Antongiulio Donà, Country Sales Leader, Talend, indaga il ruolo dei data scientist e invita all’amministrazione dei dati perché diventino informazioni fruibili

Una volta qualcuno ha descritto la scienza dei dati come “il lavoro più affascinante del XXI secolo”. Eppure oggi, osservando il lavoro quotidiano di un data scientist, è difficile capirne il motivo. Secondo un recente studio di IDC, i professionisti del settore dedicano in media il 67% del tempo alla ricerca e alla preparazione dei dati. In una normale giornata lavorativa, questo significa destinare quasi cinque ore alla sola amministrazione dei dati.

Lo stesso studio ha rilevato che solo il 12% del tempo viene dedicato alla produzione di informazioni utili e approfondite, nonostante questo aspetto sia fondamentale per supportare l’attività delle aziende, specialmente in questo periodo di crisi. Contestualizzando il dato, significa poco più di un’ora al giorno. Nonostante ricavare informazioni significative e fruibili partendo dai dati generati all’interno dell’organizzazione sia l’attività più importante nell’attuale situazione, gli esperti le dedicano solo una piccola porzione di tempo.

Purtroppo, se le aziende non cambiano approccio durante questa pandemia, man mano che i dati aumentano di volume, il tempo di chi li gestisce sarà sempre più assorbito da compiti di amministrazione. Più dati sono disponibili e più facilmente vengono racchiusi in compartimenti stagni, con i team di lavoro impegnati a capire quali dati vengono generati e dove vengono memorizzati. Questo tipo di conservazione porta ad avere gruppi di dati incompleti, a discapito della loro qualità ed efficacia. Risultato: il caos dei dati. Un caos per il quale verranno accusati gli stessi professionisti, che dovranno dedicare ancora più tempo a districare la matassa.

Questo problema è stato amplificato dal COVID-19: la pandemia ha aumentato il numero di sorgenti di dati interne ed esterne a ogni organizzazione e le aziende hanno creato nuovi compartimenti nel tentativo di capire l’impatto della pandemia sul proprio business e rispondere al meglio alle esigenze dei clienti, dei dipendenti e della società in generale.

In questa fase, avere accesso a dati precisi e affidabili è più che mai necessario. Stiamo tenendo sotto controllo la pandemia? Rischiamo di avere carenze di risorse sanitarie? Stiamo raggiungendo il picco delle infezioni? I dati di geolocalizzazione possono aiutarci a fermare il COVID-19? Come possiamo gestire la situazione limitando gli effetti sulla privacy?
Ormai tutti abbiamo capito quanto i dati siano importanti per aiutarci a rispondere a queste domande e, in ultima analisi, a uscire dalla crisi. Possiamo anche immaginare quanto sia difficile raccogliere i dati in tempo reale e creare un ecosistema di competenze e fiducia che permetta di convertirli in risultati concreti.

Da un approccio frammentario a una visione olistica

Nella nostra vita quotidiana i dati sono ormai importanti quanto l’acqua, perché favoriscono il benessere sociale e la crescita economica e possono persino essere convertiti in energia pulita. Tuttavia, se sfuggono al controllo vengono accumulati in quantità eccessiva o sono soggetti a violazioni, si possono verificare problemi seri e danni enormi.

Infatti una visione parziale o distorta dei dati può avere un impatto negativo sui risultati finanziari o, in alcuni casi, portare a forme di discriminazione. Solo con una visione completa e controllata i professionisti dei dati possono fornire informazioni precise e fruibili che garantiscano all’azienda la chiarezza e la sicurezza necessarie per prendere decisioni corrette e portare avanti l’attività in questo clima caratterizzato da rischi e incertezze.

Per questo i dati sono la linfa della trasformazione digitale e una risorsa essenziale nei momenti di crisi. Per favorire l’evoluzione digitale e aiutare le organizzazioni ad affrontare le sfide di questa nuova crisi, le aziende di tutte le dimensioni non solo devono assicurarsi l’accesso completo ai propri dati, ma devono anche avere la capacità di incrociarli e verificarne l’affidabilità. Molte aziende non sono consapevoli di trovarsi esattamente nella condizione descritta sopra: fare scelte strategiche sulla base di dati incompleti.

Data Intelligence: un’occasione sprecata

La grave carenza di esperti nella gestione dei dati a livello mondiale è un ulteriore fattore che assorbe tempo prezioso. Secondo le statistiche della Commissione Europea, il numero di esperti dei dati è destinato ad aumentare da 5,7 milioni nel 2018 a 10,9 milioni nel 2025. Ma questo non è ancora sufficiente per soddisfare le richieste. Senza un team strutturato di professionisti e con un numero ridotto di persone in grado di svolgere le mansioni necessarie, le attività di gestione dei dati sono destinate al fallimento e gli esperti avranno sempre meno tempo per l’analisi.

