Al via un progetto per rifondare la semantica dei linguaggi di programmazione

Dall’European Research Council un finanziamento da circa un milione di euro per realizzare il progetto DIAPASoN

Ugo Dal Lago, professore associato al Dipartimento di Informatica – Scienza e Ingegneria dell’Università di Bologna, ha ricevuto dallo European Research Council un Consolidator Grant, ossia un finanziamento di circa un milione di euro per la realizzazione di DIAPASoNDifferential Program Semantics.

L’ambizioso progetto di ricerca si propone di rifondare la semantica dei linguaggi di programmazione ripensando i criteri con cui i programmi per computer sono considerati corretti per rispondere alla sfida lanciata da strumenti come crittografia e intelligenza artificiale.

Non più le equivalenze ma le differenze tra programmi
Nello specifico, alla base del progetto DIAPASoN c’è l’idea di rifondare la semantica dei linguaggi di programmazione per computer, una branca dell’informatica teorica che cerca di analizzare come il calcolatore interpreta i programmi e quale debba quindi essere il loro significato. Storicamente il concetto centrale in questo senso è sempre stato l’equivalenza: solo programmi che si comportino precisamente nello stesso modo possono essere sostituiti tra loro.

Nell’informatica contemporanea – dove strumenti come la crittografia e intelligenza artificiale sono sempre più pervasivi – l’equivalenza è diventato però un modo inadeguato per confrontare i programmi. Per risolvere questo problema, il progetto DIAPASoN punta allora a rivoluzionare l’approccio applicato finora, mettendo al centro della scena non più le equivalenze ma le differenze tra programmi.

Come sottolineato in una nota ufficiale da Ugo Dal Lago: «Già oggi, quando ad esempio utilizziamo un programma per il riconoscimento vocale, sappiamo che non sempre il risultato sarà perfettamente corretto, ma probabilmente sarà sufficientemente accurato per le nostre esigenze. Con il progetto DIAPASoN vogliamo arrivare a capire in che senso e soprattutto in che misura, programmi di questo tipo possano comunque essere considerati affidabili, pur non producendo risultati accurati in tutti i casi. Con l’avanzare delle applicazioni di intelligenza artificiale, progettate per apprendere in modo continuo, questo tema sarà sempre più centrale».