Lo dicono i risultati di una ricerca di VMware condotta con Forrester sulla crescente attenzione strategica rivolta alla rete

Il 50% delle aziende italiane non ha in programma di implementare una strategia unica per IT e sicurezza. Lo dicono i risultati di una ricerca globale condotta da VMware in collaborazione con Forrester su 665 IT e security manager dell’area EMEA (CIO e CISO inclusi) responsabili della strategia di sicurezza.

Secondo lo studio, approntato sulla crescente attenzione strategica rivolta alla rete per garantire connettività, sicurezza intrinseca e delivery delle app, il 57% dei responsabili IT in EMEA (il 50% in Italia) ritiene che sia molto difficoltoso avere una visibilità end-to-end della propria rete.

Inoltre, più di un terzo degli intervistati (il 37% in EMEA, il 38% in Italia) ritiene che le sfide associate a questa mancanza di visibilità abbiano portato a un disallineamento tra i team di sicurezza e quelli IT.

Tesi confermata anche da un altro recente studio condotto in collaborazione con IDC nel 2019 su 700 intervistati dell’area EMEA, secondo cui quasi la metà degli intervistati afferma che tale mancanza di visibilità rappresenti una delle maggiori preoccupazioni.

Perché sicurezza e agilità sono da perseguire contemporaneamente 

Nelle imprese moderne, l’IT e la sicurezza devono definire ed eseguire una strategia comune, in base alla quale l’azienda può raggiungere contemporaneamente sicurezza e agilità, facendo avanzare l’intero business. Tuttavia, sempre secondo la ricerca Forrester, il 29% dei responsabili IT in EMEA non ha in programma di implementare un’unica strategia IT e di sicurezza. Percentuale che in Italia raggiunge ben il 50%, dimostrando una scarsa volontà di agire secondo una regia unica.

Questo risultato deriva probabilmente da un elemento di fondo: solo un terzo (38%) dei team di rete è infatti attualmente coinvolto nello sviluppo di strategie di sicurezza, percentuale che nel nostro Paese raggiunge il 46%. Tuttavia, il 60% (il 66% in Italia) di questi è coinvolto nell’esecuzione della stessa. Un risultato che evidenzia che i team di rete non sono percepiti come paritari rispetto agli altri team IT o di sicurezza, quando si tratta di definire le strategie di cybersecurity.

Dato questo in netto contrasto con il fatto che la trasformazione della rete è considerata essenziale per fornire i livelli di resilienza e sicurezza richiesti oggi dalle aziende, con il 43% delle organizzazioni europee che afferma che essa ha rappresentato e rappresenterà per loro una priorità chiave tra il 2019 e il 2021.

Le organizzazioni hanno bisogno di una strategia comune e di responsabilità condivise per stabilire un modello di sicurezza coerente e per raggiungere gli obiettivi strategici identificati come prioritari. In particolare, secondo quanto riportato da Forrester, le aziende individuano nella maggior sicurezza (per il 55% degli intervistati in EMEA, il 46% in Italia), nell’innovazione tecnologica (56% EMEA, 54% Italia) e nella capacità di rispondere più velocemente (56% EMEA, 62% Italia) le priorità strategiche.

Oltre a una certa discrepanza nel modo in cui viene percepito il ruolo della rete nell’ambito della sicurezza, c’è una mancanza di coesione all’interno dei team IT e di sicurezza su chi è responsabile della sicurezza della rete stessa.

Come riferito in una nota ufficiale da Jeremy Van Doorn, Sr Director of Systems Engineering, Software Defined Data Center di VMware, area EMEA: «Le aziende che cercano di adattarsi alle condizioni di mercato in rapida evoluzione puntano alla capacità di connettere, eseguire e proteggere le applicazioni moderne in modo coerente ed efficiente, dal data center e attraverso qualsiasi cloud, fino al dispositivo. È proprio la virtual cloud network a offrire tutto questo. La rete deve essere riconosciuta come il DNA di qualsiasi moderna strategia cloud, app e di sicurezza, e dovrebbe essere considerata come un elemento strategico e non solo come un semplice impianto».

La ricerca mette in luce anche la differenza nelle priorità dei team IT e sicurezza. A livello globale, la priorità maggiore per l’IT è l’efficienza (51%), mentre i team di sicurezza si concentrano sulla risoluzione degli incidenti (49%).

Il 45% degli intervistati in EMEA e il 50% in Italia riconosce che una strategia unica e consolidata potrebbe contribuire a ridurre le violazioni dei dati e a identificare più rapidamente le minacce. Tuttavia, l’84% degli intervistati (l’86% in Italia) ammette che fra team di sicurezza e IT spesso non esiste un rapporto di stretta collaborazione (a livello VP e inferiore). Più della metà delle organizzazioni in EMEA, ma solo il 42% in Italia, desidera passare a un modello di responsabilità condivisa nei prossimi 3-5 anni, in cui l’architettura di sicurezza IT (per il 58% in EMEA, per il 48% in Italia) e la sicurezza in cloud (per il 43% in EMEA, per il 40% in Italia) siano condivise tra team IT e di sicurezza; ciò richiede quindi una collaborazione molto più stretta di quella attuale. Per quanto riguarda la risposta alle minacce, se in EMEA il 51% degli intervistati auspica una responsabilità condivisa, in Italia è solo il 30% a pensarla cosi, con il 48% degli intervistati che opta perché la responsabilità sia dell’IT.

Ancora per Van Doorn: «La sicurezza dovrebbe essere sempre più considerata come uno sport di squadra, eppure stiamo ancora vedendo organizzazioni che continuano ad adottare un approccio “a silos”. La chiave del successo dell’IT e della sicurezza moderni è lavorare insieme con responsabilità e piani condivisi, garantendo che ogni elemento della sicurezza, compresa la rete, sia integrato alla base della propria strategia fin dall’inizio. Tuttavia, molti dei problemi che sorgono a seguito dell’approccio a silos possono essere mitigati, almeno in una certa misura, adottando un approccio software-first, come rappresentato dai principi della Virtual Cloud Network. Questo aiuterà le organizzazioni a connettere e proteggere le applicazioni e i dati attraverso i cloud privati, pubblici e edge/branch, offrendo una connettività e una sicurezza costanti per applicazioni e dati ovunque essi risiedano, indipendentemente dall’infrastruttura fisica sottostante. Ovunque vi troviate nel vostro viaggio di trasformazione digitale, questo dovrebbe essere il prossimo passo da intraprendere».