IaaS OVH per la virtualizzazione di NetAddiction

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La web company italiana ha detto addio a risorse in co-location per migrare tutti i server e servizi su piattaforma vSphere

In cerca di una particolare elasticità nella gestione delle risorse elaborative e di storage destinate ai propri canali esposti a grandi fluttuazioni nella domanda di contenuti, la web company italiana NetAddiction ha scelto un’infrastruttura cloud virtualizzata con VMware e in hosting presso OVH.

Così facendo, la realtà che gestisce una piattaforma innovativa per l’erogazione di contenuti web, multimediali e di e-commerce a oltre 22 milioni di utenti oggi può riconfigurare dinamicamente l’erogazione dei servizi, con tempi di provisioning di pochi minuti e prestazioni nettamente migliorate, grazie a un’infrastruttura scalabile per la crescita.

Con un insieme diversificato di attività, parecchi siti, blog in continuo aggiornamento e un pubblico in costante crescita, la sfida per Daniele Minciaroni, responsabile dei sistemi informativi di NetAddiction, si conferma la gestione dei picchi che si registrano negli accessi a determinati siti o servizi.

Essere pronti significa avere la connettività e i server, ordinarli, avviare il leasing, approvvigionarli, configurarli, farli funzionare con le necessarie applicazioni: possono volerci settimane, mentre una volta passato il picco ci si interroga sull’uso più corretto cui destinarli.

La svolta con l’offerta IaaS di OVH
Nel tempo NetAddiction ha trovato diverse soluzioni sistemistiche per avere sempre a disposizione le necessarie risorse elaborative, in housing, in hosting, in co-location. La svolta si è verificata con la virtualizzazione e con il ricorso ai servizi cloud di OVH per la componente di hosting, in modalità IaaS.

Come riferito in una nota ufficiale da Minciaroni: «Nel 2015 abbiamo dismesso i dati in co-location e abbiamo migrato tutti i server e servizi su piattaforma vSphere».

Per quanto riguarda invece l’offerta cloud, NetAddiction ha trovato in OVH un partner in grado di salvaguardare la complessità applicativa e architetturale di una realtà composita nata agli inizi degli anni 2000: «Dopo aver provato la virtualizzazione di VMware e il cloud di OVH abbiamo capito che per noi è impossibile tornare indietro».

Il perché è presto detto: l’architettura dei servizi virtualizzati di NetAddiction è molto simile a quella dei corrispondenti server fisici, con la differenza che è possibile scegliere per ogni server le risorse da allocare. Quando un sito passa da poche centinaia di migliaia di utenti a diversi milioni in pochi giorni, basta allocare più risorse o aumentare il numero delle macchine virtuali. Ci vogliono pochi minuti, per questo tornare indietro è impossibile. Se la domanda diminuisce, basta regolare i sistemi opportunamente, senza alcuno spreco di risorse. I vantaggi non si esauriscono nella facilità e rapidità di provisioning, ma si estendono alla semplicità di gestione, dato che un team di sole due persone gestisce le risorse elaborative e di storage che abilitano tutta la complessità dei servizi erogati da NetAddiction a milioni di utenti.

Oggi NetAddiction ha completato una nuova migrazione, sostituendo i precedenti server con nuove macchine basate su processori Intel, più moderni e performanti. Si è trattato di trasferire sistemi, servizi e applicazioni di circa 180 macchine: un lavoro imponente completato in poche settimane dal team di NetAddiction in collaborazione con OVH. La migrazione è stata l’occasione per predisporre i sistemi all’aggiornamento di release della piattaforma di virtualizzazione VMware vSphere, che passerà dalla versione 6.0 alla 6.5.

La roadmap per il futuro
NetAddiction sta inoltre testando dei sistemi di orchestration VMware per effettuare il provisioning dei server da script. «In futuro vorremmo approfondire l’uso dei tool di orchestration in modo da poter rendere i nostri sviluppatori autonomi nella creazione di macchine virtuali in relazione alle attività di testing e deployment delle applicazioni» ha concluso Minciaroni.