro”.

    “La buona notizia è che le organizzazioni che riescono a coordinare efficacemente la leadership stanno già vedendo i benefici di questo lavoro sinergico”, ha sottolineato Kim Basile, Chief Information Officer di Kyndryl. “Non è un compito semplice, ma allineare le strategie tecnologiche agli obiettivi aziendali più ampi è la mossa principale per trarre pieno vantaggio dall’Intelligenza Artificiale”.

    adozione dell'AI intelligenza artificiale (AI) Kyndryl
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