Non soltanto fabbriche e impianti industriali: ma anche supermercati, ospedali, uffici, alberghi e magazzini utilizzano quotidianamente sistemi connessi per gestire attività essenziali, dalla refrigerazione alla climatizzazione, dal controllo degli accessi all’automazione logistica. Tecnologie spesso affidate a fornitori esterni, la cui compromissione può avere conseguenze dirette sulla continuità operativa delle aziende.
È uno degli aspetti al centro del Threat Landscape Report Q3 2026 di NAIS, azienda italiana specializzata in cybersecurity, che dedica un approfondimento alla sicurezza delle tecnologie operative (Operational Technology, OT) e ai rischi legati ai sistemi connessi e agli accessi dei fornitori.
L’analisi prende spunto dagli attacchi che, nell’ottobre 2026, hanno interessato i sistemi di refrigerazione di circa 500 supermercati francesi, provocando alterazioni delle temperature e danni ai prodotti conservati.
Il caso dimostra come un attacco informatico possa produrre conseguenze immediate anche al di fuori dei sistemi IT tradizionali: dalla perdita di merci all’interruzione dei servizi, fino a possibili rischi sanitari quando vengono coinvolti prodotti alimentari o farmaceutici.
Ogni azienda è un’azienda OT: i rischi oltre il settore industriale
Secondo l’analisi NAIS, la sicurezza OT deve essere considerata anche dalle organizzazioni che non operano nel manifatturiero.
Nei supermercati, nelle farmacie e negli ospedali, ad esempio, i sistemi di refrigerazione garantiscono la corretta conservazione di alimenti e medicinali. Negli uffici e negli hotel, gli impianti di climatizzazione e building management regolano temperatura, qualità dell’aria e consumi energetici. Nei data center, i sistemi di raffreddamento sono indispensabili per evitare il fermo delle infrastrutture IT.
Analogamente, i sistemi di controllo degli accessi e videosorveglianza possono incidere sulla sicurezza fisica degli edifici, mentre l’automazione dei magazzini è determinante per la continuità delle attività logistiche e dell’e-commerce.
Un elemento comune a molti di questi ambienti è la presenza di fornitori esterni, incaricati dell’installazione, della manutenzione o della gestione remota degli impianti.
La sicurezza aziendale non dipende quindi soltanto dai sistemi informatici direttamente amministrati dall’organizzazione, ma anche dalla visibilità sui dispositivi connessi, dalle autorizzazioni concesse ai manutentori e dalla protezione dei collegamenti tra reti IT e infrastrutture operative.
Centraline francesi: quali controlli avrebbero potuto fare la differenza?
La ricostruzione contenuta nel report NAIS evidenzia come, nel caso francese, alcune centraline di refrigerazione fossero accessibili da Internet e presentassero debolezze di autenticazione già documentate nel 2023.
Partendo da questo episodio, il team Cyber Threat Intelligence di NAIS ha messo a confronto le criticità emerse con le misure di sicurezza che avrebbero potuto contribuire a prevenire l’attacco o limitarne le conseguenze.
Il primo elemento riguarda l’esposizione delle centraline a Internet. Il monitoraggio continuo dei dispositivi OT e IoT, anche quando gestiti da fornitori esterni, avrebbe potuto individuare gli apparati accessibili pubblicamente e segnalare le criticità già documentate nel 2023, consentendo di intervenire prima dell’incidente.
Il secondo riguarda la protezione degli accessi. Un assessment dei sistemi avrebbe potuto identificare l’utilizzo di credenziali predefinite o prevedibili, mentre la segmentazione delle reti e l’adozione di modalità sicure di accesso remoto per i manutentori avrebbero potuto impedire che le centraline fossero direttamente raggiungibili da Internet.
Infine, il rilevamento delle anomalie operative. Un Security Operations Center (SOC) attivo 24 ore su 24, attraverso il monitoraggio dei comportamenti dei dispositivi, avrebbe potuto generare un allarme in presenza di uno sbrinamento anomalo durante la notte o di un accesso non conforme alle modalità autorizzate, favorendo un intervento tempestivo.
