A KubeCon 2020 si è parlato del futuro di Kubernetes e Red Hat ha presentato le novità della sua piattaforma OpenShift, giunta alla versione 4.5

Natale Vinto, Red Hat_kubernetes
Natale Vinto, Red Hat

Si parla sempre più di Kubernetes e se ne parlerà sempre di più e per questo abbiamo approfondito l’argomento con Natale Vinto, Principal Product Marketing Manager per Red Hat OpenShift in EMEA.

Red Hat a KubeCon

Con il termine Kubernetes si fa riferimento al software open source che gestisce il ciclo di vita delle applicazioni moderne containerizzate, dove i container rappresentano un’alternativa agile e interoperabile alla virtualizzazione. Si tratta inoltre di applicazioni cloud native e che pertanto sono rilasciate velocemente, incrementano la qualità del servizio e riducendo il rischio.

Si è parlato di tutto questo durante l’edizione europea di KUBECON, la principale conferenza di riferimento per il mondo Kubernetes, promossa da
CNCF (Cloud Native Computing Foundation), nel corso della quale si sono presentate le nuove tecnologie e la community ha fatto il punto su quello che verrà. L’evento ha rappresentato per Red Hat un’occasione per presentare la sua vision su Kubernetes e lanciare le ultime novità in termini di innovazione in relazione alla piattaforma Red Hat OpenShift, la piattaforma open source di Red Hat per Kubernetes.

Red Hat OpenShift 4.5 al cuore della propria strategia cloud native

La piattaforma Kubernetes di Red Hat, Red Hat OpenShift, giunta alla release 4.5, supporta applicazioni tradizionali, cloud native, AI, machine learning e così via. Tutte le applicazioni possono girare su Kubernetes di Red Hat e sono disponibili in hybrid e multi-cloud oppure possono risiedere all’interno del data center o ancora nell’edge.

Red Hat Open Shift, adottato a livello mondiale da più di 2.000 clienti tra cui Poste Italiane e BrianzAcque è un Kubernetes di livello enterprise che fornisce un’esperienza unificata su tutti i cloud e aiuta gli sviluppatori nella creazione delle applicazioni, portando ad una riduzione del TCO, sempre mantenendo il focus sull’open source.

A KubeCon 2020, che ha visto una partecipazione di 18.000 utenti, Red Hat ha annunciato la nuova possibilità di portare Kubernetes sull’edge e si è focalizzata sulla virtualizzazione cloud native. I container diventano un’alternativa agile alla virtualizzazione, pur continuando a garantire la possibilità di gestire la virtualizzazione on top a Kubernetes (e qui sta il cambio di paradigma: la virtualizzazione che va sul cointainer), scegliendo in base alle necessità. Con OpenShift Virtualization le organizzazioni IT possono infatti ora portare carichi di lavoro standard basati su VM a Kubernetes, aiutando ad eliminare i silos di workload e sviluppo che tipicamente esistono tra gli stack applicativi tradizionali e quelli nativi del cloud

Le nuove funzionalità di Red Hat destinate ai casi di utilizzo edge includono invece:

• Supporto di cluster a 3 nodi all’interno di Red Hat OpenShift 4.5, portando le capacità enterprise Kubernetes alla periferia della rete con un ingombro ridotto. Combinando i nodi supervisor e worker, i cluster a 3 nodi ridimensionano le implementazioni Kubernetes senza comprometterne le capacità, rendendolo ideale per i siti edge che sono limitati in termini di spazio, ma necessitano dell’ampiezza delle funzionalità di Kubernetes.

• Gestione di migliaia di siti edge con Red Hat Advanced Cluster Management per Kubernetes insieme ai siti core tramite una singola vista coerente attraverso il cloud ibrido, rendendo le architetture edge altamente scalabili gestibili, coerenti, conformi e sicure come le distribuzioni data center standard.

• Evoluzione del sistema operativo per soddisfare le esigenze edge con l’innovazione che caratterizza Red Hat Enterprise Linux, supportata dalla capacità della piattaforma di eseguire carichi di lavoro remoti.

E’ stato inoltre presentato Red Hat Advanced Cluster Management for Kubernetes, uno strumento per la gestione multi-cluster e multi-cloud di Kubernetes, ovviamente completamente open.

Non va dimenticato infine il focus molto forte di OpenShif sulla security grazie alla costruzione di un ulteriore layer di sicurezza rispetto alla virtualizzazione.