Il fabbisogno di vitamine e minerali è quasi sempre garantito da un’alimentazione varia ed equilibrata, ma non tutte le situazioni sono simili tra loro e talvolta è necessaria un’integrazione maggiore. A tornare utili sono gli integratori alimentari, a patto di richiedere prima la valutazione di un professionista, il punto di partenza di ogni scelta.
Diete restrittive e nutrienti più difficili da assumere
Quando dalla tavola eliminiamo una categoria di alimenti, alcuni nutrienti diventano più complicati da integrare attraverso il solo cibo. La scelta di escludere determinati gruppi è personale e può nascere da convinzioni, esigenze o gusti. Le conseguenze dipendono sempre dal quadro complessivo di ciò che si mangia.
L’esempio più conosciuto riguarda la vitamina B12, presente quasi esclusivamente negli alimenti di origine animale. Per esempio, coloro che hanno scelto di seguire un’alimentazione vegana la assumono con difficoltà dalle sole fonti vegetali, e in questi casi l’integrazione viene spesso presa in considerazione. Un discorso simile vale per la carenza di ferro; in alcune diete restrittive o poco bilanciate rischia di risultare insufficiente, anche perché il ferro di origine vegetale viene assorbito con meno facilità rispetto a quello di provenienza animale.
Non dimentichiamo i latticini: chi rinuncia a latte e derivati, per scelta o per necessità, riduce l’apporto di calcio e talvolta di vitamina D, elementi importanti per la salute delle ossa. Questo non significa che ogni dieta particolare porti automaticamente a una carenza: molto dipende dalla varietà complessiva dell’alimentazione, dalle alternative scelte e dalle condizioni individuali.
Intolleranze e malassorbimento: quando l’assorbimento diventa il problema
Una carenza dipende anche dalla capacità dell’organismo di assorbire e utilizzare una determinata sostanza. È una distinzione importante, ed è importante chiarire subito la differenza tra intolleranza alimentare e malassorbimento, spesso confuse tra loro.
Un’intolleranza indica una reazione dell’organismo verso un alimento o una sua componente, e di per sé raramente provoca una carenza nutrizionale. Il malassorbimento è altra cosa: riguarda la ridotta capacità dell’intestino di assimilare i nutrienti presenti nel cibo. In questo secondo caso, anche un’alimentazione ricca e ben costruita può rivelarsi insufficiente, perché il problema si colloca a valle, nel modo in cui il corpo estrae ciò che gli serve.
Diverse condizioni possono interferire con l’assorbimento. La celiachia, per esempio, danneggia la mucosa intestinale e ne compromette la funzione; alcuni disturbi intestinali cronici, interventi chirurgici a carico dell’apparato digerente o particolari terapie farmacologiche possono ridurre la capacità di assimilare determinati nutrienti.
Sono situazioni cliniche precise, che richiedono l’attenzione di un medico e che nulla hanno a che vedere con la comune intolleranza a un cibo. Riconoscerle è compito di uno specialista, attraverso gli accertamenti appropriati, mai una deduzione da fare per conto proprio.
Integrare una carenza accertata con un percorso controllato
Chi si trova a dover integrare carenze nutrizionali parte sempre da un dato certo: un rischio documentato legato a una condizione nota, oppure una situazione in cui il solo intervento sull’alimentazione risulta insufficiente o difficile da attuare nella pratica quotidiana. In questi casi l’integratore interviene per colmare un vuoto.
Il presupposto di ogni integrazione è la valutazione medica. A volte stanchezza, debolezza o spossatezza vengono facilmente attribuiti a una carenza, eppure possono nascere da cause molto diverse tra loro, alcune delle quali richiedono ben altro tipo di attenzione. E solo con gli esami appropriati individuiamo la carenza reale, così da misurarne l’entità e orientare la scelta in modo mirato.
Dose e durata, non a caso, vengono definite caso per caso, perché dipendono dal nutriente coinvolto, dalla gravità della carenza e dalla situazione personale di chi assume l’integratore. Essenziale è il monitoraggio nel tempo, per verificare i progressi e adattare il percorso quando serve. Tra i brand che operano in questo ambito c’è Matt — marchio italiano del Gruppo A&D S.p.A., distribuito in supermercati, ipermercati e drugstore — che propone integratori mirati per le carenze nutrizionali più comuni: vitamina B12, ferro con vitamina C per favorirne l’assorbimento, vitamina D, magnesio e calcio, con dosaggi indicati in etichetta e formulazioni pensate per esigenze specifiche.
Perché evitare il fai da te
Occorre anche sfatare un’idea diffusa, quella per cui un integratore in più non fa mai male. Con alcuni nutrienti superare le quantità utili si rivela inutile e, in certi casi, perfino dannoso, perché l’organismo fatica a smaltire gli eccessi.
A questo possono potenzialmente aggiungersi le interazioni con i farmaci, spesso trascurate. Alcune sostanze influenzano l’assorbimento o l’efficacia di terapie già in corso, e chi assume medicinali con regolarità dovrebbe parlarne apertamente con il medico prima di iniziare qualsiasi integrazione.
Ecco perché l’approccio del “fai da te”, magari sull’onda di un consiglio letto online o suggerito da un conoscente, non è mai la strada maestra. La stessa sostanza che aiuta una persona con una carenza accertata può risultare superflua, o controproducente, per chi non ne ha davvero bisogno.


