Cloud ed Edge Computing: perchè sono parenti

Edge Computing e Cloud non sono scelte esclusive, ma spesso coesistono per la massima efficienza delle soluzioni IoT

A cura di Maurizio Canton, CTO EMEA di TIBCO Software

È risaputo che per prendere decisioni automatizzate in base al contesto dei dati che si analizzano, è necessario che gli stessi dati siano validi, facilmente accessibili e raccolti in tempo reale.
Per questo motivo, recentemente si è visto un decentramento del cloud in ambito system intelligence, con l’acquisizione e l’elaborazione dei dati nella parte più remota (edge) dell’Enterprise.

Ciò risulta non solo in una maggiore agilità in termini di accesso e gestione dei dati, ma anche in un aumento della sicurezza. Il tempo speso dai dati per viaggiare attraverso la larghezza di banda della rete e il potenziale per una loro corruzione è molto ridotto, mentre i normali colli di bottiglia che si verificano quando diversi dispositivi comunicano verso il cuore centralizzato della rete sono ormai eventi consegnati al passato.

Non sorprende che la spinta sia stata evidente soprattutto in un ambiente ricco di dati come l’IoT (Internet of Things), dove applicazioni sempre più complesse hanno richiesto una maggiore efficienza nell’elaborazione e nella trasmissione dei volumi di dati prodotti. Nello specifico, l’edge digitale è fiorito nelle impostazioni dell’IoT industriale, dove un maggiore utilizzo di dati nei dispositivi remoti diventa la norma piuttosto che un’eccezione.

Qui, i dati devono essere trasmessi attraverso ambienti remoti e complessi. Una situazione che si traduce nell’avere dispositivi IoT che richiedono una potenza elaborativa sufficiente a prendere delle decisioni critiche ma che non possono aspettare che i dati vengano inviati al cloud. Raccogliere i dati velocemente e in modo flessibile in una soluzione gateway è un importante vantaggio che non si limita solo a diminuire i costi operativi, ma localizza anche certi tipi di analisi e di azioni in un processo che dà maggiore potere all’utente finale.

Tuttavia, la complessità degli ecosistemi IoT impone che non basta collezionare i dati sull’edge e il gioco è fatto: per prima cosa, c’è la questione di quale sia l’approccio migliore per facilitarla, il che può vedere molti farsi prendere da un’eccessiva dipendenza nel dispiegamento di dispositivi “stupidi” come i router a basso costo, risparmiando e spostando in avanti, più vicino al cuore dell’azienda investimenti su hardware più sofisticato.

Nei casi in cui i dispositivi IoT siano stati volutamente progettati pensando alla semplicità e alla riduzione del consumo di elettricità, si possono ottenere endpoint esposti e vulnerabili da un punto di vista della sicurezza. Ciò dovrebbe ricordarci l’importanza della stabilità e della potenza di elaborazione che può offrire il cloud, nonché i benefici di soluzioni architetturali che possono facilitare entrambi.

Infatti, mentre i vantaggi dell’edge una volta erano completamente contenuti all’interno di un dibattito che opponeva l’edge al cloud come opzione esclusiva, questo poi non si è semplicemente verificato. Tra le complessità e le scelte che definiscono lo spazio IoT, un approccio ibrido più sfumato si è sempre rivelato l’opzione preferita, per offrire il meglio di entrambi i mondi. Una scelta che si appoggia sulle capacità più robuste del cloud e sulla contestualizzazione e localizzazione dell’edge. Tale flessibilità è sempre più necessaria per ottenere successo nell’azienda digitale.

Offrire tale dualità richiede un’infrastruttura di base che fornisca una piattaforma solida per entrambe le entità, basata su un’architettura aperta, che offra flessibilità e modularità in grado di fornire integrazione in tempo reale attraverso tutti i vari endpoint.

Un’integrazione facile, ma capace di ampio contenuto è alla base di un tale approccio, che assicura il superamento dei confini imposti al moderno sviluppo di app e l’inclusione di dispositivi connessi utilizzando una varietà sempre più grande di tipologie di dati e sistemi operativi – o, in qualche caso, nessun sistema operativo in assoluto. Questo è il motivo per cui lo sviluppo open source deve giocare un ruolo, essendosi evoluto dall’essere visto semplicemente come un’alternativa meno costosa al software proprietario fino a diventare la sorgente primaria dell’innovazione. Innovazione che permette la creazione di microservizi più intelligenti, “triggerati” da eventi, e di applicazioni IoT locali.

Inoltre, l’utilizzo di un approccio intuitivo drag-and-drop e basato su API (Application Programming Interface), attraverso ambienti cloud, edge e ibridi offre la velocità e l’agilità necessarie a effettuare cambiamenti immediati. Con costi complessivi inferiori e minori impatti sull’infrastruttura esistente, le app possono essere collegate senza la necessità di scrivere codice, una possibilità che avvantaggia utenti diversi con differenti livelli di competenza.

In questo white paper, scaricabile gratuitamente, viene proposto un pratico decalogo per capire i segreti sulla virtualizzazione dei dati.