Secondo Paolo Arcagni di F5 una delle sfide principali per la maggior parte delle aziende sarà legata alla qualità delle prestazioni in tempo reale delle chiamate API e alla riduzione della latenza correlata

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L’incremento costante della domanda di Application Programmi Interface (API) moderne, in grado di collegare applicazioni e dispositivi per accelerare la trasformazione digitale, e la necessità di poter disporre in tempo reale di insight e analitiche sulle prestazioni e l’utilizzo delle API stesse, sta portando ad una crescita senza precedenti del mercato delle soluzioni di API management.

È ormai evidente come, dal punto di vista del business, le API svolgano un ruolo fondamentale nella trasformazione digitale; gli analisti concordano che la loro implementazione da parte delle organizzazioni debba avvenire al più presto, anche solo perché tali aziende possano sopravvivere, per non parlare del rimanere competitive in un panorama di business in rapida evoluzione.
Nonostante l’accelerazione della trasformazione digitale che stiamo affrontando in questi mesi, il percorso è ancora lungo: basti considerare come, secondo una ricerca promossa recentemente da IDC (APIs – The Determining Agents Between Success or Failure of Digital Business) ) oltre un quarto delle aziende non si ponga ancora come obiettivo il completamento di tale trasformazione da qui a 10 anni.

La modernizzazione non è solo per pochi

Contrariamente a quanto si possa pensare, le API non rappresentano un approccio rilevante solo per le aziende tecnologiche. Secondo IDC, la maggior parte delle aziende che oggi utilizza una piattaforma di gestione delle API opera in mercati verticali; tra queste, il 72% delle aziende che si occupano di media e business services e il 71% delle società di servizi finanziari.
Persino le aziende nei settori tradizionalmente “tech light” usano già strumenti di API management: nel mondo, lo fanno il 60% delle realtà dedite alla vendita al dettaglio e all’ingrosso e il 52% degli istituti sanitarie e scolastici privati.
La realtà è che oggi ogni azienda, indipendentemente dal settore in cui opera, si sta trasformando in un’azienda tecnologica.

IDC divide le aziende che hanno adottato una piattaforma di API management in due categorie: “API focused” e “API laggard”, evidenziando una differenza sostanziale nel modo in cui i due gruppi capitalizzano la propria spesa digitale, generando entrate a partire da canali digitali, che vanno dalle piattaforme di e-commerce alle app mobile e agli eventi online, come webinar e streaming video. Mentre un quarto delle aziende “API focused” attribuisce fino al 30% delle proprie entrate ai canali digitali, solo il 10% delle organizzazioni “API laggard” può farlo.

La domanda di API oltrepassa i confini

La quantità di traffico API aumenterà notevolmente nei prossimi due anni, sia dal punto di vista dei mercati verticali sia delle aree geografiche. Secondo IDC, il 71% delle organizzazioni prevede di aumentare la quantità di traffico API che genera e gestisce da qui al 2022.
IDC calcola che, di conseguenza, il volume delle chiamate API aumenterà in una percentuale stimata tra il 25 e il 75% per circa la metà di tutte le attività dei settori finance, vendita al dettaglio, telecomunicazioni, servizi di pubblica utilità e produzione.
È evidente come questo massiccio aumento delle chiamate API richiederà soluzioni di gestione sufficientemente dinamiche in grado di adattarsi alla crescita della domanda, dei volumi di traffico e di altri cambiamenti nel comportamento dei consumatori.

Quasi la metà delle aziende leader nei rispettivi settori ha in programma di rendere le proprie prestazioni digitali a prova di futuro investendo nella gestione delle API e nelle piattaforme di gestione del traffico come NGINX Controller, che consente ai team di definire, pubblicare, proteggere, monitorare e analizzare le API, garantendo allo stesso tempo agli sviluppatori il controllo della progettazione API. Le organizzazioni identificate come “API laggard” sono in ritardo rispetto a questo trend, e devono necessariamente adottare piattaforme di modernizzazione delle applicazioni se desiderano rimanere rilevanti per la loro base clienti e distinguersi dalla concorrenza nel prossimo decennio.

Esplorare le sfide per la modernizzazione delle API

Una delle sfide principali per la maggior parte delle aziende è legata alla qualità delle prestazioni in tempo reale delle chiamate API e alla riduzione della latenza correlata. Oltre il 90% delle organizzazioni si aspetta una latenza inferiore a 50 millisecondi, mentre quasi il 60% prevede una latenza di 20 millisecondi o inferiore.

Allo stesso modo, oltre la metà delle aziende indica che una delle maggiori sfide che devono affrontare è quella di implementare una piattaforma di gestione delle API in grado di gestire una mix sempre più diffuso e complesso di ambienti containerizzati e cloud native. Una sfida che può sembrare difficile agli occhi di team IT che hanno più esperienza nella gestione di ambienti monolitici.

Secondo la ricerca di IDC, oltre un terzo delle aziende considera la complessità, correlata sia alle applicazioni che alla loro infrastruttura, una delle principali sfide quando si gestiscono le API in un ambiente di microservizi. Questo non ci sorprende, dato che la confusione tra microservizi e service mesh può rendere la modernizzazione un compito arduo da affrontare.
Tuttavia, è necessario poter garantire la possibilità di migliorare la semplificazione, le prestazioni e ottenere insight significative che aiutino a risolvere le sfide legate alla gestione delle API. Poco meno di un quarto delle aziende dichiara di avere difficoltà nell’implementazione e nella manutenzione costante del proprio patrimonio API, e un altro quarto avrebbe bisogno di analitiche e prestazioni migliori. È vero che la complessità e la sicurezza sono due fattori che rischiano di ostacolare una “early adoption” delle API, ma è altrettanto vero che il 41% delle organizzazioni interpellate è alla ricerca proprio di una soluzione di API management che sia semplice e facile da usare.

Una soluzione di gestione delle API best-in-class è leggera, flessibile, portabile e in grado di essere eseguita su container per supportare le app basate sui microservizi e deve essere in grado di gestire il traffico API sia per le app tradizionali sia per quelle moderne, senza introdurre ulteriori complessità

In conclusione, ritengo che, in nessuna circostanza, le aziende possano più permettersi di scendere a compromessi sulle prestazioni. Allo stesso modo, non possono lasciare che la mancanza di una soluzione di gestione delle API freni la trasformazione della propria organizzazione.

A cura di Paolo Arcagni, Sr. Manager, System Engineering di F5 – Italy & Iberia