L’analisi evidenzia come la protezione degli ambienti OT richieda un approccio integrato: conoscere i dispositivi connessi, controllare gli accessi dei fornitori, individuare tempestivamente le anomalie e disporre di procedure di risposta agli incidenti. Misure che assumono particolare rilevanza quando un problema informatico può tradursi nella perdita di merci, nell’interruzione di servizi o in rischi per la sicurezza delle persone.
Il rischio dei fornitori diventa una questione di governance
Il caso francese richiama l’attenzione anche sulla gestione degli accessi di terze parti, che rappresenta un elemento centrale dell’analisi NAIS.
Un manutentore può disporre di credenziali per intervenire da remoto su un impianto; un system integrator può amministrare componenti dell’automazione di magazzino; un fornitore di servizi può mantenere collegamenti con le infrastrutture aziendali anche dopo la conclusione di un intervento.
Secondo NAIS, il rischio legato ai fornitori deve essere gestito durante l’intero ciclo di vita del rapporto, dalla concessione iniziale degli accessi fino alla loro revisione e revoca.
La protezione richiede quindi un controllo continuativo delle autorizzazioni e delle connessioni, oltre alla definizione di responsabilità contrattuali chiare.
Il tema assume rilevanza anche alla luce della direttiva NIS2, che rafforza gli obblighi di gestione del rischio cyber per le organizzazioni soggette alla normativa e le responsabilità dei rispettivi organi di amministrazione.
La finestra di esposizione: perché il tempo è un fattore decisivo
Un ulteriore elemento evidenziato dal Threat Landscape Report riguarda il tempo che intercorre tra la pubblicazione di una vulnerabilità o l’individuazione di un’esposizione e la sua effettiva risoluzione.
Secondo l’analisi NAIS, questa finestra di esposizione rappresenta un indicatore particolarmente significativo del rischio residuo.
La disponibilità pubblica di informazioni tecniche sulle vulnerabilità e la crescente automazione delle attività degli attaccanti rendono infatti sempre più importante intervenire tempestivamente sulle debolezze già conosciute.
Per le aziende, ciò significa non limitarsi a identificare i rischi, ma verificare che vengano effettivamente risolti, anche quando gli interventi dipendono da fornitori e partner tecnologici.
Il quadro italiano: 107 attacchi ransomware rivendicati nel terzo trimestre 2026
L’approfondimento sulla sicurezza OT si inserisce in uno scenario di minacce informatiche che interessa direttamente anche le organizzazioni italiane.
Secondo il Threat Landscape Report Q3 2026 di NAIS, tra luglio e settembre sono stati rivendicati 107 attacchi ransomware contro organizzazioni italiane, riconducibili a 35 gruppi criminali.
Il mese con il maggior numero di rivendicazioni è stato agosto, con 49 casi, rispetto ai 30 di luglio e ai 28 di settembre.
Nel confronto tra i Paesi europei analizzati, l’Italia si colloca al terzo posto dopo Germania (164 rivendicazioni) e Regno Unito (113), precedendo Francia (70) e Spagna (53).
I gruppi con il maggior numero di rivendicazioni relative all’Italia sono The Gentlemen (18), Qilin (15) e Deadlock (10).
I dati si riferiscono alle rivendicazioni pubblicate dai gruppi criminali e non corrispondono necessariamente ad attacchi verificati in modo indipendente.
Il quadro conferma l’importanza di affrontare la cybersecurity non soltanto come protezione dei dati e delle reti informatiche, ma anche come elemento della continuità operativa e della gestione delle dipendenze tecnologiche.
Per le organizzazioni italiane, la priorità è quindi conoscere quali sistemi connessi sostengono le attività quotidiane, chi può accedervi e quanto tempo occorre per individuare e correggere eventuali esposizioni.


