Fino a qualche tempo fa, il termine resilienza nel mondo delle telecomunicazioni era strettamente legato al mantenimento dell’operatività di rete. Oggi questo non è più sufficiente.
L’AI sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella gestione dei network. E mentre l’infrastruttura diventa sempre più distribuita e i dati sempre più sensibili, gli operatori devono garantire servizi continui e sempre disponibili. È esattamente questa la sfida al centro della Giornata Mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell’Informazione di quest’anno: “Rafforzare la resilienza in un mondo connesso”. Questa resilienza che deve essere integrata a ogni livello della connettività, dalle reti terrestri ai cavi sottomarini, fino ai satelliti e ai data center.
Si tratta di una sfida che diventa sempre più urgente man mano che le reti di telecomunicazioni crescono in scala e complessità. Ericsson prevede che il traffico dati mobile globale raggiungerà i 280 exabyte al mese entro il 2030, mentre gli abbonamenti 5G dovrebbero arrivare a 6,3 miliardi, pari ai due terzi di tutti gli abbonamenti mobili. Più traffico, infrastrutture maggiormente distribuite, decisioni sempre più guidate dall’AI: la resilienza non è più solo una questione di ingegneria del back-end. E sempre più spesso dipende da tre elementi: il controllo sovrano dei dati, l’orchestrazione intelligente attraverso reti complesse e la capacità di rendere operativa l’AI in modo sicuro su larga scala.
Controllo sovrano dei dati
Tutto parte dalla data sovereignty: gli operatori non possono costruire reti resilienti se non sanno dove fluiscono i dati sensibili, chi può accedervi o come vengono governati. Un tema che diventa sempre più urgente mentre le telco affrontano una pressione crescente per esporre i dati di rete per nuovi servizi, partnership di ecosistema e opportunità di monetizzazione.
L’espansione dei servizi AI, delle API di rete e di forme più distribuite di inferenza rende la sovranità una questione tanto architetturale quanto di compliance. Gli operatori devono capire come si muovono i dati, dove vengono elaborati e come vengono condivisi all’interno di ambienti sempre più complessi.
Ma non basta mappare i flussi: serve anche controllare accessi e utilizzi, in modo da supportare l’innovazione senza rallentarla. È qui che piattaforme come Cloudera giocano un ruolo chiave, aiutandoli a governare l’accesso ai dati in modo coerente attraverso capacità come la data lineage e un data fabric unificato per esporli in sicurezza.
La posta in gioco è ancora più alta in un contesto geopolitico incerto, dove le domande su dove viaggiano i dati e se transitano attraverso ambienti potenzialmente ostili sono ormai elementi portanti della resilienza.
Orchestrazione intelligente attraverso reti sempre più complesse
La resilienza dipende anche dalla capacità degli operatori di coordinare ambienti di rete sempre più complessi e distribuiti senza compromettere l’esperienza utente. Una parte fondamentale della resilienza futura sarà l’integrazione più stretta tra reti terrestri e non, con i satelliti che aggiungono un livello di ridondanza importante quando condizioni ambientali avverse o interruzioni del backhaul impattano la connettività.
Ma l’integrazione tecnica da sola non basta. Ciò che conta è se quella complessità può essere assorbita senza interferire con l’esperienza di un utente che non si preoccupa di sapere a quale rete è connesso, si aspetta semplicemente che il servizio funzioni. È qui che l’AI interviene, aiutando gli operatori a gestire mobilità, segnale e switching in tempo reale attraverso gli ambienti di rete affinché la connettività rimanga fluida.
Secondo l’ultimo Data Readiness Index di Cloudera, per tre intervistati su cinque nel settore telecomunicazioni le performance dell’infrastruttura ostacolano costantemente le iniziative operative, il dato più alto tra tutti i settori esaminati. Man mano che nuove costellazioni satellitari diventano parte del panorama della connettività, la resilienza dipenderà sempre più da quanto intelligentemente gli operatori orchestrano un ambiente di rete più distribuito.
È in questo contesto che Cloudera vede un’opportunità: abilitare un’infrastruttura dati distribuita in grado di supportare applicazioni AI private a bassa latenza più vicine al network edge. Il ruolo dell’AI non è aggiungere complessità, ma fungere da livello di coordinamento che aiuta le reti ad adattarsi in tempo reale.
Rendere operativa l’AI in modo sicuro su larga scala
Costruire resilienza nell’era dell’AI richiede che agli operatori rendano la stessa AI operativa in modo sicuro e responsabile, perché le reti non possono diventare più resilienti se i sistemi che prendono decisioni al loro interno rimangono difficili da governare e monitorare.
La maggior parte delle telco è ancora nelle fasi iniziali del proprio percorso di maturità AI, con una cautela che continua a influenzare il ritmo di adozione. Gli operatori rimangono altamente avversi al rischio, molti temono che introdurre l’AI nella rete possa interrompere servizi che non possono permettersi di far fallire. Ecco perché la sfida più grande non è adottare l’AI in linea di principio, ma costruire le fondamenta operative necessarie per utilizzarla responsabilmente su larga scala.
Questo significa mettere in atto i giusti flussi di lavoro dei dati, modelli di governance, pratiche di monitoraggio e meccanismi di accountability prima che l’AI venga integrata nelle operazioni di rete live. McKinsey ha rilevato che, mentre circa il 50% dei dirigenti C-level delle telco afferma di vedere già l’impatto dell’AI e dell’AI generativa, il 45% considera ancora i dati come la principale barriera allo scaling degli agenti AI. Il problema non è la mancanza di ambizione, ma la solidità delle fondamenta che possano supportarla in produzione.
Questo gap è particolarmente visibile nell’agentic AI. Sebbene lo slancio stia crescendo e l’AI-RAN Alliance abbia presentato una serie di demo interessanti in occasione dell’MWC 2026, la conversazione rimane radicata nella sperimentazione, nella supervisione umana e in domande irrisolte su guardrail e sovranità. Le telco vorrebbero i benefici delle operazioni AI-native e dell’automazione agentica, ma la resilienza dipenderà in ultima analisi dalla capacità di scalare questi sistemi con la giusta supervisione, spiegabilità, osservabilità e accountability.
Man mano che le reti diventano più intelligenti diventano anche più difficili da governare. Più automazione, infrastrutture più distribuite, più dati che si muovono attraverso un numero crescente di ambienti possono rendere le telecomunicazioni più adattive, ma anche più fragili se le fondamenta non sono sufficientemente solide.
Ecco perché la resilienza deve essere progettata fin dal primo giorno nel modo in cui i dati vengono governati, le reti orchestrate e l’AI implementata. Per gli operatori telco, la vera opportunità è costruire reti che rimangano affidabili, controllabili e resilienti man mano che l’intelligenza viene integrata nel sistema.


