L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della routine lavorativa quotidiana; tuttavia, secondo la nuova ricerca condotta da TeamViewer — fornitore di soluzioni software per l’ambiente di lavoro digitale —, le aziende devono superare una carenza di fiducia per poter fare un vero salto di qualità nella produttività con l’IA.
In Italia, se da un lato il 71% utilizza l’IA ogni giorno, dall’altro il 62% preferisce ancora che ci sia una supervisione umana prima che l’IA agisca in autonomia. Questa cautela contrasta con le previsioni dei responsabili IT, i quali stimano che entro il 2030 quasi un terzo (29%) dei servizi legati all’ambiente di lavoro digitale (digital workplace) sarà gestito in modo del tutto autonomo.
Lo studio intitolato “Path to the Autonomous Workplace” (La strada verso l’ambiente di lavoro autonomo), analizza proprio questa transizione: il passaggio da una semplice “assistenza dell’IA” (in cui le persone interrogano gli strumenti e ne verificano i risultati) a veri e propri sistemi nativamente autonomi, capaci di intercettare le criticità e risolverle riducendo progressivamente l’intervento umano.
I principali dati emersi dai lavoratori intervistati in Italia:
– L’IA è ormai una costante quotidiana. Il 71% degli intervistati utilizza l’intelligenza artificiale almeno una volta al giorno. Solo un esiguo 3% dichiara di non trarne alcun beneficio concreto sul posto di lavoro, mentre ben il 66% valuta la propria esperienza con questa tecnologia in modo decisamente positivo.
– L’ambiente di lavoro autonomo accelera la sua corsa, trainato soprattutto dal settore IT. Sebbene solo il 12% dei responsabili IT definisca la propria azienda già parzialmente autonoma, il 55% adotta un approccio proattivo e il 20% predittivo. Segno che la maggior parte delle aziende sta gettando le basi per un ambiente di lavoro automatizzato. Inoltre, il 98% dei leader IT si dice pronto a delegare all’IA almeno una delle proprie mansioni.
– La fiducia cala quando cresce il potere decisionale dell’IA. Il 62% degli intervistati preferisce che la tecnologia non prenda iniziative autonome. Sebbene il 27% si dica pronto a delegare maggiore libertà d’azione all’IA, la stragrande maggioranza (il 78%) si sente a proprio agio solo se l’IA gestisce compiti ben definiti. Resta un esiguo 7% che non esprime alcuna riserva all’idea di un’IA capace di operare senza il fattore “human in the loop”.
– Sì all’autonomia, no ai processi “invisibili”. In Italia, il 47% vuole che l’IA risolva i problemi sul nascere ma tenendo l’utente informato (contro una media globale del 40%). Inoltre, il 72% si sente a proprio agio con un’IA che agisce autonomamente, a patto di poter intervenire in caso di necessità.
– Le misure di controllo sono la chiave della fiducia. Secondo gli intervistati, l’azione autonoma dell’IA sarebbe più accettabile in presenza di: notifiche prima di modifiche rilevanti (33%), registri delle attività consultabili (32%), solide tutele per la sicurezza e la privacy (30%), opzioni di ripristino (rollback) (25%) e limiti di accesso per l’IA (23%).
– L’IA trasformerà il lavoro, non lo cancellerà. Entro il 2030, il 37% degli intervistati prevede che l’IA fungerà da assistente mentre le persone continueranno a svolgere la maggior parte dei compiti; il 23% si aspetta di delegare più mansioni per concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto, e solo un esiguo 2% teme che il proprio ruolo possa scomparire.
I risultati della ricerca mettono in luce quello che TeamViewer definisce il “divario di fiducia nell’IA”: se da un lato le persone si sentono sempre più a proprio agio nell’utilizzare l’intelligenza artificiale come supporto, dall’altro sono meno pronte a concedere ai sistemi autonomi maggiore accesso, potere decisionale e responsabilità. Questo divario sta già costringendo i lavoratori a un continuo lavoro di controllo. Più della metà dei lavoratori intervistati in Italia (60%) controlla spesso o sempre i risultati generati dall’IA dedicando in media quasi un’ora e mezza alla settimana a queste verifiche. Inoltre, il 50% dichiara di non sapere sempre quando fidarsi dell’IA e quando invece sia necessario controllare.
“L’IA sta già cambiando il modo in cui lavoriamo, ma la prossima fase sarà guidata dalla fiducia”, ha dichiarato Oliver Steil, CEO di TeamViewer. “Le aziende non avranno successo concedendo all’IA un potere illimitato, ma creando sistemi capaci di operare in modo sicuro, trasparente e responsabile, entro perimetri di controllo ben definiti. La vera opportunità sta nell’usare l’IA e l’automazione per prevenire disservizi, migliorare l’esperienza digitale e liberare le persone, permettendo loro di concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto. Sarà un’autonomia basata sulla fiducia, e non un’automazione incontrollata, a liberare il pieno potenziale della produttività del futuro”.
Il settore IT sarà probabilmente uno dei primi ambiti in cui i sistemi autonomi prenderanno piede. I disservizi tecnici sono infatti spesso ripetitivi e misurabili, il che rende queste anomalie più facili da intercettare sul nascere, correggere in automatico e, nel tempo, risolvere entro perimetri di controllo ben definiti. I dati della ricerca lo confermano: la quasi totalità dei responsabili IT intervistati (98%) affiderebbe all’IA la gestione di almeno un compito, a partire dagli aggiornamenti di sistema (58%), dalla risoluzione dei problemi comuni dei dispositivi (42%) e dalla gestione degli accessi ai sistemi (35%). Tale propensione riflette la rapidità con cui si sono evolute le procedure IT in poco tempo e indica una chiara tendenza verso una sempre maggiore autonomia all’interno dell’ambiente di lavoro.
“Per anni, il software è stato progettato principalmente in base alle istruzioni fornite dall’uomo”, ha affermato Mei Dent, Chief Product and Technology Officer di TeamViewer. “I sistemi autonomi scardinano questo modello. Il prossimo passo consiste nel progettare soluzioni capaci di capire quando agire, quando fermarsi e quando coinvolgere le persone nel processo decisionale. Per farlo servono regole di controllo chiare, azioni precedentemente approvate, una supervisione basata sul livello di rischio e la massima trasparenza su cosa abbia fatto la soluzione e perché. L’autonomia prenderà piede su larga scala solo quando le aziende ne dimostreranno l’efficacia in casi d’uso specifici e collaudati, per poi estenderla in totale fiducia”.


