La familiarità può generare disattenzione. Nel mondo della cybersecurity, però, può anche alimentare un senso di falsa sicurezza, molto più pericoloso. È il caso dei QR code, ormai presenti ovunque: su menu, parchimetri, addirittura sui lampioni (utili a segnalare i guasti in modo rapido e preciso) e, sempre più spesso negli ultimi anni, anche nelle e-mail. Da ciò deriva la crescita di un nuovo modo per nascondere link dannosi, aggirare alcuni filtri di sicurezza tradizionali e spostare l’interazione dal PC aziendale a uno smartphone personale, spesso meno protetto.
Gli attaccanti continueranno a sperimentare e innovare per evitare il rilevamento, anche attraverso nuove tecniche di quishing pensate per colpire collaboratori inconsapevoli. Per questo, le organizzazioni devono capire come funziona questa minaccia e come riuscire a proteggersi.
Perché il quishing è così pericoloso
Il QR code è un codice a barre bidimensionale che può contenere URL, dettagli di pagamento, contatti e altri dati, permettendo agli utenti di accedere rapidamente a un sito o a un’app. È proprio questa sua semplicità a renderlo interessante per gli hacker. I QR code sono ormai entrati nell’uso quotidiano, soprattutto dopo la diffusione delle interazioni contactless durante la pandemia e le persone sono sempre più abituate a scansionarli senza troppe verifiche.
Per i criminali informatici, inserirli in una campagna di phishing è semplice: basta sostituire un link o un allegato dannoso con un QR code, spesso generato in pochi secondi anche tramite kit di phishing già predisposti. Il rischio principale è che il QR code sposti la vittima da un ambiente aziendale relativamente protetto a un dispositivo mobile personale, potenzialmente non gestito e con controlli di sicurezza più deboli.
Un altro vantaggio per gli autori degli attacchi è la capacità di nascondere la destinazione reale. L’URL non compare come testo leggibile, ma è codificato all’interno del QR code, rendendo più difficile per alcuni filtri e-mail tradizionali estrarlo e analizzarlo. In alcuni casi, il codice viene ulteriormente nascosto all’interno di allegati PDF o JPEG, aumentando le probabilità che il messaggio arrivi nella casella di posta dei dipendenti. Quando il QR code è associato a un brand affidabile, come DocuSign o Microsoft, l’attacco sfrutta le stesse logiche di social engineering del phishing classico: il brand rassicura la vittima, mentre il messaggio crea urgenza, ad esempio chiedendo di proteggere l’account o di confermare i propri dati. Secondo l’ESET Threat Report H1 2026, nella prima metà del 2026 i QR code dannosi erano presenti in almeno l’11% di tutte le e-mail di phishing analizzate. ESET rileva queste campagne come QRCode/Phishing attraverso un livello dedicato dello scanner e-mail, progettato per identificare QR code nella maggior parte dei file, decodificarne gli URL e analizzarli con motori anti-phishing, anti-malware e anti-spam, bloccando gli indirizzi dannosi e segnalando o eliminando le e-mail associate.
Gli autori delle minacce continuano a innovarsi
Come accade per ogni evoluzione nel contesto delle minacce informatiche, gli attori malevoli continuano ad affinare le proprie tecniche per massimizzarne l’impatto. Gli attacchi di quishing non vengono utilizzati solo per installare malware e rubare credenziali, ma anche per sottrarre token MFA.
I ricercatori esperti in sicurezza hanno osservato campagne progettate per aggirare i controlli degli app store tramite download diretti di app malevole mascherate da applicazioni legittime. In altri casi, il QR code non
porta a un sito di phishing, ma apre direttamente un’app legittima, come un social network o un’app di pagamento, per favorire takeover di account, frodi finanziarie o altre attività dannose. I QR code possono anche essere usati per inserire link malevoli in contatti e calendari, collegare automaticamente la vittima a reti Wi-Fi controllate dagli hacker o nascondere gli URL tramite servizi di abbreviazione dei link.
Anche gruppi APT sponsorizzati da Stati stanno integrando il quishing nelle proprie attività. Un avviso dell’FBI del gennaio 2026 ha segnalato che il gruppo nordcoreano Kimsuky ha preso di mira think tank, istituzioni accademiche ed enti governativi statunitensi e stranieri con e-mail di spearphishing contenenti QR code. Le tecniche usate variavano da questionari e pagine di registrazione fino a presunte unità di archiviazione sicure.
Proteggere l’azienda dal QR phishing
Per ridurre il rischio di quishing è necessario combinare persone, processi e tecnologia. Il primo passo è includere il tema nei programmi di formazione e nelle simulazioni di security awareness, invitando i dipendenti a non scansionare QR code presenti in e-mail non richieste e a segnalare qualsiasi messaggio sospetto. Se il contenuto sembra provenire da una fonte affidabile, è sempre meglio verificarlo direttamente con il mittente, usando contatti recuperati separatamente dall’email.
Sul piano tecnico, le aziende dovrebbero adottare soluzioni di e-mail security affidabili, capaci di ridurre il rischio che le e-mail di quishing arrivino nelle inbox degli utenti, e strumenti di mobile security per bloccare siti malevoli e altre minacce sui dispositivi dei dipendenti. È inoltre importante applicare MFA resistente al phishing su tutti gli account sensibili, così da impedire agli attaccanti di accedere ai sistemi aziendali anche nel caso in cui un utente venga ingannato. Gli strumenti di mobile device management, MDM, possono aiutare a garantire che i dispositivi siano protetti secondo le policy aziendali.
Infine, è fondamentale ridurre la superficie di attacco, applicare il principio del privilegio minimo e l’accesso just-in-time, mantenere aggiornati sistemi operativi mobile, software aziendali e strumenti di sicurezza, monitorare costantemente eventuali attività sospette e testare i piani di incident response anche negli scenari peggiori.
Non più una novità
I QR code sono passati dall’essere una novità ad essere una presenza abituale anche in azienda. Lo stesso vale per il quishing. La familiarità, però, non deve necessariamente generare disattenzione. Così come i collaboratori hanno imparato a diffidare del phishing tradizionale via e-mail o SMS, possono essere formati a riconoscere i segnali di un possibile tentativo di quishing. Nelle giuste condizioni, la familiarità può contribuire a potenziare la sicurezza.


