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Vincenzo Costantino, Comm

Le banche divorano dati, anche quando sono ferme. Per far fronte a clienti sempre più digitali – e soddisfare il loro desiderio di servizi innovativi, accesso continuo e controllo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 – devono essere in grado di aumentare rapidamente la capacità dei dati e la connettività. Questo significa disporre di maggiori servizi e processi di back end nel cloud.

Tuttavia, i sistemi interni stanno già mostrando tutti i loro limiti (grazie a PSD2, open banking, API e pagamenti istantanei), lasciando le banche con un nuovo dilemma: “E se il mio cloud privato semplicemente non fosse sufficiente?” Seguito rapidamente dalla domanda da un milione di dollari: “Quale investimento servirà per renderlo più ampio, veloce e sicuro?”.

Banche decise a rimuovere i limiti del cloud

Per la maggior parte dei pragmatici, la soluzione è semplice. Perché costruire nuovi server cloud, quando si può semplicemente utilizzarne uno già pronto in grado di scalare in grandezza e velocità?

Con una grande quantità di processi aziendali e operativi bancari, funzioni CRM e contenuti già ospitati in cloud pubblici di terze parti, la migrazione del core bancario potrebbe essere il prossimo passo logico.

Finora, le banche hanno tradizionalmente evitato il cloud pubblico come soluzione per l’infrastruttura principale, soprattutto a causa di problemi storici legati alla conformità, alla sicurezza, alla resilienza e al controllo.

Ma tutto questo sta cambiando.

Perché bisogna smettere di demonizzare il cloud pubblico

I fornitori di cloudout-of-the-box” come AWS, Microsoft Azure e Google Cloud, hanno investito molto per creare infrastrutture e software cloud adatti per i servizi finanziari e del tutto conformi alle normative bancarie.

Le loro strutture dati di livello 4 e 5, sviluppate appositamente, offrono nuovi livelli di resilienza e maggiore sicurezza. Inoltre, stanno implementando nuovi hub regionali con sedi specifiche per i data center, per rispettare le leggi sulla protezione dei dati come il GDPR. In molti casi, i loro cloud multi-tenant possono essere in realtà più sicuri del cloud privato di una banca, perché rendono difficile colpire una particolare azienda o set di dati.

Affidare a terzi il mantenimento di processi vitali non è un’attività che le banche affronteranno con leggerezza, ma la mancata analisi delle opzioni del cloud pubblico potrebbe costare loro caro – ed essere superati da concorrenti digitali come N26, Starling Bank e Monzo, che stanno tutti utilizzando il cloud pubblico per supportare i loro servizi su larga scala.

Quattro motivi alle banche per dare il cloud in outsourcing

  1. Accesso all’innovazione cloud – Basato su una tecnologia all’avanguardia, con cicli di investimento più brevi, il cloud pubblico può offrire enormi miglioramenti in termini di prestazioni ed efficienza aziendali e la possibilità di attingere ad applicazioni fornite tramite cloud consentono di migliorare la conoscenza e le esperienze dei clienti.
  1. Servizi veloci e competitivi – Passare da un modello “build” a un modello “buy” significa che le banche possono competere a testa alta con i concorrenti più agili e reattivi, concentrandosi meno sull’IT e più sui clienti. Grazie a piattaforme cloud più robuste e flessibili, possono accelerare i servizi di nicchia, ad esempio la blockchain e la containerizzazione del software.
  2. Ridurre costi e sforzi – Le più grandi banche mondiali stanno già risparmiando miliardi di dollari con l’adozione del cloud, tagliando le infrastrutture tecnologiche e i costi di archiviazione dei dati, nonché proprietà e strutture. E non solo, stanno anche migliorando la mitigazione del rischio e la capacità di combattere la criminalità finanziaria.
  3. Mantenere l’uptime e potenziare la crescita – Il cloud pubblico aiuta le banche a ridurre i rischi associati a capacità, resilienza e ridondanza. Migliora anche la scalabilità aiutandole a crescere e soddisfare i picchi di domanda.

Quando si valuta il cloud pubblico, è bene ricordare che non deve trattarsi di un approccio “tutto o niente”. Molte banche intelligenti, come Fortis, stanno ottenendo il meglio di entrambi i mondi adottando una strategia di cloud ibrido. Questo permette di sfruttare tutti i vantaggi del cloud pubblico utilizzando il proprio cloud privato per gli asset sensibili e critici.

Snellire la migrazione dei dati

Ospitando il cloud in-house, utilizzando una terza parte, o facendo ricorso a entrambe le opzioni, il segreto del successo è garantire un’integrazione fluida tra i diversi ambienti cloud, unita a trasferimento dei dati, backup e sicurezza senza soluzione di continuità.

Le banche avranno bisogno di aiuto per spostare le loro attività nel cloud, in più cloud e in aree geografiche cloud, integrandosi al tempo stesso con i loro data center on-premise.

Per Vincenzo Costantino, Sr Director Sales Engineering presso Commvault, aziende specializzate nell’archiviazione e protezione dei dati, con esperienza consolidata, competenze, e soluzioni scalabili pertinenti sono la chiave per facilitare il loro percorso e aiutarli a definire i loro obiettivi cloud.