Barracuda Networks vince le nuove sfide della sicurezza

Un’offerta completa, la forza del cloud e un’affidabile rete di partner sono i punti forti della società secondo il Country Manager Stefano Pinato

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Un portafoglio ampio di prodotti, innovazione, l’investimento nel cloud e un’efficiente rete di partner in tutta Italia: sono questi i punti di forza che contraddistinguono Barracuda Networks, società specializzata in sicurezza e storage, presente in Italia con una filiale a Milano, capitanata da Stefano Pinato, Country Manager dal 2014.
Lo abbiamo incontrato per parlare del nuovo panorama della security e di come Barracuda risponde alle sfide che le aziende di oggi sono chiamate ad affrontare sulla scorta di una evoluzione tecnologica trainata da fenomeni come il Cloud Computing e l’Internet delle Cose.

La trasformazione digitale ha un po’ sparpagliato le regole in ambito sicurezza, sia dal punto di vista delle aziende che dal punto di vista dei criminali informatici. Come si è modificato il modo di fare cyber crime oggi?

Effettivamente il paradigma dei cyber criminali è profondamente cambiato negli ultimi anni: mentre prima si limitavano ad attaccare prevalentemente le aziende, oggi l’obiettivo è il singolo utente, la persona. I ransomware tendono a colpire i dipendenti delle aziende, non l’azienda in se stessa.

Possiamo quindi definire il dipendente l’anello debole della catena?

Esattamente. Questo implica da un lato il ricorso a una più adeguata cultura alla sicurezza da parte dell’utente che si può raggiungere mediante una formazione mirata, mentre dall’altro irrompono nuovi modelli tecnologici. Se prima era sufficiente dotarsi di un firewall, ora occorre invece proteggere le applicazioni. Chi fa quindi sicurezza, come Barracuda, deve adeguarsi alle trasformazioni in atto proponendo un’offerta che risponda alle mutate esigenze delle aziende. Deve stare al passo coi cyber criminali, che sono delle vere e proprie multinazionali strutturate e organizzate come le aziende ufficiali, che dispongono di un budget e di dipartimenti di Ricerca e Sviluppo adibiti alla creazione e allo sviluppo di minacce sempre più evolute.

Lo scenario è reso ancora più complicato dalle trasformazioni in atto: l’impatto del Cloud è stato molto forte nel panorama della sicurezza, così come quello dell’Internet of Things (IoT). Si è parlato di questo nel corso dell’ultima edizione di Barracuda EMEA Conference 2016. Cosa è emerso durante il meeting?

Senza dubbio la migrazione verso il cloud diventa sempre più frequente. La tendenza è quella di spegnere i server interni all’azienda per affidarsi a quelli messi a disposizione dai cloud service provider per tutta una serie di vantaggi. Questo però significa depositare in casa di qualcun altro i propri dati, i propri programmi, i propri dispositivi: un ambiente che ovviamente necessita di una protezione, così come occorre un controllo del flusso delle informazioni che va dall’azienda al datacenter del cloud service provider.

Barracuda su questo fronte come si è mossa?

Già da diversi anni Barracuda ha sviluppato tecnologie in ambito cloud – come firewall, bilanciatori, web application firewall ecc. -, soprattutto con i cloud service provider maggiori come Microsoft Azure e Amazon, poste nella nuvola del cloud provider ma che possono essere gestiti e controllati dall’utente stesso.

E sul fronte IoT?

L’Internet delle Cose ha aperto un mondo e Barracuda già mette a disposizione dei firewall per controllare il tipo di traffico generato dai dispositivi connessi.
A questo proposito abbiamo lanciato Firewall S, una linea che comprende delle tipologie di firewall davvero molto piccoli, gestibili da una console centrale da parte del fornitore, che in questo modo può controllare il traffico dei dati in maniera semplice e immediata.
Dagli elettrodomestici, alle macchine connesse, ai sensori che guidano remotamente strutture sensibili come le dighe… le applicazioni sono infinite e richiedono di ripensare l’approccio alla sicurezza perché in poche mosse si potrebbero creare danni notevoli.

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