Le aziende non devono limitarsi ad attirare risorse e garantire l’aggiornamento dei dipendenti, devono anche trovare nuove soluzioni per aumentare la produttività dei team esistenti. Tuttavia, se gran parte del tempo viene dedicata all’amministrazione dei dati, le attività chiave di analisi e strategia vengono largamente trascurate. Questo rischia di tradursi, come già avvenuto in molti casi, in una grave crisi di produttività con conseguenze negative su ricavi, innovazione ed esperienza del cliente, a cui si accompagna un incremento dei costi e dei rischi. La maggior parte delle aziende non può permettersi questa situazione neanche nei momenti migliori e deve assolutamente evitarla durante il periodo di crisi.

È dunque necessario raddoppiare gli sforzi per dare senso e significato ai propri dati. È questo il significato di “Data Intelligence”, che IDC definisce come la capacità di “sfruttare metadati aziendali, tecnici, relazionali e operativi per garantire trasparenza in fatto di profili, classificazione, qualità, posizione, sequenza e contesto per mettere a disposizione di persone, processi e tecnologie dati certi e affidabili”. Puntando sull’intelligenza dei dati, i professionisti della gestione non dovranno più sacrificare ore di lavoro per cercare, ordinare e preparare i dati di tutta l’organizzazione. Potranno invece trattare questi dati come una fonte affidabile fin dal primo istante e concentrare i loro sforzi sulla produzione di informazioni strategiche.

Dal caos all’ordine, senza amministratori dei dati

Invece di sprecare il poco e prezioso tempo dei professionisti in mansioni di amministrazione, le aziende dovrebbero investire in pratiche e strumenti collaborativi che velocizzino la trasformazione dei dati in informazioni strategiche, con documenti di facile accesso e ricerca, qualità controllata e valore aggiunto. Implementando questi strumenti in modo efficace è possibile individuare tutti i dati presenti nelle varie sorgenti, anche quelli chiusi in compartimenti stagni, e trasformarli in risorse riutilizzabili e condivisibili da un unico punto di accesso e gestione. Questo approccio aiuta i professionisti dei dati a risparmiare tempo prezioso e consente loro di concentrarsi sull’analisi per fornire informazioni fruibili a chi gestisce la strategia aziendale.

Per che si occupa di gestione dei dati, l’analisi iniziale dovrebbe essere facile quanto l’esperienza digitale dei consumatori. Quando prenotano un pasto a domicilio, ordinano beni di prima necessità o comprano vestiti online, gli acquirenti non solo vengono guidati in pochi clic alle offerte migliori, ma possono leggere giudizi e commenti di altri che descrivono la qualità dei prodotti e, spesso, determinano la scelta finale. I professionisti dei dati dovrebbero avere indicazioni iniziali chiare e sintetiche che li indirizzino correttamente verso le successive fasi di analisi e strategia.

Pertanto, nella scelta degli strumenti su cui investire, le aziende devono concentrarsi sulle soluzioni che offrono queste prestazioni e lavorano a beneficio di chi gestisce i dati. Devono accelerare l’accesso alle informazioni e soprattutto fornire ai professionisti un metodo veloce per valutare la rilevanza e l’affidabilità dei dati in un colpo d’occhio. Le applicazioni che offrono una valutazione immediata della correttezza e della precisione dei dati in base a qualità, popolarità e giudizi degli utenti riducono drasticamente il lavoro di ricerca e preparazione che i professionisti dei dati si sono ormai abituati a fare. In questo modo potranno concentrare i loro sforzi per sfruttare al meglio la potenza dell’intelligenza dei dati a tutto vantaggio dell’organizzazione.

Nella situazione attuale i dati si stanno rivelando uno dei beni più preziosi per aiutare le aziende a superare la pandemia mitigandone gli effetti peggiori. Tuttavia, molte aziende non riescono a sfruttare pienamente questa risorsa nel momento più critico. I professionisti dei dati sono oberati da compiti di amministrazione che lasciano poco tempo all’analisi finalizzata a supportare la strategia aziendale, necessaria per posizionarsi nel modo migliore e accelerare l’uscita dalla crisi quando finalmente la pandemia sarà finita. Investendo negli strumenti giusti, le aziende possono aiutare i loro esperti di dati a gestire i problemi di efficienza e produttività fin dalle fasi iniziali. Le aziende non si devono accontentare di dati imperfetti. Implementando gli strumenti più idonei, le imprese di tutte le dimensioni avranno rapidamente accesso a dati affidabili che i loro dipendenti potranno utilizzare in modo più efficace.