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    Sei qui:Home»News»Sovereignty washing: il rischio delle false promesse sulla sovranità digitale

    Sovereignty washing: il rischio delle false promesse sulla sovranità digitale

    By Redazione LineaEDP28/07/20264 Mins Read
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    Perché il sovereignty washing preoccupa aziende e governi. Il commento di Andy Garth, Director of Government Affairs di ESET

    USA-sovereignty washing
    Andy Garth, Director of Government Affairs di ESET

    Il “sovereignty washing” fa parte di una tendenza di mercato più ampia in cui le organizzazioni non europee cercano di rafforzare le proprie credenziali di sovranità attraverso partnership con aziende europee, pur continuando ad affidarsi a tecnologie straniere per componenti critici del proprio stack tecnologico.

    Tra gli esempi figurano Google con Thales, Schwarz con CrowdStrike, nonché Cisco, Microsoft e Amazon – queste ultime hanno avviato alcune iniziative per fornire servizi cloud europei attraverso entità giuridiche europee.

    I clienti dovrebbero poter compiere scelte realmente indipendenti, in linea con le esigenze specifiche. Se una soluzione pienamente sovrana risponde a un requisito tecnico, devono valutare adeguatamente le offerte disponibili, verificare le dichiarazioni, valutare il rischio di “sovereignty washing” e, infine, considerarne il rischio politico.

    ESET ritiene che i clienti debbano poter prendere decisioni in merito alla propria sicurezza e alla propria esposizione al rischio nel mondo digitale in modo indipendente, autonomo e sicuro, appoggiandosi a vendor di cui si fidano. A coloro che necessitano di una soluzione pienamente sovrana, ESET Private offre soluzioni on-premise, su cloud europeo o in un ambiente air-gapped.

    Il commento di Andy Garth, Director of Government Affairs di ESET

    La sicurezza informatica non è solo una questione tecnica; i rischi politici e di sicurezza sono altrettanto importanti. Una soluzione sovrana europea non può rivendicare in modo credibile la propria sovranità se si affida a un livello di sicurezza informatica non europeo come elemento centrale della propria infrastruttura.

    Scegliere una piattaforma di sicurezza informatica non europea perché ritenuta in grado di offrire le migliori funzionalità è una decisione aziendale valida. Tuttavia, presentare l’offerta risultante come una soluzione pienamente sovrana pone requisiti molto più elevati. Riteniamo che le imprese dovrebbero poter compiere scelte indipendenti che soddisfino al meglio le loro esigenze, indipendentemente dalla loro ubicazione geografica. Le aziende statunitensi sono soggette alle normative statunitensi e alle direttive dell’amministrazione statunitense.

    Le recenti restrizioni alle esportazioni che hanno interessato Anthropic hanno ricordato a governi e imprese che le decisioni geopolitiche possono influire direttamente sull’accesso alle tecnologie critiche. Di conseguenza, la sovranità digitale è sempre più vista come un modo per ridurre il rischio politico, garantire la continuità operativa e mantenere il controllo sui dati sensibili.

    La questione non riguarda l’isolamento tecnologico. La questione è se una soluzione possa essere presentata come sovrana mentre un livello critico di sicurezza rimane dipendente da un vendor non europeo.

    E nel campo della sicurezza informatica, l’Europa dispone già di fornitori altamente competenti, tra cui ESET e altri. Pertanto, ai clienti non dovrebbe essere detto che devono scegliere tra sovranità e sicurezza informatica efficace. L’Europa è pienamente in grado di garantire entrambe.

    Si può inoltre sostenere che il termine “sovrano” stia diventando sempre più inflazionato o addirittura usato impropriamente, nei dibattiti sul mondo della tecnologia. Ciò è particolarmente evidente in Europa, dove espressioni come “soluzioni sovrane europee” compaiono sempre più spesso nei materiali di marketing e nella comunicazione del settore. Tuttavia, a voler essere precisi, la sovranità è stata tradizionalmente associata alle nazioni e agli Stati. L’Europa è un insieme di nazioni sovrane, non un’unica entità sovrana.

    Allo stesso tempo, le aziende tecnologiche statunitensi hanno saputo sfruttare rapidamente la loro dimensione e la loro solidità finanziaria stringendo partnership con fornitori europei per offrire quelle che vengono commercializzate come «soluzioni sovrane». Se tali accordi rispecchino realmente lo spirito della sovranità è oggetto di dibattito.

    Ma la questione è a doppio taglio. Se un’organizzazione olandese si affida a un fornitore francese di servizi cloud o di sicurezza informatica, si può davvero definire anche quella una soluzione sovrana? O si tratta semplicemente di una soluzione europea?

    Le parole contano. Mentre i responsabili politici, i vendor e i clienti si muovono in uno scenario tecnologico sempre più complesso, la chiarezza diventa essenziale. Dobbiamo stare attenti a non indebolire concetti importanti attraverso una terminologia di marketing che assume significati diversi a seconda del pubblico a cui si rivolge.

    Personalmente, trovo più utili termini come “indipendente” e “affidabile”. Essi pongono l’accento dove probabilmente dovrebbe essere: su chi detiene il controllo, su chi ne è responsabile e se i valori alla base della soluzione sono in linea con quelli del cliente.

    Forse la vera domanda è questa: stiamo parlando di sovranità o stiamo in realtà parlando di fiducia, controllo e autonomia strategica?

    Fonte: https://www.linkedin.com/posts/andy-garth-48a9856b_cybersecurity-eset-techsovereignty-activity-7484890772757049344-yRk3?utm_source=share&utm_medium=member_desktop&rcm=ACoAABMHU7kBZ1uGC55WLNUTw2Iyp1bbYZ15k68

    Eset sovereignty washing
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