Secondo i dati di Ecosistema Rischio 2017 di Legambiente il rischio idrogeologico rende l’Italia sempre più insicura a causa dei cambiamenti climatici che amplificano gli effetti di frane e alluvioni. Sono ben 7,5 milioni i cittadini che vivono e lavorano in aree a rischio. Nel 70% dei comuni intervistati si trovano abitazioni in queste aree, nel 27% interi quartieri e nel 15% scuole e ospedali. Negli ultimi 5 anni il Paese ha registrato 102 eventi ambientali estremi che hanno provocato alluvioni o fenomeni franosi, determinando la necessità di richiedere 56 volte lo stato di emergenza, con un costo complessivo elevatissimo in termini di vite umane e di ben 7,6 miliardi di euro.

Questi numeri evidenziano con grande chiarezza l’assoluta necessità di progetti di ricerca e di innovazione che possano prevenire questi fenomeni, per limitarli quando possibile ma – soprattutto – per evitare che causino ulteriori vittime, nonché di metodi che permettano di gestire tali progetti con la massima efficienza.

Va in questa direzione il convegno che si è svolto a Pont-Saint Martin dal titolo “Innovazione e Ricerca per la gestione del rischio ambientale”, nato dalla collaborazione tra Project Management Institute – Northern Italy Chapter (PMI-NIC) e di Engineering D.HUB, società che offre servizi digitali controllata dal Gruppo Engineering, specialista nella trasformazione digitale e in prima linea nello sviluppo di progetti di Ricerca e Innovazione.

Engineering D.HUB, forte da un lato della sua capacità di gestione della continuità operativa e del rischio, nonché della sua visione internazionale combinata con una conoscenza delle problematiche territoriali derivante da decenni di collaborazione con la Pubblica Amministrazione locale, si fa promotore con questo primo incontro di un modello di collaborazione ad ampio raggio tra pubblico, privato, no profit e cittadini, che mira a generare coinvolgimento e cultura diffusa sul valore della tecnologia al servizio dell’ambiente.

“E’ necessario ricostruire attraverso la tecnologia un rapporto di consapevolezza e fiducia tra uomo e ambiente che la stessa tecnologia ha contribuito ad assottigliare nel tempo – sostiene Francesco Bonfiglio, AD di Engineering D.HUB – la stessa rivoluzione digitale che ha gradualmente creato una visione artificiale dell’ambiente che ci circonda, ci permette oggi attraverso una rete di sensori, la raccolta di miliardi di dati e motori cognitivi, di elaborare in tempo reale informazioni che possono migliorare il nostro rapporto con gli eventi climatici, sismici e in generale con natura e ambiente. Servono approcci nuovi, agili e una rinnovata collaborazione tra cittadino, enti pubblici e partner tecnologici in grado di tradurre il concetto di trasformazione digitale in una combinazione bilanciata di servizi, etica, ecosostenibilità, evoluzione agile e tecnologia”.

Gli interventi

André Chaussod, Ricercatore del progetto Risk Evaluation Dashboard (R.E.D.), coordinato dalla stessa Engineering, ha illustrato il lavoro incentrato sulla gestione e raccolta dei dati sul rischio valanghe e crollo di roccia, nonchè lo sviluppo di strumenti di pianificazione e prevenzione per la PA. Nato in Valle d’Aosta, grazie a un bando per la creazione e lo sviluppo di unità di ricerca finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, il progetto prevede la creazione di uno strumento integrato (dashboard) per l’acquisizione, la gestione e l’elaborazione di dati relativi a tematiche quali crolli di roccia e valanghe di neve, così da supportare gli enti gestori del territorio nella valutazione di questi scenari. I partner dell’unità di ricerca costituitasi sono, oltre ad Engineering (capofila), gli istituti di ricerca Politecnico di Torino e Fondazione Montagna Sicura nonché le società GeneGIS GI e GMH Elicopter Services.

Elena Cristofori e Alessandro Demarchi, in rappresentanza della Start- up TRIM -Translate into Meaning, hanno presentato il loro progetto che punta a sviluppare strumenti di supporto alle decisioni di gestione ambientale basandosi sull'utilizzo di tecnologie open-source, come applicazioni web per lo studio di sistemi ambientali complessi e applicazioni mobile per la partecipazione attiva della cittadinanza nel monitoraggio del territorio. Il punto di forza di TRIM è l’approccio inter-disciplinare e bottom-up, per favorire la comprensione delle informazioni legate al rischio ambientale e la loro condivisione tra decision-makers, stake-holders e cittadini.

Marco Caressa, ICT Manager di Engineering, si è soffermato invece sul metodo dell'Agile Project Management per la PA digitale, sottolineando come la gestione dei problemi del territorio debba rispondere a due necessità fondamentali: fronteggiare con la massima "reattività" le emergenze ambientali e gestire, anzi anticipare, con la massima "proattività" i rischi prima che si trasformino in emergenze.

Alessandro Palmas di OpenStreetMap per Wikimedia Italia è invece intervenuto sulla collaborazione tra le community open source e gli open data mentre Eloise Bovet, Elena Durando ed Alessandro Pezzoli hanno messo in risalto la collaborazione tra la Fondazione Montagna Sicura (FMS) ed il Politecnico di Torino che sta portando a risultati positivi in quanto consente agli studenti del Politecnico di Torino di poter svolgere degli stage di approfondimento professionale direttamente sul territorio della Valle d'Aosta e presso il Centro Ricerche di FMS.

Infine, Chiara Ruffino, Project Manager di Engineering D.HUB, è intervenuta sulla continuità operativa per PA e imprese e disaster recovery affermando: “L’agenda digitale italiana, in linea con quella Europea, mira a favorire l'innovazione, la crescita economica e il progresso, valorizzando il proprio patrimonio di informazione e comunicazione attraverso una piattaforma per la fruizione di servizi digitali da parte di enti, imprese e comunità territoriali. L’obiettivo comune è quello di offrire nuovi e migliori servizi al cittadino. La gestione del rischio IT non funziona "out of the box". È un processo di gestione del rischio aziendale che deve essere eseguito su base continuativa. La best practice della continuità operativa si ispira alla norma ISO 22301 e viene declinata utilizzando i metodi definiti e promossi dal Project Management Institute: Program management, Project Management, Project Risk Management e Agile Project Management”.

“Engineering D.HUB – continua Ruffino – ha elaborato un proprio framework, denominato Engineering Continuity Framework, basato sulla norma ISO 22301 per la gestione della Continuità Operativa che applica in diversi settori di mercato, sia relativi alle organizzazioni delle PPAA che relativi ad organizzazioni private dell’industria, delle Telco & Media e delle Energy & Utilities. L’offerta Engineering prevede modelli di soluzioni predefiniti, anche se profilabili, da selezionare in base al mandato, ai compiti e alle strutture dell’ente richiedente”.