Digital disruption: lo stato del digitale in Italia

Con l’iniziativa Digital Leaders Crossroad, IDC e SAP hanno indagato processi e iniziative in atto per affrontare la disruption digitale

Un’iniziativa per studiare da vicino come possono aziende e istituzioni sopravvivere in un mondo che si trasforma continuamente per effetto di un modello di economia digitale estremamente complesso e imprevedibile.

L’hanno messa a punto SAP e IDC intente a scattare una fotografia completa del nostro Paese le cui i processi e le iniziative legate alla trasformazione e innovazione digitale possano effettivamente traghettare in modo competitivo le imprese italiane verso una nuova normalità.

Supportata da un’indagine di IDC condotta all’inizio del 2018 su 600 digital leader di grandi realtà italiane, l’iniziativa Digital Leaders Crossroad realizzata a 4 mani ha coinvolto i manager e i decision maker che partecipano al tavolo dell’innovazione digitale delle principali aziende italiane.

La consapevolezza è tra noi
La survey di IDC e le testimonianze dei digital leader hanno evidenziato come anche in Italia emerga forte la consapevolezza da parte dei manager aziendali coinvolti nei programmi d’innovazione del profondo cambiamento della società e dei meccanismi economici, e quindi della necessità e dell’urgenza di trasformare i propri processi e modelli di business per rispondere alla rivoluzione digitale.

Non è un caso che il 70% del campione intervistato da IDC percepisca il business della propria azienda esposto alla disruption. In pratica, buona parte delle realtà del nostro Paese si sente a rischio.

Come intendono reagire i manager italiani a questa sfida? Introducendo scenari di trasformazione del modello di business a diverse velocità: chi puntando a iniziative disruptive a forte impatto (10%), chi preferendo strategie più graduali di innovazione (42%). La maggior parte (60%) andrà a innovare prodotti e servizi, un quarto (26%) il modello aziendale od organizzativo.

Nuove capacità e velocità sono poi oggi richieste alle aziende e alle istituzioni per misurarsi con il consumatore digitale e dare nuovo valore alla relazione con clienti, utenti e cittadini. Il 48% dei digital leader italiani, infatti, non ritiene che il ritmo con cui si innova sia adeguato ai cambiamenti del mercato. Per cambiare marcia, questi manager segnalano la valenza del paradigma data-centrico (il 30% svilupperà prodotti e servizi più adeguati alle esigenze dei clienti/utenti valorizzando i dati in modo sistematico), prevedono più investimenti in tecnologie innovative quali IoT, Intelligenza Artificiale/Machine Learning, Robotica e altro (37%) e soprattutto attribuiscono grande importanza a competenze, attitudini e talenti nell’ambito dell’innovazione. Spicca, in questa direzione, il valore dato a modelli partecipativi delle persone ai processi di innovazione: il 67% dei digital leader ritiene infatti strategico coinvolgere dipendenti e collaboratori come parte attiva nell’innovazione aziendale.

Infine, nelle imprese italiane c’è sempre più bisogno di attrezzarsi con contributi multipli e team estesi che abilitino un cambiamento sostenibile dei processi, dell’innovazione tecnologica e delle relazioni con l’ecosistema esterno – partner, università, startup – per accelerare nuove forme di business.

La strada, insomma, è stata tracciata. La creatività italiana emerge come grande valore aggiunto, la poca propensione al rischio e l’incapacità di accettare i fallimenti, retaggi tipici della cultura aziendale italiana, restano come fattori a freno. Ma tutti i digital leader sono concordi che solo l’innovazione tecnologica potrà traghettare in modo competitivo le nostre imprese nel prossimo futuro.

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