L’AI nella PA piace ai cittadini ma non per tutti i servizi

Secondo Boston Consulting Group, si approva l’uso dell’Intelligenza Artificiale per traffico, tasse e infrastrutture ma non per la giustizia

È permeata da un cauto ottimismo l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale da parte delle Amministrazioni Pubbliche stando al giudizio dei cittadini.

Lo dicono i risultati di “The Citizen’s Perspective on the Use of AI in Government”, indagine condotta da Boston Consulting Group secondo cui l’AI offre molte soluzioni per automatizzare e migliorare i servizi offerti dai governi, ma non tutti i campi di applicazione hanno il consenso dei cittadini.

Nello specifico, l’intelligenza artificiale già usata per rendere più efficienti i servizi di numerosi governi va ponderata a seconda dei campi presi in considerazione.

Stando, infatti, alle risposte riconducibili a un campione di 14.000 persone in 20 Paesi nel mondo, emergono alcune preoccupazioni sulle conseguenze dell’utilizzo di queste tecnologie.

Sì a tasse e infrastrutture, no alle questioni etiche
Le percentuali di gradimento superiori – tra il 50 e il 75% – si registrano per l’automazione di servizi come il calcolo delle tasse, il monitoraggio del traffico e la manutenzione di infrastrutture pubbliche. Così come hanno il favore della metà degli intervistati le diagnosi mediche affidate ai computer e i controlli di sicurezza dei viaggiatori. Per quasi il 60% degli intervistati inoltre l’AI può aiutare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

I dati iniziano a cambiare, però, quando si prendono in esame campi dove le decisioni affidate ai computer comportano implicazioni etiche. Servizi come il riconoscimento del diritto d’asilo, quello di accesso a programmi di welfare e la scelta delle cure in campo medico non trovano d’accordo oltre un terzo degli intervistati. L’opposizione dei cittadini diventa ancora più netta quando si parla dell’utilizzo dell’AI in campo giudiziario: la maggioranza degli intervistati è contraria ad affidare a un computer le decisioni sull’innocenza o la colpevolezza di un imputato (51%).

Cina, Emirati Arabi e Indonesia i più pro-AI
Sono i Paesi con economie emergenti – su tutti Cina, Emirati Arabi e Indonesia – a mostrare il livello più alto di apertura all’uso di dell’AI da parte dei governi, insieme alle fasce di popolazione più giovane (18-49 anni) e quelle che vivono nelle grandi città.

A fronte di una cauta apertura in alcuni campi, però, le conseguenze dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale sono viste con preoccupazione. Il 61% degli intervistati teme che a causa dell’introduzione dell’AI in futuro ci saranno meno posti di lavoro e il 58% sostiene che questo debba essere evitato tramite una legislazione adeguata. Suscitano perplessità anche le questioni etiche non risolte derivanti dall’utilizzo dell’AI (evidenziate dal 32%). Quanto alla pubblica amministrazione, il 27% dei cittadini dubita che possa essere in grado di usare in maniera corretta questa tecnologia: un intervistato su quattro non si fida dell’accuratezza dei risultati (25%) e uno su tre della trasparenza delle decisioni (31%).

Tra aperture e perplessità 
È su questi punti – lavoro, questioni etiche, affidabilità e trasparenza – che i governi dovrebbero lavorare fin da ora. L’approvazione ottenuta in molti campi è un buon segnale, ma la rapida evoluzione delle tecnologie legate all’AI ha creato dubbi tra i cittadini che vanno risolti il prima possibile attraverso test che valutino l’impatto dell’AI sulla vita delle persone. Solo così sarà possibile trovare delle soluzioni condivise nei campi che suscitano più perplessità e si costruirebbe quel rapporto di fiducia necessario per ottenere un supporto più ampio sul lungo termine.

Le dieci principali indicazioni emerse dall’indagine di BCG

  1. L’AI offre molte soluzioni per automatizzare e migliorare i servizi offerti dai governi. Ma non tutti i campi di applicazione hanno il consenso dei cittadini.
  1. Ottengono percentuali di gradimento tra il 50 e il 75% settori come la gestione del traffico, dei trasporti e la manutenzione delle infrastrutture.
  2. Oltre la metà degli intervistati (51%) non vuole che l’AI determini l’innocenza o la colpevolezza di un imputato.
  3. Circa un intervistato su tre (32%) ritiene che l’uso dell’AI comporti questioni etiche non risolte.
  4. Un intervistato su quattro (25%) teme che le decisioni dell’AI possano soffrire di pregiudizi.
  5. Il 31% teme che le decisioni prese dall’AI non siano trasparenti e il 25% non si fida dell’accuratezza dei risultati e delle analisi.
  6. Il 27% è perplesso sulla capacità del settore pubblico di usare in maniera corretta l’AI.
  7. Il 61% delle persone teme l’impatto dell’AI sul numero di posti di lavoro, il 54% teme gli effetti sul proprio lavoro e il 58% è d’accordo sulla necessità di regolamentarne per legge l’uso.
  8. I cittadini esprimono generale preoccupazione per l’eliminazione delle decisioni umana in alcuni settori.
  9. In media un intervistato su 5 non sa se l’uso dell’AI sia una cosa positiva o negativa.